Un fiume umano di sindaci e rappresentanti delle istituzioni ha invaso Palazzo Dogana per la conferenza dei primi cittadini di Capitanata convocati sul referendum “No triv”. Presente anche Michele Emiliano, governatore della Regione Puglia, già a Manfredonia una settimana fa sempre per la battaglia contro i petrolieri: “Oggi comincia la campagna referendaria – ha detto l’ex sindaco di Bari -, non sarà una battaglia politica ma istituzionale. Nessuno la colori di connotazioni politico-elettorali. Anche la Regione Puglia si doterà di un comitato promotore pugliese, finanziato dalla Regione stessa. È la prima volta che accade. Questo referendum lo stravinciamo. E nessuno si sogni di boicottarlo: potrebbe essere devastante per il referendum sulle riforme costituzionali. A questo referendum siamo stati costretti dal silenzio del governo. Lo dico con grande dolore perché questo governo è del Pd (partito di cui Emiliano fa parte, ndr) e la gran parte delle regioni che sostengono questa battaglia sono del Pd”.
Folta, come detto, la presenza della politica. 43 sindaci del Foggiano, presidente, assessori e consiglieri della Regione, rappresentanti da Brindisi e Lecce, la Basilicata col presidente del consiglio regionale lucano Piero Lacorazza, il Molise con le province di Isernia e Campobasso. E poi associazioni ambientaliste, consiglieri comunali, la Fondazione Vassallo. Assenti, però, tutti i parlamentari. Il referendum, che dovrebbe tenersi il prossimo 17 aprile, servirà ad esprimersi sulla durata dello sfruttamento dei pozzi petroliferi esistenti, ad oggi senza scadenze. “Boicottare il referendum sulle trivelle può essere devastante per il referendum costituzionale – ha aggiunto Emiliano-. Se da queste battaglie ne usciamo male avremo un mare inquinato e strumenti di democrazia diminuita. Il che significherà veramente partire dall’anno zero. Voi – dice, rivolgendosi al parterre- avete la possibilità di cambiare la storia di questo Paese”.
Raffaele Piemontese, assessore regionale al Bilancio, ha rilasciato su Facebook la sua posizione: “Siamo in tanti in rappresentanza di tante comunità dell’Adriatico e non. A difesa del mare e dell’economia e della crescita blu. Perché essere contro le prospezioni e le trivellazioni per la ricerca e l’estrazione degli idrocarburi, non significa essere contro un saggio e sostenibile utilizzo della risorsa mare. La “prosperità economica e sociale sostenibile nella regione mediante la crescita e la creazione di posti di lavoro e il miglioramento della sua attrattiva, competitività e connettività, preservando al tempo stesso l’ambiente e assicurandosi che gli ecosistemi costieri e marini restino sani ed equilibrati” è l’obiettivo che, nel 2014, l’Unione europea si è data scrivendolo nella “Comunicazione e piano d’azione sulla strategia dell’UE per la regione adriatica e ionica. Tra i fattori di rischio ambientale per un bacino marino “chiuso” e poco profondo, c’è anche il turismo non sostenibile, la pesca eccessiva, l’attrezzatura per la pesca abbandonata e l’acquacoltura non ecologica, le acque reflue non trattate e i rifiuti solidi di origine prevalentemente terrestre, gli scarichi delle attività agricole che causano eutrofizzazione. Ma non possiamo fare finta di ignorare che, nelle ricerche europee, è scritto a chiare lettere che ‘l’inquinamento originato dalle esplorazioni per il petrolio e il gas peggiorano ulteriormente la situazione'”.

