In tre nel corridoio del Comune attendono che il sindaco Landella li riceva, le altre famiglie sostano dal primo pomeriggio all’ingresso laterale. “Finché non si trova una soluzione non saremo ricevuti”, questo dice il rappresentante di Villaggio Moreno, la zona del Salice in cui per domani mattina è fissato lo sfratto di 43 famiglie. “Ecco i bimbi nel carrozzino, c’è gente anziana, qualche disabile, siamo da settimane senza acqua e senza luce e vorremmo capire che dobbiamo fare, noi non abbiamo avuto nessuna carta scritta, l’ufficiale giudiziario da noi è venuto due volte”. E domani dovrebbe essere il giorno risolutivo.
Il sindaco Landella l’ha annunciato in conferenza stampa qualche giorno fa che non esistono margini di rinvio, “rischiamo dal punto di vista amministrativo e contabile”. Infatti di recente è stato nominato dalla prefettura un commissario ad acta per alcuni appartamenti in via San Severo. Dovrà procedere a riscuotere 400mila euro per conto dei proprietari, riscossione che l’ente non ha provveduto a eseguire.
Le famiglie interessate non hanno preparato i bagagli e vogliono sapere della loro destinazione. La “bomba sociale”, come l’amministrazione l’ha definita, comprende almeno 250 famiglie da sloggiare nei prossimi mesi. I costi delle utenze gravano per 2 milioni di euro l’anno sulle casse dell’ente che non può sostenerli perché ha divieto di contrarre fitti passivi e anche per il taglio agli enti locali. Il dirigente alle politiche abitative Paolo Affatato presentò, nella stessa sede, la tabella con gli aiuti messi a disposizione nel sostegno alle politiche abitative. E’ compreso il contributo di 300 euro in base al reddito per le famiglie più bisognose e senza casa.
Belmonte (ex Iacp): “Il Comune verifichi case in convenzione”
Una politica che non convince Paolo Belmonte, ex presidente dello Iacp, l’ente commissariato nel 2001 e convertito in Arca (agenzia regionale per la casa, con articolazioni provinciali): “Ma perché non hanno intestato le utenze agli occupanti invece di fare questa specie di elemosina che ricade su di noi e che paga Pantalone. Perché il Comune non controlla tutte le case che deve avere dai costruttori con cui ha stretto delle convenzioni fuori dal Prg, quelli che hanno costruito in zone destinate al verde o in altre aree. Anche l’housing sociale per cui si accusa la Regione: servono 4 o 5 anni e le case bisogna chiederle”.
Belmonte critica l’Arca e quello che conta oggi: “Praticamente da ente costruttore si è trasformato in ente riscossore e che si occupa di piccole manutenzioni. Chiedo al governatore Emiliano una decisione in merito, un rilancio delle politiche abitative: o lo chiude o lo potenzia favorendo anche le dismissioni e il riscatto delle case popolari con un percorso meno farraginoso”.
Conferma la situazione difficilissima dell’emergenza abitativa con riferimento alla sentenza del Tar per cui dovrà sborsare 400mila euro: “Il Comune è stato commissariato come debitore nei confronti degli affittuari. Quando i vigili urbani o non si sa chi andranno a cacciare via quella gente lo sfrattato, giuridicamente, è il Comune, come se Landella procedesse allo sfratto di se stesso”.
