Bari, via Sparano piena di gente. Al primo piano dell’antico edificio accanto alla chiesa di San Ferdinando, nella sede della Kpmg (una delle più grandi società di revisione del mondo, con oltre 162mila dipendenti), dalle ampie finestre fuoriescono i puff della combustione di un Nostrano del Brenta. È Alberto Longo, imprenditore originario di Pietramontecorvino e proprietario dell’omonima cantina che quest’anno, unica in Puglia, ha piazzato una bottiglia ai vertici del vino nazionale, con 91 punti su 100 nella classifica de l’Espresso e di Global Wine. Un risultato tra tanti, si potrebbe pensare, se non fosse per il fatto che quella bottiglia, il Cacc’ e mmitte, rappresenta la vera sfida di un territorio, nella “capitale culturale” della provincia di Foggia: Lucera.
Dalla porta del Subappennino, infatti, è partita la sfida di Longo: “È da trent’anni che vivo a Bari – ha spiegato a l’Immediato -, ed il mio impegno principale è la Kpmg di cui sono socio, ma la sfida che voglio vincere è quella per il mio territorio, per dimostrare a me stesso e agli altri che anche da noi si possono fare cose eccellenti”. Anche per questo ha deciso di recuperare l’antica masseria Celentano, per ritornare alle radici di una terra che comincia a piacere sempre di più agli stranieri: “In un anno abbiamo attratto molti visitatori, soprattutto dall’Est europa – racconta -, siamo ritornati alle origini, con la cucina di mia madre e gli ospiti che si abbandonano all’ozio catulliano osservando dalla piscina il ventre agricolo della nostra terra”.
Non è solo business, ma “mentalità”, perché “se non fosse per il mio vero lavoro (quello di consulente, NdR) non si vivrebbe granché bene con la cantina”. Eppure, con una produzione di 230mila bottiglie l’anno ed un fatturato di 750mila euro, il marchio si è posizionato in molti Paesi del mondo. Ma non basta: “Se hai una Ferrari ma non hai un pilota presente, difficilmente vincerai una gara”, precisa sornione. “Non amo essere presente sui giornali, mi piace lavorare lontano dai riflettori”, afferma ripetutamente, quasi a voler rimarcare quel pizzico di delusione nel non vedersi adeguatamente riconosciuto il primato. “Eppure ci sono altri imprenditori che facendo cose non proprio straordinarie, come la presenza ad una fiera, restano in prima pagina per giorni…”.
È probabilmente il transfert freudiano del sigaro ad aprire i margini della discussione sul meglio dell’imprenditoria in provincia di Foggia. “Ormai sono a Bari da trent’anni, qui conosco praticamente tutti, pur non presenziando le feste che quotidianamente vengono organizzate dai notabili della città: preferisco rimanere a casa e ritagliarmi un po’ di spazio con la mia compagna”. Tra una telefonata da Milano, ed un viaggio in Giappone, c’è sempre il tempo per tornare in masseria, nel fine settimana: “Qui ritrovo la mia famiglia e la mia terra, i capisaldi della mia impresa, l’impresa di un territorio che può e deve riscattarsi”. Magari anche grazie ad un barese doc, Michele Emiliano, “appassionato del rosso Le Cruste”.
