Sono tre gli elementi distintivi della programmazione regionale dei fondi comunitari 2014-2020: la connotazione integrata dei programmi che la compongono; il rispetto dei vincoli comunitari (ad esempio, sul piano dell’allocazione delle risorse, le Regioni in convergenza perché in ritardo di sviluppo come la Puglia, devono garantire sui primi quattro assi una dotazione finanziaria del 50% rispetto al totale complessivo); una programmazione in linea con gli obiettivi di Europa 2020. Così il dirigente regionale Pasquale Orlando nella relazione che ha tenuto nel corso dei lavori odierni della I commissione consiliare, subito dopo l’intervento del presidente Michele Emiliano.
La programmazione si muove su tre direttrici: l’inclusione (con una maggiore attenzione alle fasce sociali finora rimaste escluse dai processi comunitari posti in essere in precedenza); maggiore sostenibilità (con particolare riferimento all’ambiente) e più smart (specializzazione intelligente per migliorare la competitività territoriale e favorire l’innovazione a 360°).
Altre scelte sono state fatte a livello di Stato membro e di territori. Due gli strumenti utilizzati: il PNR (Piano nazionale riforme) che il Governo nazionale invia a Bruxelles e l’accordo nazionale di partenariato cui si aggiunge la concertazione che ha avuto luogo a livello regionale partita nel gennaio 2013.
L’articolazione del programma segue gli obiettivi tematici: sono previsti 13 assi con 7,1 miliardi di dotazione finanziaria per la Puglia da spendere fino a dicembre 2023. Si tratta di risorse che dovrebbero essere aggiuntive rispetto a quelle nazionali. Di fatto queste ultime sono venute meno negli ultimi anni, ragion per cui quelle comunitarie sono diventate sostitutive. La Puglia si è dotata di un sistema econometrico per verificare annualmente l’impatto sull’economia pugliese. I risultati ottenuti sono fino ad ora modesti, ad esempio il FESR ha inciso su PIL e occupazione in misura inferiore al 2%.
Le linee di intervento del POR Puglia 2014-2010 sono articolate su 13 assi: Ricerca, sviluppo e innovazione (FESR); miglioramento dell’accesso, l’impiego e la qualità delle TIC – Tecnologie informazione e comunicazione – (FESR); competitività delle piccole e medie imprese (FESR); energia sostenibile e qualità della vita (FESR); adattamento al cambiamento climatico, prevenzione e gestione dei rischi (FESR); tutela dell’ambiente e promozione delle risorse naturali e culturali (FSR); sistemi di trasporto e infrastrutture di rete (FESR); promozione della sostenibilità e della qualità dell’occupazione e il sostegno alla mobilità professionale (FSE); promozione dell’inclusione sociale , la lotta alla povertà e ogni forma di discriminazione (FSE); investire nell’istruzione e nella formazione; rafforzamento delle capacità istituzionale delle autorità (FSE); sviluppo urbano sostenibile (FESR) e assistenza tecnica (FESR).
