Farmaci e viaggi della speranza. Una voragine di soldi dei cittadini che si disperdono tra disservizi e sprechi. Nei giorni in cui il governo di Matteo Renzi annuncia tagli alla sanità per 2,3 miliardi di euro, arrivano i dati sui conti dell’Asl di Foggia, che continua a spendere circa 63 milioni di euro (ogni anno) per pagare i servizi resi dalle altre regioni ai cittadini della Capitanata. Ma non finisce qui, perché a questi si devono aggiungere i circa 300 milioni per la mobilità verso le altre province della Puglia, determinando così una spesa del 30 per cento dell’intero bilancio da 1,1 miliardi di euro. La perdita complessiva, al momento, viene considerata nell’ordine di 220 milioni di euro.

Numeri impressionanti, sui quali dovrà lavorare il commissario straordinario Vito Piazzolla, che ha cercato una forma di “recupero” attraverso l’accordo raggiunto con le cliniche private. Sì perché la gran parte dei “viaggi della speranza” non scaturiscono da prestazioni complesse, ma da banali prestazioni (esami diagnostici, ad esempio) fatte soprattutto a Campobasso per via dei tempi di attesa più brevi. Per qualcuno a Piazza della Libertà, bisognerebbe ragionare sulla nuova offerta di salute e, soprattutto, sull’utilità di ben 4 ospedali (Cerignola, Manfredonia, San Severo e Lucera, quest’ultimo già riconvertito in casa della salute) che non riescono ad essere “attrattivi”. Ha senso un ospedale che non riesce a riempire nemmeno i posti letto disponibili perché i pazienti non si fidano? “La mobilità dovrebbe essere abbattuta dai due presidi più importanti, gli Ospedali Riuniti di Foggia e Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo”, ci fanno sapere.
Farmaci da 50mila euro al mese (a persona)
Lo stato di avanzamento dei conti, rende un quadro che dovrà sì essere risistemato in base ai trasferimenti della Regione, ma che già permette di fare alcune considerazioni, soprattutto sulla spesa farmaceutica. La voce registra un piccolo miglioramento (circa 1,3 milioni), ma continua a pesare in maniera decisiva: “Dal confronto con il dato del bilancio d’esercizio 2014 – scrive Piazzolla nella sua relazione – si segnala l’incremento dei costi sostenuti per prodotti farmaceutici, il cui fattore determinante di tale aumento di spesa, come già più ribadito, è legato al costo sempre maggiore dei farmaci innovativi soprattutto quelli oncologici ed ematologi di recente registrazione AIFA. Alcune terapie hanno costi mensili anche superiori a 3mila euro procapite. Per tali farmaci – continua – i prezzi sono già determinati dall’AIFA all’atto della registrazione, per cui non è possibile ottenere sconti più favorevoli dalle Aziende produttrici.
Inoltre, si segnala la spesa per l’acquisto di farmaci autorizzati dalla Commissione Buon Uso del Farmaco Aziendale. Molte terapie hanno costi mensili superiori a 3mila pro capite, alcune superano i 10mila euro e due terapie 50mila euro mensili. Chiaramente casi del genere hanno determinato una ripercussione sui costi aziendali per l’anno 2015″. Un ulteriore fattore di aumento dei costi è rappresentato dagli oneri sempre maggiori sostenuti per le malattie rare, per le quali, al pari di molte regioni italiane, è opportuno istituire una Commissione Regionale per le malattie rare, la quale valuti le prescrizioni di farmaci Off-Label di fascia “C”. Si segnala, inoltre, un’ incremento degli oneri sostenuti per emoderivati, la cui causa è correlata al rilascio, da parte dei centri autorizzati, di Piani Specialistici con prescrizioni più onerose su base mensile.
Se gli ospedali non funzionano, i pazienti fuggono
“Gli ospedali hanno costi strutturali, fissi, difficili da recuperare”. Se a questo si aggiunge la paralisi nelle assunzioni (e nel turnover), ci si rende conto della difficoltà a farli funzionare a dovere. E, soprattutto, a determinare una “customer satisfaction” adeguata. Questo è uno dei motori principali della mobilità passiva. “Se un nostro presidio ha problemi di personale, difficilmente potrà essere considerato un punto di prima scelta”, ci dicono dall’Asl. Qualcosa si è recuperato negli ultimi anni (nel 2010 la spesa era superiore agli 80 milioni di euro), ma non basta.
“Il finanziamento è suddiviso in quote – continuano -, dal territorio, alla prevenzione, fino all’ospedalità. Quest’ultima, tuttavia, copre sia l’acquisto di prestazioni in mobilità – circa il 44 per cento, con un disavanzo di 10 milioni – sia le prestazioni ospedaliere”. Oltre ai pazienti, a pagare il conto è il personale, con un paradosso: in cassa ci sono 20 milioni per le assunzioni, ma non possono essere sbloccate (c’è il vincolo di spesa al 2004, con la riduzione dell’1,4 per cento). Per questo, quest’anno si sono “risparmiati” quasi 6 milioni di euro. Peggiorando così notevolmente la qualità dell’offerta della sanità pubblica della provincia.
