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Home » Rifugiati realizzano presepi, è a Candela il modello vincente del Natale. Il sindaco: “Basta lamentele, servono idee”

Rifugiati realizzano presepi, è a Candela il modello vincente del Natale. Il sindaco: “Basta lamentele, servono idee”

Di Michele Iula
22 Febbraio 2018
in Cultura&Società
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natale candelaUn fiume di persone attratte dal mix perfetto di marketing e solidarietà. Il Natale in provincia di Foggia è a Candela, la cittadina dei Monti Dauni (ha poco più di 2700 abitanti) presa d’assalto durante il ponte dell’Immacolata da migliaia di curiosi. La lunga coda di automobili che ha paralizzato la via d’accesso, è il segnale tangibile del successo di uno dei piccoli comuni in sofferenza per via delle decisioni del governo centrale e della regione. Da queste parti, con i caratteristici mercatini e l’attrazione della “casa di Babbo Natale” per le famiglie (Palazzo Ripandelli, una delle dimore storiche del posto, donata al comune nel 1912 da una delle casate più in vista della provincia), la spinta all’economia è stata notevole.

“Abbiamo speso solo 35mila euro, comprese le luminarie messe a disposizione dalla ditta Blasi, la stessa che si occupa dell’illuminazione natalizia a Salerno – spiega a l’Immediato il sindaco Nicola Gatta -, con un ritorno clamoroso: in pochi giorni abbiamo sfiorato le 40mila presenze, con il picco di 15mila ieri. Basti pensare che d’estate, per eventi di 10 giorni, nell’ambito delle feste patronali, si arriva a spendere 100mila euro senza avere grandi riscontri, se non il giorno dell’arrivo del grande cantante”. Sono arrivati persino due pullman da Salerno, per questo non ci hanno pensato due volte a prolungare l’evento fino a domenica prossima. “Non dobbiamo sempre lamentarci – chiosa Gatta -, servono idee, solo così anche piccole comunità come le nostre possono tornare ad essere protagoniste”. Adesso bisognerà fare entrare l’evento nel circuito regionale, per intercettare le risorse necessarie a far decollare ulteriormente l’evento.

La piccola Napoli in provincia di Foggia

natale candela 4Negli anni Venti questo piccolo borgo veniva chiamato “Nap’licchie”, perché gran parte dei latifondi era posseduta da proprietari campani. Le dimore preziose nel centro storico, ristrutturate dai discendenti delle nobili casate, sono state ristrutturate e fanno immaginare i fasti della ricchezza di chi possedeva i terreni agricoli negli agri tra i più grandi d’Italia (come nel caso di Ascoli Satriano, dove la maggior parte dei proprietari è di Candela). Tra i palazzi più importanti c’è proprio il Ripandelli, divenuto casa di Babbo Natale. “L’idea è nata per caso 3 anni fa, quando un’amica mi disse che sarebbe andata a visitare la casa di Babbo Natale a Montecatini Terme – ricorda il sindaco -, allora pensai subito a Palazzo Ripandelli. Il giorno successivo abbiamo allestito solo la camera da letto, poi il resto è stato un successo grazie al supporto di persone creative…”. Solo domenica scorsa, giorno dell’inaugurazione con Pippo Franco, sono arrivate più di 12mila persone per visitare la storica dimora.

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E i rifugiati realizzano presepi

IMG_20151125_180938-2Ad arricchire il Natale di Candela ci pensano i rifugiati del progetto SPRAR “Free Entry” (previsto per il triennio 2014-2016), promosso dall’ente comunale e gestito dalla cooperativa di Manfredonia, “Iris”. 30 i beneficiari che, a turno, usufruiranno di questa iniziativa della durata di sei mesi. Ragazzi pakistani, indiani, maliani e senegalesi hanno realizzato alcuni presepi artigianali fatti con pasta secca. Opere molto ben fatte, subito vendute ai mercatini natalizi. “Sono stati tutti acquistati e non ne abbiamo più nemmeno uno da mostrare – commenta a l’Immediato l’attuale responsabile del progetto, Angela Palermino -. L’iniziativa è al secondo anno di vita. Nel 2014 vennero realizzati prodotti artigianali, sempre in pasta secca mentre questa volta si è pensato ai presepi. I ragazzi, nonostante siano musulmani, hanno accettato la cosa con entusiasmo, collaborando alla realizzazione non solo dei presepi ma anche di casette natalizie. Il tutto da protagonisti, mettendosi al lavoro già da metà novembre”.

Persone scappate dalle guerre, altre per non morire di fame, sono oggi a Candela parte integrante di una comunità. Al centro della vita quotidiana del piccolo paese dei Monti Dauni. Il loro impegno, infatti, non finisce col Natale. A giugno scorso hanno partecipato alla realizzazione della “infiorata”, tradizione tipica del posto e in futuro saranno coinvolti in altri progetti simili. “Danno volentieri una mano”, conclude la Palermino.

(ha collaborato Francesco Pesante)

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Tags: Angela PalerminoCandelaCooperativa IrisNatale 2015Nicola GattaPalazzo RipandelliProgetto Sprar
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