“Adesso cosa succede a tutto ciò che avevamo programmato, come procediamo, con chi dobbiamo interloquire?“. Dopo la spinta per il “sì” al referendum, il presidente di Confindustria Gianni Rotice lancia l’allarme per il futuro delle imprese di Capitanata. Nell’incertezza generale, sono fermi al palo 660 milioni del Patto per la Puglia e 600 milioni (su base regionale) per gli investimenti per il sistema delle autorità portuali di Bari, Brindisi e Manfredonia.
“Le imprese non possono inseguire la politica, non abbiamo gli stessi tempi – spiega il numero uno di via Valentini Vista Franco -, adesso non abbiamo interlocutori. Ci hanno sempre detto ‘ne riparliamo dopo il 4’ (giorno del referendum costituzionale, NdR), ora ci confrontiamo con il vuoto. Solo ad ottobre scorso ci siamo presentati in pompa magna, speriamo non sia stato un lavoro vano…”.
Non si esprime sul governatore Michele Emiliano lanciato alle primarie del Partito democratico (“non voglio metterla in politica”), ma si augura che “la fine della conflittualità con Matteo Renzi possa accelerare il percorso di sviluppo già tracciato in provincia di Foggia”. “Il Mezzogiorno è decisivo – chiosa ancora -, l’ennesima dimostrazione è arrivata dal voto. La Capitanata, invece, è sempre stata decisiva per Emiliano. Solo che in questa fase non possiamo permetterci l’attesa dell’ennesima campagna elettorale che genera aspettative poi irrealizzate”.
L’associazione, che secondo i dati forniti ha superato i 450 iscritti, sta lavorando su diversi assi, “senza considerare le polemiche antistoriche dell’ex sindaco di Foggia, Gianni Mongelli”. “La formazione è uno dei temi veri, con l’assessore Sebastiano Leo abbiamo messo a punto un progetto per l’aerospazio che coinvolgerà i lavoratori di Leonardo-Finmeccanica. Sulla logistica, siamo avanti con gli investimenti di Lotras, già cantierabili peraltro. Ancora, abbiamo l’intervento strategico sul treno-tram. Stiamo lavorando sul lapideo e sul sementiero, con l’intenzione di potenziare la zona Asi di Manfredonia ed il porto, efficientando così lo scambio di merci su gomma, su ferro e via mare. L’idea è quella di ridisegnare il porto lavorando sui fondali per attrarre investimenti utili all’arrivo di navi con capienze maggiori sia per le merci che per il turismo. Sul dissesto – afferma ancora l’ingegnere manfredoniano -, si è già detto tutto, mentre bisogna capire quale sarà il futuro delle rinnovabili, probabilmente indirizzato verso le biomasse. Infine, ci aspettiamo risposte concrete sul sistema del credito, per valorizzare l’impegno per la legalità di molte aziende del territorio”. “Il nostro impegno per il referendum – conclude -, era legato alla necessità di snellire le procedure. Non volevamo fare politica. Ma qualcuno, evidentemente, non l’ha capito”.

