
Si apriranno le porte del carcere per “lo zio” Roberto Sinesi, boss della mafia foggiana. L’uomo finirà dietro le sbarre appena sarà uscito dal percorso di riabilitazione respiratoria in corso al Don Uva, dove si sta riprendendo dall’agguato dello scorso 6 settembre. No alla scarcerazione da parte del Tribunale della libertà di Bari per il boss e i suoi sodali, finiti in manette per il racket alla “Princes” e per il traffico di droga in città. Rigettato il ricorso degli avvocati difensori che ritenevano nulla l’ordinanza di custodia cautelare in quanto priva di motivazioni e per ragioni formali. La volta precedente i legali del boss la spuntarono grazie al “copia incolla” del giudice che si limitò a riportare di sana pianta la ricostruzione della DDA. Stavolta, invece, i giudici del riesame hanno detto no alla scarcerazione, accogliendo solo la richiesta degli avvocati di Cupo e Biscotti per i quali è caduta l’aggravante della mafiosità in relazione all’accusa di concorso in un episodio di spaccio di hashish.
In cella, dunque, Luciano Cupo, beccato anche per la bomba alla pizzeria “Mia”, Cosimo Giardiello, uomo che avrebbe fatto pressioni sugli autotrasportatori del pomodoro e Luigi Speranza, incaricato di controllare tutta la zona davanti alla Princes. Carcere, infine, per Luigi Biscotti, nipote del boss, fermato dalla polizia per il traffico di droga. L’uomo è accusato anche del tentato omicidio di Vito Bruno Lanza, esponente di spicco del clan Moretti-Pellegrino, storicamente rivale dei Sinesi-Francavilla.
Roberto Sinesi, intanto, resta al Don Uva, piantonato da numerosi agenti della polizia penitenziaria. Ma quando uscirà dalla clinica sarà trasferito in carcere. Per i bene informati la soluzione migliore per evitare altro spargimento di sangue a Foggia.
