Affidata al presidente della IV Commissione competente, Donato Pentassuglia la relazione introduttiva alla discussione generale sul ddl che contiene “norme straordinarie in materia di Consorzi di bonifica commissariati”. Pentassuglia ha spiegato che “il disegno di legge deriva dalla necessità di intervenire con azioni mirate e per la risoluzione dei tanti problemi che coinvolgono i Consorzi di bonifica pugliesi commissariati. In particolare, si propone l’obiettivo di risolvere l’annosa questione relativa alla pregressa debitoria maturata dai Consorzi di bonifica e, al contempo, addivenire ad una gestione unitaria degli stessi Consorzi commissariati”.
“Le attività consortili possono essere ricondotte a quattro funzioni: bonifica del territorio, irrigazione dei terreni, gestione acquedotti rurali, gestione dighe e pozzi in relazione alle funzioni (secondo e terzo punto). Questa sintetica elencazione evidenzia l’assoluta rilevanza sociale, economica e ambientale che i Consorzi avrebbero dovuto assumere nel tempo sul territorio in virtù delle funzioni a loro assegnate o assegnabili per legge, funzioni che avrebbero dovuto rivestire un peso ancor più centrale in un territorio come quello pugliese” – ha sottolineato il presidente.
Nel corso della relazione è emersa l’analisi delle attività consortili che ha fatto emergere per la bonifica una perdita corrente di circa 9 milioni di euro, al netto del tributo 630 sospeso; l’irrigazione, una perdita annua corrente di circa 3,8 milioni; l’irrigazione, una perdita di circa 5,5 milioni; le attività di gestione delle dighe con un utile annuo corrente di circa 1 milione. Dunque, una perdita complessiva annua corrente di circa 19.300.000 euro. Le attività che incidono maggiormente sul disavanzo complessivo sono quelle della bonifica (38 per cento), dell’irrigazione (39 per cento), degli acquedotti rurali (27 per cento). L’unica gestione attiva è quella delle dighe (4 per cento). Secondo la relazione le cause a cui addebitare considerevoli perdite rispetto a quanto innanzi indicato sono molteplici. Con riferimento all’attività di bonifica, la prima causa specifica è certamente da ricercare nella sospensione del tributo 630. “Quel tributo sospeso negli anni passati, è quasi totalmente irrecuperabile – ha detto Pentassuglia – in quanto sottoposto agli usuali termini prescrizionali di legge. A detta criticità è da aggiungere la consistente entità dei costi indiretti, inadeguata organizzazione aziendale, ridotta progettazione in attività di investimento per la manutenzione straordinaria e di ripristino della rete, mancanza di una politica di utilizzo vincolato del tributo 630 incassato da destinare alle spese di manutenzione ordinaria effettiva”.
Il problema prioritario è rappresentato dalla presenza di una massa debitoria esorbitante ed incontrollata, alla cui maturazione non ha giovato particolarmente la lunga gestione commissariale. La massa passiva riscontrata al 31 dicembre 2015, infatti, assomma a 266,38 milioni di euro, a fronte di una massa attiva di 59,37 e un fondo cassa di 8 milioni. Il disavanzo consolidato senza copertura ammonta dunque a 198,92 milioni euro. La maturazione di tale grave situazione deriva dai disavanzi correnti, che di anno in anno si sono stratificati e che sono ricollegabili per il 38 per cento alla gestione dell’attività di bonifica, mentre il restante 62 alla gestione dell’acqua in senso generale. Attraverso il disegno di legge si intende procedere su tre principali filoni operativi: ristrutturazione del debito consolidato, riequilibrio della gestione corrente, pareggio annuale di bilancio. Per quanto concerne la ristrutturazione del debito consolidato è necessario considerare che la massa da ristrutturare ammonta a circa 125 milioni di euro, al netto delle anticipazioni della Regione Puglia. Per quanto concerne, invece, il secondo obiettivo, ossia il riequilibrio della gestione con questo disegno di legge prevede la soppressione degli attuali quattro Consorzi e la contestuale creazione di un unico ente, denominato “Consorzio di bonifica Centro-Sud Puglia”, ed il conseguente trasferimento allo stesso delle funzioni delle attività di bonifica gestite dai Consorzi soppressi.
