“A Foggia fanno un attentato, subito ci si presenta per proporre una relazione di solidarietà con l’associazione antiracket, ma ci sentiamo rispondere “no grazie” dalle vittime”. È questo ciò che più sorprende Tano Grasso, presidente onorario della federazione antiracket, oggi a Foggia per una riunione in prefettura con il comitato sulla sicurezza. “Qui gli operatori economici preferiscono dire: “Ci aggiustiamo, ce la vediamo noi” – dice durante la conferenza stampa in Camera di Commercio -. Eppure oggi chi si espone viene tutelato e risarcito. Non rischia nulla. Ma prevale l’idea di “aggiustarsi da soli”, forse per convenienza. Ora inizieremo con il consumo critico – annuncia -. Partendo da Vieste dove verrà stilato un elenco di chi si dichiara contro il pizzo. E chi non è in lista dovrà rispondere ai cittadini sul perché non è presente. Poi si proseguirà a Foggia. In questa città – dichiara ancora Grasso – gli operatori economici vanno presi di petto perché regna una situazione di brutta omertà”.
Estorsioni, Foggia peggior città pugliese
Grasso, da 25 anni nel mondo dell’antiracket, non ha dubbi: “In questa regione, la situazione peggiore l’ho riscontrata a Foggia, realtà più esposta alla mafia dell’intera Puglia. Il punto più caldo di tutta la regione. Qui troppi commercianti vivono un rapporto di frequentazione con il mafioso. Danno del tu ai mafiosi. Anche per questo, la nostra associazione non sta ottenendo i risultati sperati”.
“Questa città sottomessa alla Società foggiana”
“I cittadini devono scegliere di non andare nei negozi di chi non denuncia. E bisogna invocare lo Stato quando avviene un attentato. Perciò spostiamo l’attenzione sugli operatori economici”. E ancora: “Qualcuno che ha denunciato c’è ma stiamo parlando di poche persone”. Prima le denunce non c’erano affatto, ora ci sono. Ma il “problema drammatico” resta. Nonostante l’impegno delle forze dell’ordine (Grasso ha anche ricordato l’arresto del “bombarolo” di “Leonardo in centro”). “Questa città sarà sempre sottomessa alla “Società foggiana” finchè gli operatori economici non decideranno di denunciare”.
Vieste, la mala si riorganizza
Preoccupazione anche sul Gargano. A Vieste, dove l’associazione antiracket esiste già da alcuni anni, sale la tensione dopo la morte del boss Angelo “cintaridd” Notarangelo. L’uomo, ucciso il 26 gennaio scorso, potrebbe essere presto rimpiazzato da qualcuno delle giovani leve del crimine locale. “Dopo le sentenze (processi Medioevo e Tre Moschettieri, ndr), è in atto una riorganizzazione criminale. Il gruppo predominante si sta riorganizzando con nuova leadership – aggiunge Grasso -. Due i modi per salire ai vertici, ammazzare i concorrenti, come già accaduto, e poi gestire il racket delle estorsioni. A Vieste, ma anche in altre città, comanda chi riesce a farsi pagare il pizzo”.
