“Non ho fomentato nulla, piuttosto ho gestito la protesta montante dei genitori”. Lucia Lenoci replica alle velate accuse del sindaco di Cerignola, Franco Metta, che in dichiarazioni raccolte ieri su queste colonne, in un riferimento implicito al dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo “Di Vittorio-Padre Pio”, la dipingeva nel ruolo di fomentatrice del dissenso dei genitori a fini strumentali. “La protesta cominciava ad avere forme incontrollabili –spiega il dirigente- perchè nella settimana precedente l’avvio della mensa, i genitori dei bambini della scuola d’infanzia in zona Fornaci si presentavano a tutte le ore a scuola, in gruppo, interrompendo l’attività amministrativa che deve avere un regolare andamento. Allora ho proposto un’assemblea e venerdì scorso si è svolta una riunione pacata in cui hanno rappresentato le loro istanze. Fanno un’opposizione al centro cottura della Ladisa in zona industriale, che hanno anche rappresentato durante l’incontro che si è tenuto nell’aula consiliare”.

L’assemblea ha prodotto e sottoscritto un documento con le istanze dei genitori, sottoposto, tramite Pec, all’attenzione dell’assessore alla Pubblica Istruzione, Giuliana Colucci “per addivenire a una soluzione del problema rappresentato dalle mamme”, continua la Lenoci. “Ieri sera sono stata convocata e ricevuta dall’assessore e ho consegnato il verbale della riunione in cui si chiede che il servizio venga sospeso fino a quando la Ladisa non si sposterà in altra sede”. L’esito dell’incontro il dirigente lo ha trascritto nero su bianco nel manifesto affisso sui cancelli della scuola in cui si comunica ai genitori che le richieste non sono state accolte. Non è possibile sospendere il servizio e da domani (mercoledì 25 novembre) sarà ripristinata la regolare attività didattica del tempo pieno, con l’obbligatorietà della mensa per tutti gli alunni. Stop alle uscite anticipate come concordato.
“Trattandosi di scuola dell’infanzia, quindi non obbligatoria, ho consentito ai genitori di prelevare prima i figli –spiega la Lenoci-, per evitare che entrassero a tutte le ore, inficiando la regolarità della mensa, scongiurando il caos prevedibile che si è verificato altrove. La mia posizione è stata quella non di fomentare ma di rasserenare e controllare il dissenso. Perché in una scuola si vive di regole”.
Altra cosa è l’approccio nel caso della primaria, per cui vige l’obbligo scolastico, ma nelle due sezioni della “Di Vittorio” a tempo pieno non si sono verificate opposizioni dei genitori, così come per le 4 sezioni dell’infanzia di quel plesso non si è registrata alcuna uscita anticipata. Nelle quattro sezioni della scuola d’infanzia della zona Fornaci il primo giorno di mensa ha registrato solo 11 bambini sparsi nelle aulette a consumare i pasti della mensa in solitaria, mentre i compagni si dimenavano perché non volevano andare via, racconta la stessa Lenoci che alle 11 si è recata a scuola per verificare. Per i bambini è un piacevole momento conviviale al quale non vorrebbero rinunciare e per la scuola, che ha ottenuto l’organico in base al servizio mensa e sulla scorta del contratto formativo con i genitori, non ha senso avere docenti in aule che si svuotano dopo le 11.
“Non sarà più una scuola: se venite a prendere a scuola i bambini sarà un parcheggio, l’ho detto ai genitori e ho usato un atteggiamento di buon senso, di una persona a capo di un’istituzione che deve gestire le turbolenze caratteriali dei genitori, le situazioni che vengono cavalcate a livello mediatico, le problematiche di chi si inserisce nella protesta ma magari non può permettersi il costo dei bollini per difficoltà economiche. La situazione è complicatissima sotto il profilo sociale. Invito il sindaco –l’appello- a parlare con i dirigenti. Io mi sono sempre comportata da dirigente scolastico, senza alcuna strumentalizzazione”.
Anche le mamme ci tengono a difendersi dall’accusa di essere vittime di strumentali rivalse dal sapore politico, per via dei rapporti interrotti, dopo il fervente attivismo politico (come dirigente de “La Cicogna”) della prima, tra dirigente e sindaco.
“La preoccupazione per la contaminazione dei cibi che cucina la Ladisa non è questione strumentale e politica. Noi siamo mamme e la protesta parte da noi, come nelle altre scuole. Sono personalmente delusa dall’atteggiamento del sindaco”, si sfoga una giovane mamma mentre infila lo zainetto alla propria bambina davanti al portone della scuola in zona Fornaci. “Ci aveva fissato un incontro in aula consiliare e non si è presentato. Volevo avere chiarimenti da lui, non dagli altri, perché è lui che sui palchi diceva che chi non rispetta la parola data non è un uomo. Sono molto delusa da come si sta conducendo tutto. Si sarebbe dovuto confrontare con noi. Chiedevamo come soluzione la sospensione per un mese, se è vero che il centro sarà spostato. Da lui ci auspicavamo un cambiamento, non mi aspttavo un atteggiamento simile. È una delusione unica”.
“Malgrado i controlli e i rilievi –aggiunge un’altra giovane mamma- resta il punto interrogativo. Sono un po’ delusa e spero che l’amministrazione, il sindaco, valutino soluzioni alternative. È vero anche che quando vengono presentate le carte…”. Risoluta è la giovane mamma che ha guidato il gruppo di genitori che ha promosso una petizione e protocollato al sindaco una richiesta di sospensione già il 4 novembre scorso: “Terrò i bambini a casa. Ho due figli che frequentano la scuola d’infanzia e non mi fido dei pasti della mensa. Aspetterò la fine della settimana per verificare l’evolversi della situazione, ma opterò per una scuola privata. E confrontandomi con altre mamme in mattinata, so che anche loro sono indirizzate verso questa stessa soluzione. Personalmente, a malincuore, mi vedo costretta a ritirare i miei figli da quella scuola. Mi dispiace per il trauma che temo subirà il grande, che frequenta il suo ultimo anno, e anche la piccolina, che a fatica si è ambientata. Ma a questo punto ognuno pensa a sé”.