“È necessario esplicitare che il raggiungimento degli obiettivi di risanamento passa anche attraverso un adeguamento ed un riallineamento delle tariffe” – ha concluso Pentassuglia. Infatti, nella gestione degli acquedotti rurali e degli impianti irrigui i quattro Consorzi adottano politiche di prezzo non omogenee e non sempre industrialmente logiche”.
Il dibattito in Consiglio regionale
Di seguito gli interventi dei consiglieri regionali durante il dibattito in Aula in merito al disegno di legge che contiene “norme straordinarie in materia di Consorzi di bonifica commissariati”.
Giannicola De Leonardis (capogruppo di AP). “La sciagurata operazione fatta dal centrosinistra negli ultimi anni nei confronti dei Consorzi di bonifica ha portato al fatto che questi Consorzi, i cui consorziati non hanno più versato le quote e non hanno più pagato i tributi per la bonifica e l’irrigazione, non hanno più avuto la disponibilità economica per poter far fronte alle proprie esigenze. Quindi, durante questi anni è stata la Regione impropriamente a farsi carico delle necessità che derivavano da questi Consorzi di bonifica e dopo tutti questi anni e questa massa enorme di risorse che abbiamo dato ai Consorzi di bonifica commissariati, oggi il Governo regionale intende portare avanti questa norma. Chiedo all’assessore Di Gioia di sapere ad oggi quanti milioni di euro sono maturati per capire quante risorse del nostro bilancio regionale dovremo, da oggi a non si sa per quanti anni, impegnare su questo tema.
La proposta di legge che ci viene oggi proposta prevede la creazione di un unico Consorzio di Bonifica fra quelli commissariati. Io naturalmente ho presentato degli emendamenti su questo tema perché ritengo che un unico Consorzio di bonifica siffatto sarebbe troppo ampio e avrebbe una valenza che distacca l’agricoltore, il contadino dal Consorzio. Quindi a questo proposito ho presentato degli emendamenti che faranno in modo di dare origine a due Consorzi di bonifica, uno per il centro della Puglia e uno per il Sud della Puglia. Quindi, dare la possibilità agli agricoltori che fanno parte di questi Consorzi di controllare il funzionamento degli organismi. Questa proposta di legge che il Governo regionale sta proponendo ha quasi sicuramente altissimi profili di incostituzionalità e per scongiurare la quasi certa impugnativa del Governo, o attenuare la possibilità che questo avvenga, ho presentato anche degli emendamenti in tal senso, soprattutto laddove si vuole dare ad Acquedotto Pugliese (a cui abbiamo dato oltre 200 milioni di euro). I miei emendamenti quindi vanno anche nella direzione di far affiancare il commissario di questi due Consorzi, uno del centro e uno del sud della Puglia, da chi svolge questa funzione, bene e da tanti anni, da chi gestisce 147.000 ettari di area irrigua che sono più del doppio di tutto il resto della Puglia, da chi gestisce quattro dighe, da chi gestisce un numero enorme di operai, da chi ha esperienza, capacità e competenza per poter fare questo lavoro, ed è il Consorzio di bonifica della Capitanata. Non consentiremo a nessuno in questa Aula, che per un capriccio vuole togliere agli agricoltori pugliesi, di prendere le dighe costruite con i soldi soprattutto degli agricoltori pugliesi e passarle ad altri enti, mettendole sul mercato e affamando gli agricoltori pugliesi, aumentando il prezzo dell’acqua a dismisura”.
Antonella Laricchia (M5S). “Se passasse questo disegno di legge, quindi, dal primo dicembre 2018 le funzioni irrigue, in particolare quelle di gestione, ammodernamento, realizzazione e manutenzione di opere pubbliche di accumulo, derivazione, adduzione, circolazione e distribuzione relative al recupero degli acquedotti rurali e ai sistemi irrigui, nonché delle opere per il recupero delle acque per fini irrigui agricoli, ad esclusione degli impianti di affinamento delle acque reflue urbane, passerebbero ad Acquedotto Pugliese Spa, che soltanto un mese dopo, scadendone la concessione rischia di diventare di proprietà privata.
