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Home » Operazione anti-Isis, uno dei capi ha chiesto asilo politico all’Italia. I contatti con Foggia

Operazione anti-Isis, uno dei capi ha chiesto asilo politico all’Italia. I contatti con Foggia

Di redazione
22 Febbraio 2018
in Cronaca
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Mullah Krekar

Da Merano a Foggia, passando per Napoli e Salerno, prima di partire per la Bulgaria. A capo della “rete” delle cellule affiliate all’Isis ci sarebbe Abdul Rahman Nauroz, cittadino curdo-iracheno di stanza a Merano (dove è stato arrestato). La strategia condotta negli anni lo ha portato a richiedere l’asilo politico e a far girare soldi – pur essendo nullatenente – nel Mezzogiorno: nel 2011 sono stati registrati diversi movimenti, partiti per lo più da Foggia. Le intercettazioni ambientali all’interno dell’abitazione in Merano (Bolzano) di Abdul Rahman Nauroz il 30 settembre 2011 hanno fornito all’accusa i primi rilevantissimi riscontri all’ipotesi del suo coinvolgimento in un contesto associativo transnazionale jihadista in contatto operativo con altre organizzazioni di natura confessionale intenzionate ad operare, secondo “linee” ispirate dal Mullah Krekar, ed anche con atti di terrorismo, in Kurdistan, in Iran ed in altri Paesi del Medio Oriente.

Nauroz, è stato membro di Ansar al Islam, nelle cui fila aveva combattuto in Iraq. È appartenente alla cellula italiana di Rawti Shax, nella quale assumeva progressivamente un ruolo di responsabilità e, dopo l’arresto del mullah Krekar, veniva formalmente investito come referente per l’organizzazione. Secondo gli inquirenti, svolgeva la funzione di proselitismo ed era diretto destinatario ed esecutore di incarichi riservati e segreti, attuativi dei propositi violenti di Krekar e Rawti Shax, veniva formalmente investito unitamente a Kawa e Kaml come referente per l’organizzazione in Italia.
Operando nel doppio livello – pubblico e segreto – dell’associazione, strumentalizzando tale compito, in piena complementarità con il mullah Krekar, in funzione della porzione segreta dell’associazione e concorrendo così ad assicurarne la sopravvivenza ed attuarne gli obiettivi. Tra questi, il “convincimento” alla causa sui network informatici (sul web), la raccolta di denaro e di armi clandestine, la creazione di una cellula destinata ad operare in Europa (definita in codice “comitato segreto”)

Il reclutamento per il Jihad

Nauroz, scrivono gli inquirenti, “realizzava le condizioni economiche ed operative per favorire l’invio in terre di Jihad di persone precedentemente reclutate e radicalizzate, disposte ad attività terroristiche, come Hodza Eldin che, tra dicembre 2013 e gennaio 2014, grazie alla sua intermediazione otteneva un contributo finanziario e veniva inserito nell’organizzazione terroristica qaedista dello Stato Islamico del Levante operante in Siria (da cui lo stessa tornava in Europa dopo aver partecipato ad alcuni scontri), mantenendo poi sempre attivi i collegamenti con i gruppi operativi (I.S. e al Nusra) con i quali si attivava nell’ottobre del 2014 al fine di consentire il ritorno in Siria del giovane per partecipare ad attività terroristiche. In una conversazione si mostrò entusiasta di prepararsi dal punto di vista religioso, personale e dell’addestramento operativo e militare, al “martirio” jihadista e quindi a partecipare ad azioni armate di guerra o terroristiche pianificate come suicide, per le quali si mostrò perfino impaziente, in una prospettiva religiosa (‘è buono morire per Allah’; ‘qualsiasi cosa io faccia per Allah è come se non avessi fatto abbastanza’; ‘quando verrò ammazzato i miei figli saranno fieri’; ‘non avrò pace fino a che non ucciderò qualche ebreo’; ‘sarà bello quando Mullah Omar verrà a trovarci tra le montagne’)”.

Le intercettazioni ambientali nella casa di Merano di Abdul Rahman hanno consentito agli investigatori di comprendere il coinvolgimento dell’indagato in movimenti di stranieri irregolari da un Paese all’altro e hanno fornito ulteriore conferma del suo ruolo eminente non solo come punto di riferimento religioso ma come soggetto capace di svolgere, con ottimi risultati, grazie al carisma esercitato sulle persone con lui in contatto, attività di proselitismo anche per azioni militari violente e “suicide”.

L’organizzazione 

Le intercettazioni effettuate nei mesi di settembre-ottobre-novembre 2011 hanno dato piena conferma del fatto che fosse al centro di un sistema di relazioni personali in più Paesi tenuto insieme da una ideologia jihadista ispirata alle linee guida del Mullah Krekar, e che si sviluppava sul web con un articolato e competente utilizzo da parte sua dei social network e delle più aggiornate tecnologie e di software idonee a cifrare le comunicazioni, nel ruolo del reclutatore di dirigenti e militanti e di motivatore religioso degli stessi.

Dei contatti tra Abdul Rahman Nauroz ed il Mullah Krekar e del ruolo di vertice di quest’ultimo all’interno di una rete di relazioni personali transnazionale si è avuto un fondamentale riscontro probatorio con l’intercettazione di due conversazioni avvenute tra i due attraverso una chat room privata attivata sulla piattaforma Paltalk il 19 ottobre 2011 e poi il 7 novembre 2011, in cui i due discutono come possono discutere dirigenti di una organizzazione, ponendosi questioni etiche, religiose, giuridiche, di iniziative politiche anche con l’uso della forza da intraprendere in Kurdistan nella «guerra contro tutti i miscredenti per creare uno Stato islamico”, «volta ad affermare» «la supremazia delle leggi divine” e a «spodestare» , innanzitutto in Kurdistan , «i sovrani che non hanno il diritto islamico come Costituzione».

Tags: EuropaIsisJwebMullah KrekarNaurozPugliaterrorismo
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