Arrivava anche ubriaco nel locale, per chiedere il pizzo al titolare e infastidire i clienti. Questa, in sintesi, l’estate turbolenta di Matteo Raduano, 44enne di Vieste, fratello di Marco detto “Pallone”, quest’ultimo erede del boss Notarangelo. Matteo, tossicodipendente, scarcerato a marzo scorso dopo circa 20 anni in cella per omicidio, rapina e ricettazione, nei mesi estivi aveva puntato il ristorante “Padre Pio” nel centro storico di Vieste, presentandosi quasi tutte le sere per ben tre mesi. Sempre per chiedere piccole somme, anche 20 euro. Ma Raduano era una presenza costante nel locale dove arrivava spesso in preda ai fumi dell’alcol. “Dammi i soldi altrimenti te la faccio pagare”. E ancora: “Mi devi mille euro al mese se vuoi restare aperto sennò questo locale te lo brucio. Io non ho nulla da perdere, mi sono fatto già vent’anni di carcere”.
Un vero tormento per l’imprenditore viestano, costretto a denunciare tutto ai carabinieri. Raduano è stato raggiunto dai militari a Perugia, anche grazie alla collaborazione dei carabinieri del posto. L’arrestato frequentava il Sert proprio nel capoluogo umbro. Gli uomini in divisa lo hanno fermato e condotto a Vieste dove è finito ai domiciliari, nell’abitazione dei genitori.
Nel 1993 Raduano si rese protagonista dell’omicidio di D’Antuono, capo stazione di Calenella. A scopo di rapina, la vittima venne aggredita e presa a bastonate. E il corpo ritrovato solo qualche giorno dopo.