Noi dobbiamo prima di tutto assicurare ad Acquedotto Pugliese il futuro che i pugliesi hanno deciso nel 2011: la sua ripubblicizzazione.
Questo Acquedotto Pugliese appartiene ancora a noi e in quanto tale è un ente di diritto privato, ma ancora è di proprietà pubblica. Questo ente amministrato in maniera così oscura, sul cui futuro vi rifiutate di darci le carte, ma ci chiedete di fidarci delle vostre parole, e naturalmente è inutile precisare che quelle carte le avremo, sulla cui ripubblicizzazione fate finta che il referendum del 2011 non ci sia mai stato, a questo ente chiedete di dare, un mese prima della scadenza della concessione, le funzioni irrigue dei Consorzi di bonifica. Chiedo un sussulto di dignità alla maggioranza, che spero si sia anche un po’ stancata del fatto che i capricci di uno o due al loro interno monopolizzano le discussioni e le azioni di tutti e ventinove che siete.
Giù le mani dall’Acquedotto Pugliese e non toccatelo, non prima di averne chiesto e di averne ottenuto la ripubblicizzazione, come i cittadini pugliesi hanno deciso”.
Ignazio Zullo (capogruppo di CoR). “Nel 2011 e ci è stata presentata la riforma dei Consorzi di bonifica come la migliore soluzione possibile ed è stata disattesa e ci siamo ritrovati l’anno successivo, con una norma dal titolo “Norme straordinarie in materia di Consorzi di bonifica”. È successo che è stato nominato un commissario per questi Consorzi di bonifica, e si è andati avanti con il Commissario.
Nei Consorzi è stato nominato un commissario che è stato in carica a vita e quello che è peggio e che i consorziati non hanno mai riconosciuto il Consorzio e non sono mai stati chiamati a partecipare e a condividere scelte dei servizi, delle opere, delle cose che dovevano fare i Consorzi.
I consorziati non riconoscendosi non hanno mai riconosciuto di dover pagare la controprestazione rispetto ai servizi resi. La cosa più importante è mettere in sicurezza questi enti e dare la possibilità di pareggiare la struttura dei costi con la struttura dei ricavi. Se la struttura dei costi, come in una qualsiasi situazione, è preponderante rispetto alle possibilità di ricavi, è chiaro che noi dobbiamo stare sempre dentro un’emergenza e sempre dentro una sensibilità che ci deve toccare per poter tornare in Consiglio e contribuire alle spese di questi Consorzi, che non sono rette nella struttura dei ricavi.
Una riforma si deve poggiare su quattro o cinque pilastri. Penso che sia arrivato il momento della razionalizzazione della spesa che deve andare verso la direzione di un’organizzazione, che deve ridurre le spese legate alla gestione amministrativa dei Consorzi. In questo senso, proponiamo un emendamento. Non si può immaginare che nella stessa Puglia l’acqua per uso irriguo da una parte si paghi in un certo modo e dall’altra parte si paghi in un altro modo, che i servizi siano disomogenei sul territorio, che una prestazione possa essere differente, anche in termini di utilizzo, in termini di produttività, da un territorio all’altro. Non si può neanche immaginare ancora di poter continuare a inserire nella mente dei consorziati il non riconoscersi nei Consorzi, il non decidere i servizi, il non riconoscere i servizi e quindi alzare le barricate ogni volta che gli viene notificata la cartella per dire di pagare la prestazione.
