Però, che cosa vuol dire però
Mi sveglio col piede sinistro
Quello giusto
Forse già lo sai
che a volte la follia
Sembra l’unica via
Per la felicità
Inizia così “Altrove”, celebre pezzo di Marco Castoldi detto Morgan, leader dei Bluvertigo, ex giudice di X-Factor, artista controverso e un mucchio di altre cose. L’eccentrico e “pazzo” Morgan ieri sera ha chiuso la terza edizione del festival “Cacc’e Mmitte” di Lucera nello splendido scenario di Palazzo D’Auria Secondo. In tanti, da tutta la provincia, sono accorsi per cantare assieme a lui i più grandi pezzi della musica italiana e internazionale. Ma anche per riascoltare i suoi brani più celebri, a cominciare da “Altrove”, canzone tanto amata quanto attesa. E Morgan l’ha proposta subito ad inizio concerto, scatenando il pubblico pronto a “perdersi nel mondo” insieme a lui.
Accanto al musicista milanese c’era Daniele Dupuis, in arte Megahertz, polistrumentista padovano molto apprezzato nel mondo dell’elettronica. Proprio la musica elettronica ha fatto da colonna portante a tutto il concerto. La stessa “Altrove” è stata rivisitata così come molti altri classici cantati in quasi due ore di musica.
Una serata all’insegna di brani del repertorio dell’artista (pubblico in visibilio anche sulle note de “L’Assenzio”) e tributi ai mostri sacri cui si è sempre ispirato: Pink Floyd, Queen, Depeche Mode, Lou Reed, David Bowie, Domenico Modugno, Giorgio Gaber, Luigi Tenco.
Tanti i momenti del concerto da ricordare. Da quelli più malinconici fino ai più rockettari. Morgan è passato con scioltezza da “Non arrossire” di Gaber a “Just Can’t Get Enough” dei Depeche Mode per poi tornare all’italiana “Lontano lontano” di Tenco. Nel mezzo, alcuni capolavori del rock mondiale come la storica “Another brick in the wall” dei Pink Floyd e l’emozionante “These are the days of our lives”, ultimo pezzo dei Queen prima della scomparsa di Freddie Mercury. Ma certo Morgan non si è fermato a questo. Il musicista ha portato a Lucera tutte le sue ossessioni più grandi, prima fra tutte la musica classica con Beethoven in testa. La stessa ossessione con la quale ha cantato, e ricantato, e ricantato ancora una volta l’ “Inno individualista”, canzone anarchica del 1901. Morgan l’ha riproposta con tonalità sempre diverse e ritmo sempre più frenetico, come fosse uno scioglilingua, tanto da “costringere” il pubblico ad implorarlo di smetterla.
Eclettico, eccentrico, e soprattutto in grande forma. Morgan si è scrollato di dosso l’ingombrante X-Factor ed è tornato sul palcoscenico armato di chitarra e pianoforte. Per la felicità degli amanti della musica.
foto di Esther Favilla
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