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Home » Pazienti in fuga dalla provincia di Foggia per curarsi, cresce la mobilità passiva. Ci costa 75 milioni all’anno

Pazienti in fuga dalla provincia di Foggia per curarsi, cresce la mobilità passiva. Ci costa 75 milioni all’anno

Di Michele Iula
21 Febbraio 2018
in Sanità
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I conti della sanità pubblica della Capitanata migliorano, ma non c’è da esser sereni. Lo studio portato avanti dal professor Nunzio Angiola dell’Università di Foggia e dal ricercatore Piervito Bianchi, voluto dal presidente del comparto Sanità di Confindustria Paolo Telesforo, fa emergere le molte criticità. Se infatti il rosso del 2011 (circa 37 milioni di euro) è stato riassorbito nel 2014 grazie alle maggiori risorse messe in campo dalla Regione Puglia, i 4 ospedali Asl (Cerignola, Manfredonia, Lucera e San Severo) restano poco competitivi. La ragione è semplice. Il “buco“, utilizzando i criteri dell’ospitalità privata (rimborso delle prestazioni sulla base dei Drg), sarebbe di ben 82 milioni di euro. Soldi dei cittadini che non vengono spesi bene, come rimarcato dall’assessore regionale al Bilancio Raffaele Piemontese: “La mobilità passiva – ha spiegato – nel 2015 ha raggiunto la quota di 75 milioni di euro, in crescita di 10 milioni rispetto all’anno precedente”. Dunque, i foggiani continuano a cercare cure fuori regione o, in percentuale minore, in altre province della Puglia. Dato peggiorato dalle liste di attesa, che continuano ad essere troppo lunghe (per alcune specialità, fino a 14 mesi agli Ospedali Riuniti e all’Asl di Foggia), al punto da far annunciare la possibilità di “un’apertura ulteriore ai privati per la diagnostica”. In ogni caso, da Bari non arriverà un solo euro in più rispetto ai circa 1,5 miliardi (su 7,1 del riparto regionale) stanziati complessivamente nel 2016 per la Capitanata.

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Bene i conti, malissimo il personale

Il lavoro dei docenti dell’Unifg non si può paragonare certo alla certificazione vera e propria del bilancio, dove si scontano ancora ritardi preoccupanti. Anche perché si è basato sui dati pubblici, a cominciare dalle relazioni di accompagnamento dei direttori generali che si sono succeduti in Piazza della Libertà. Nel mezzo, i rilievi della Corte dei conti per gli anni 2011, 2012 e 2013. “Abbiamo rinunciato all’analisi dei flussi di cassa perché c’erano delle incongruità – ha messo subito in chiaro Bianchi -, mentre il rendiconto finanziario non è stato analizzato perché non affidabile”. Il “pareggio chirurgico” del bilancio negli anni scorsi è stato definito “roba da Superenalotto”, anche per le “carenze oggettive nel libro degli inventari e nelle scorte di magazzino dei singoli reparti”.

Manca all’appello una parte importante, dunque, per un giudizio dettagliato sullo stato di salute finanziario. Una cosa è certa: la Regione ha sborsato progressivamente il 5 per cento in più per rimpinguare le casse della sanità locale, a fronte di un calo del 2 per cento degli introiti dei ticket. Si è erosa, invece, la riduzione virtuosa della spesa farmaceutica, ridotta negli anni fino al 12 per cento. Il tema vero, tuttavia, riguarda il personale. “I costi del personale sono diminuiti del 3 per cento – spiegano i docenti dell’Unifg -, e questo non è un bene per un’azienda che si basa sulle risorse umane. Nell’industria ci può essere la sostituzione con le macchine, qui no”. L’assistenza ospedaliera si è ridotta del 7 per cento (il costo pro capite è passato da 813 a 757 euro), ma sono diminuiti nella stessa misura i ricavi: non è cambiato nulla su questo versante. Pure l’assistenza territoriale non fa registrare valori rilevanti.

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La prevenzione non esiste

Il paradosso è il “risparmio” nella prevenzione (calo del 26 per cento), le cui economie sono state riversate negli ospedali. L’esatto contrario di quello che è stato sempre annunciato dalla politica (“bisogna curare le persone fuori dagli ospedali”). Nel frattempo, la disponibilità di posti letto è scesa del 20 per cento, mentre il tasso di inappropriatezza dei ricoveri è scesa (era il 39 per cento negli ospedali soppressi dal Piano di rientro), ma non troppo sensibilmente. “Ci sono 44mila ricoveri di troppo in Capitanata, molti dei quali probabilmente inappropriati”, ha spiegato il dg Vito Piazzolla, che in questi giorni sta lavorando con i medici di medicina generale per avviare il progetto di presa in carico dei pazienti cronici. 

Ospedali Riuniti “feriti” dai tagli

Rispetto al 2014, il manager Antonio Pedota si è dovuto accontentare di 8 milioni in meno nei trasferimenti regionali. Ciononostante, il consuntivo anche quest’anno sarà in pareggio. Ma non potrà durare a lungo questa situazione emergenziale. “Abbiamo avuto un incontro a Bari con tutti i direttori regionali – ha affermato – e ci aspettiamo che a breve arrivi in Giunta la delibera che ci permetterà di fare nuove assunzioni”. Con il personale ridotto all’asso, in via Pinto sono riusciti a “tagliare costi per 5-6 milioni ed aumentare, nel contempo, la produttività di 2-3 milioni di euro”. Una missione impossibile senza il sacrificio di medici e infermieri. L’assessore al Bilancio, però, non ha voluto promettere niente. “Ogni anno destiniamo più di un miliardo all’Asl di Foggia e circa 250 milioni agli Ospedali Riuniti e altrettanti a Casa Sollievo della Sofferenza, queste risorse devono bastare per fare sanità. Un investimento di 1654 euro a cittadino, cifra superiore alla media regionale. Serve migliorare la qualità della spesa – ha concluso – perché non è possibile pagare 315 milioni di euro di mobilità passiva in Puglia ed essere attrattivi per soli 121 milioni di euro”. 

Tags: Antonio PedotaConfindustriaFoggiaGianni RoticePaolo TelesforoSanitàVito Piazzola
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