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Home » L’inchiesta sui tributi travolge anche Foggia, il caso Aipa su L’Espresso. “Società bancomat della politica”

L’inchiesta sui tributi travolge anche Foggia, il caso Aipa su L’Espresso. “Società bancomat della politica”

Di Michele Iula
21 Febbraio 2018
in Amministrativa
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lespresso tributi aipa

Si allarga a macchia d’olio l’inchiesta giudiziaria sulle società private che si sono occupate della riscossione dei tributi in 800 comuni italiani (Foggia compresa). L’Espresso ha rivelato l’indagine della Procura di Milano, supportata dalla Guardia di finanza di Lecco, su tre casi di bancarotta dietro i quali si nasconderebbe la scomparsa di almeno 150 milioni di euro di imposte versate dai cittadini. 

Tutto ruoterebbe intorno ad Aipa, Agenzia italiana per pubbliche amministrazioni, fino al 2013 la più grande società privata di riscossione, addetta alle tasse per gli enti locali. “La prima certezza giudiziaria – spiega il settimanale – è che sono scomparsi almeno 150 milioni di euro. A contare i danni ora sono circa 800 comuni sparsi per tutta Italia, da Trieste a Foggia, da Genova a Trapani. Tra gli indagati, accanto ai manager delle società Aipa, Kgs e Mazal, spuntano un faccendiere internazionale, un politico che è stato sindaco di Como e un patron del calcio lombardo”. Prima di proseguire: “A conti fatti, in questo triangolo di esattorie private sono spariti oltre 150 milioni: tasse pagate dai cittadini e mai arrivate ai Comuni, che ora non hanno i soldi per costruire scuole, riparare strade, fognature o acquedotti”. La situazione sarebbe peggiore a Foggia, visto che assieme a Bologna e Marsala, qui si è deciso di appaltare anche le tasse sui rifiuti. 

Nell’occhio del ciclone entra il titolare dell’azienda, Daniele Santucci, nel marzo 2014 è stato arrestato per peculato, per poi essere condannato in primo grado a tre anni e quattro mesi. Le indagini successive, spiega l’Espresso, hanno poi rivelato come il patrimonio della società sia stato svuotato per comprare una fattoria in Botswana, un ranch in Wyoming e quote di un’azienda americana di soggiorni turistici a cavallo. Dopo, tuttavia, le situazione non sembra migliorare. 

Prima il gruppo Kgs di Pesaro ha tentato di rilevare il ramo d’azienda relativo alle riscossioni, ma l’operazione non è andata in porto, perché la società non aveva i requisiti legali necessari. Poi, nel maggio 2015, racconta ancora il settimanale, il contratto è stato venduto a una nuova società, la Mazal Global Solutions, controllata al 95% proprio da Kgs. Ma le indagini hanno dimostrato come il capitale sociale di Mazal, pari a 10 milioni di euro, fosse in realtà garantito da bond fantasma, cioè titoli obbligazionari con un “capitale nullo”, come scrive la guardia di finanza. Ad accettare questi bond, precisa il periodico, è stata niente meno che Banca Etruria, finita nello scandalo dei risparmiatori truffati.

La vicenda ora è seguita dal pubblico ministero Donata Costa,  che ha sequestrato le società Aipa e Mazal. L’inchiesta si è sdoppiata: da una parte ci sono i bond “fantasma” e il ruolo del commercialista (ex sindaco di Como per Forza Italia) Stefano Bruni, che avrebbe ricevuto 170mila euro dalla Mazal per una sua mediazione sulle obbligazioni; dall’altra, la bancarotta della società di riscossione. Dagli atti, risulta che la Mazal ha pagato circa 2 milioni di euro in consulenze: 900mila euro sono stati versati a Prometeia, società di consulenza presieduta da Angelo Tantazzi, già alla guida di Borsa Italiana. 

La vicenda ha avuto strascichi in molti dei Comuni in contatto con queste società. A Foggia, negli ultimi tempi, il polverone si è alzato dopo la decisione di “internalizzare” il servizio da parte della Giunta guidata da Franco Landella. A pochi giorni di distanza, infatti, il Tar aveva deciso di “ripristinare” il rapporto con le società che avevano gestito la riscossione fino a quel momento, spingendo Landella ad un passo indietro. Una situazione, insomma, già ingarbugliata che adesso rischia di palesare scenari imprevedibili.

Tags: AipaFoggiaL'Espressotributi
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