Voi pensate di togliere la linea produttiva dei Consorzi, quella dell’acqua, per darla all’Acquedotto, in un alveo di incostituzionalità, e togliete ai Consorzi una linea produttiva che potrebbe dare ricavi per poter sorreggere la struttura dei costi. Io penso che siano scelte scellerate e che questa sia una legge farlocca, che servirà solo a utilizzare 14,5 milioni di euro (gli ex 18 milioni di euro), ma non penso affatto che i benefici di questa legge potranno essere portati a frutto da parte della collettività pugliese. È giusta l’idea di alleggerire i Consorzi della posizione debitoria, è un cardine di questa vostra proposta di legge, e io la condivido, perché una volta per tutte bisogna mettere i Consorzi nelle condizioni di poter operare da soli, quindi di alleggerire una posizione debitoria e quindi di fare punto e a capo. Ma se voi nella legge mi dite, come dice l’assessore, e l’articolo 3 stabilisce che la ‘debitoria pregressa viene tolta nei limiti dello stanziamento di bilancio’, non sarà possibile avviare i Consorzi su un percorso nuovo”.
Francesco Ventola (CoR). “Oggi siamo chiamati a mettere la parola fine e mettere in condizione gli agricoltori, coloro che sono legittimati, nuovamente ad eleggersi i propri organi, a poter riprendere in gestione i Consorzi, con un dato che è quello partendo da zero mettendo da parte tutto quello che è accaduto, con una fase, così come prevista da questa norma, ampiamente condivisa di pagamento dei debiti pregressi a carico della finanza regionale e mettere in condizioni i Consorzi, di qui a poco tempo, di potersi riorganizzare, magari emulando anche l’esempio positivo che riviene da quelli della Capitanata e del Gargano. Di qui la voglia e anche l’ambizione di dire ‘facciamo in modo che le buone prassi vadano a beneficio di tutta la Puglia e quindi la necessità magari di avere un’unica governance nel sistema delle bonifiche’.
Alcuni nostri emendamenti, seppur non condivisi in Commissione, ma riproposti in quest’Aula, sono finalizzati proprio ad avere una visione di insieme con un’unica governance, che non significa andare a tagliare le gambe ai Consorzi che funzionano, ai loro amministratori, ai loro associati, ma significa anzi dire che ‘siccome siete bravi, facciamo in modo che il vostro know-how, fatto di cittadini pugliesi, non di serie A, né di serie B, né di serie Z, ma di cittadini pugliesi, possa andare a beneficio dell’intera Regione Puglia’.
Questa ambizione credo che, un Governo che si dichiara progressista di questa maggioranza, possa eventualmente condividerla. Invece, questo argomento è stato totalmente ignorato in sede di Commissione. Abbiamo anche l’ambizione in questa riforma di mettere la parola fine su un argomento che invece sta diventando il cuore di questa riforma e cioè la parte legata al sistema irriguo.
Ci state proponendo un disegno di legge che è un commissariamento perenne dei quattro Consorzi, perché ci sono delle date che non lette tra di loro non hanno mai una fine. Solo una data è certa, ovvero quella che ci proponete che riguarda tutta la parte irrigua e che fa in modo che dal primo dicembre 2018 passi all’Acquedotto Pugliese.
Io mi auguro che con la valutazione da parte dell’Assessorato degli emendamenti proposti si possa rivedere questa situazione. Un’ipotesi di convenzionamento con l’Acquedotto pugliese potrebbe essere la gestione dell’uso promiscuo delle acque tutti insieme. Abbiamo lavorato su un disegno di legge che prevedeva le competenze dell’ARIF nel sistema irriguo, che venivano trasferite alla nuova agenzia, sempre con l’idea di avere un’unica governance sul sistema irriguo, invece questa governance è sparita.
Siccome abbiamo messo già una parte di risorse a disposizione dei Consorzi per poter saldare i debiti nei confronti dei loro dipendenti e delle aziende che hanno operato e hanno consentito agli agricoltori pugliesi di avere la stagione irrigua 2016, facciamo in modo che il 2017 e i prossimi anni, non siano peggiori di quelli passati.
Gli emendamenti che noi abbiamo presentato vanno in questa direzione, così come anche sull’aspetto del personale vanno considerati non solo i 200-207 dipendenti a tempo indeterminato, ma vanno presi in considerazione quelli che di fatto consentono la stagione, e sono circa 250 operai che stagionalmente consentono di erogare un servizio”.

