Centro storico di Foggia militarizzato dopo il blitz di ieri all’ex distretto militare. Camionette delle forze dell’ordine stazionano nei luoghi dello sgombero (la struttura è sotto sequestro) per evitare che gli ex residenti facciano nuovamente irruzione, mentre a pochi metri, sotto la sede del Comune, circa venti persone protestano interrompendo la viabilità di corso Garibaldi utilizzando i cassonetti dell’immondizia. Anche lì è stato necessario l’intervento dei militari che tuttora tengono d’occhio la situazione per evitare disordini. Alcuni degli sgomberati hanno dormito in auto, a pochi passi da Palazzo di Città. Altri hanno trovato ospitalità da parenti e amici. Ieri sera c’è stato anche un incontro con il sindaco Landella intenzionato a mantenere una linea dura contro gli sgomberati, accusati di occupazione abusiva di edificio pubblico.
24 in tutto le famiglie colpite dal blitz, per un totale di 76 persone, 20 minorenni. Dalle indagini, coordinate dalla Procura di Foggia, è emerso che l’ex distretto era ormai diventato covo della criminalità locale. Sette gli arresti eseguiti per spaccio di droga. Un quartier generale della malavita, insomma, dove venivano depositate armi e dove venivano nascosti alcuni dei prodotti rubati ai commercianti della città. L’edificio risultava occupato dal 1999 e per questo sono finiti nei guai anche tre dirigenti comunali che negli anni si sono avvicendati all’ufficio tecnico dei Lavori Pubblici.
È emerso, infatti, che il Comune di Foggia si è fatto carico, dal 2000 ad oggi (ulteriori accertamenti sulla natura invariata della situazione risalgono ad una settimana fa), di tutte le spese relative alle utenze degli occupanti il distretto, nonché dei costi di vari interventi di ristrutturazione. Il danno erariale determinato dagli indebiti pagamenti e dagli omessi introiti è stato quantificato nella somma totale di circa 972.000,00 euro.
Secondo l’ipotesi accusatoria le determine dirigenziali che nel tempo hanno generato l’ingiustificato esborso di tale somma da parte dell’ente comunale sono state artatamente congegnate al fine di ingenerare nell’organo pagatore, e cioè il Servizio Economico Finanziario del Comune, la convinzione che gli importi delle utenze e dei vari lavori di ristrutturazione fossero da imputare a consumi degli edifici comunali in genere, importi che invece hanno riguardato i consumi di quei nuclei familiari che occupano abusivamente i locali dell’ex distretto e che non sono risultati titolari di contratti di utenza.
La Procura della Repubblica, a conclusione delle indagini, oltre all’applicazione delle misure cautelari personali e al sequestro dell’immobile, ha chiesto ed ottenuto dal gip presso il Tribunale di Foggia il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente fino alla concorrenza della somma di 360.961,56 euro a carico dei 3 dirigenti pro-tempore del Comune di Foggia responsabili di aver autorizzato, nel tempo, il pagamento ai fornitori, da parte dell’Ente, delle utenze relative al complesso immobiliare in argomento.
La valutazione relativa alle ulteriori somme indebitamente corrisposte dal Comune di Foggia, poiché riguarda reati ormai prescritti, è stata devoluta alla Procura Regionale della Corte dei Conti cui sono stati trasmessi gli atti.
Mainiero: “Inizi nuovo corso per la nostra Città”
Sul blitz all’ex distretto è voluto intervenire Giuseppe Mainiero, capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale al Comune di Foggia. “Un plauso, un grazie sentito, come cittadino e come amministratore di questa città martoriata. Alla Procura della Repubblica, alle Forze dell’ordine tutte, un lavoro silenzioso e costante teso a ristabilire l’Autorità dello Stato, delle Istituzioni, della legalità. L’indagine “Riconquista” è il segno tangibile di questo percorso. Spetterà alla politica, alla società civile, al mondo del lavoro, delle imprese e delle categorie avviare un nuovo corso per la nostra Città, che rissolevi Foggia dalle secche in cui versa e ritrovi la “trama” della convivenza civile, della meritocrazia, della crescita e dello sviluppo economico e culturale”.

