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Home » Università e ricerca, migliorano gli atenei del Sud. Ma Foggia rallenta (-11%)

Università e ricerca, migliorano gli atenei del Sud. Ma Foggia rallenta (-11%)

Di redazione
21 Febbraio 2018
in Cultura&Società
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Schermata 2016-12-19 alle 16.58.10

L’indicazione che emerge dai primi risultati della seconda Valutazione della Qualità della Ricerca (Vqr) realizzata dall’Anvur, che ha analizzato la produzione scientifica delle università italiane tra gli anni 2011-2014 è che sono soprattutto gli atenei delle isole e del sud, che nella precedente Vqr mostravano un forte distacco rispetto alle università settentrionali, ad aver fortemente ridotto il gap. Messina, ad esempio, pur rimanendo in fondo alla graduatoria degli atenei per qualità della ricerca (66/mo posto tra le università statali) ha fatto registrare un balzo in avanti del 17% rispetto alla precedente rilevazione. Buone performance anche per la Federico II di Napoli e per il Politecnico di Bari, entrambe con un +12%. Passi in avanti pure per Catania (10%) e Palermo (9%). “Il dato in termini assoluti appare ancora negativo rispetto alla media, ma l’elemento su cui focalizzare l’attenzione – fa notare l’Anvur – è il miglioramento qualitativo che gli atenei meridionali sono stati capaci di realizzare”. Ma non tutto il sud ride. L’università di Foggia, per esempio, rispetto alla valutazione precedente, perde l’11 per cento, attestandosi nella posizione 41 tra gli atenei italiani.

Il contesto nazionale

L’università italiana si è messa in moto convergendo verso uno standard comune e più elevato della qualità della ricerca. In media, gli atenei che avevano un livello della qualità della ricerca relativamente basso si sono rimboccati le maniche e, se non hanno scalato posizioni, almeno hanno ridotto lo svantaggio. Questa è l’indicazione che emerge dai primi risultati della seconda Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) realizzata dall’ANVUR, che ha analizzato la produzione scientifica delle università italiane tra gli anni 2011-2014. Ora, i risultati della VQR saranno utilizzati per ripartire tra le università (statali e non statali) la parte premiale del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) per il 2016. Un lavoro durato 18 mesi in cui 450 super esperti, coadiuvati da 14.000 professori e ricercatori, hanno valutato oltre 118.000 lavori realizzati da circa 65.000 tra professori e ricercatori, impiegati in 132 strutture tra università, enti di ricerca e consorzi interuniversitari. “Si vede con chiarezza che l’esistenza stessa della VQR, quindi il sapere a priori che il lavoro di ricerca sarà valutato, ha orientato l’azione delle università: rispetto alla prima VQR, conclusa nel 2013 che considerava i lavori scientifici realizzati nel periodo 2004-2010, c’è una convergenza”, dichiara Andrea Graziosi, presidente ANVUR. “La prima Valutazione aveva fotografato la ricerca universitaria dopo un periodo di oltre vent’anni senza un sistema di valutazione comune, con il risultato che ogni ateneo aveva seguito regole proprie e il sistema si era mosso in ordine sparso, con profonde differenze. Oggi, invece, vediamo che le differenze tra atenei si riducono e tutto ci fa pensare che la qualità media del lavoro delle università si sia innalzata. Si può, dunque, ipotizzare che gli esercizi di valutazione abbiano raggiunto uno degli obiettivi che si erano prefissati: favorire una convergenza verso uno standard comune e più elevato della qualità della ricerca. Certamente, si tratta solo di un primo passo in un percorso lungo e complesso ma, per semplificare, possiamo dire che la macchina è stata messa in moto, come dimostra anche il miglioramento nella qualità del reclutamento della docenza”.

Più qualità, meno differenze

Schermata 2016-12-19 alle 16.57.37

La differenza (%) tra IRAS1 (vedi box in fondo) e la dimensione dell’ateneo misura la qualità relativa della ricerca dei singoli atenei. Se la differenza è positiva, la qualità della ricerca è superiore alla media e l’ateneo riceverà una quota di finanziamenti superiore al suo peso nel sistema universitario (in termini di addetti). Se la differenza è negativa, l’ateneo riceverà di meno. Comparando la distribuzione dell’indicatore IRAS1 della precedente VQR con quello della VQR attuale (Fig. 1), emerge una netta diminuzione delle differenze di qualità tra università: la distribuzione è ora molto più concentrata attorno al valor medio.
In altri termini, a 4 anni di distanza dal primo esercizio di valutazione, le università italiane appaiono molto più vicine tra loro in termini di qualità della ricerca rispetto al passato. E siccome ai risultati dell’indicatore IRAS1 è associata la ripartizione di circa il 60 per cento della quota premiale, anche la distribuzione delle risorse premiali sarà più omogenea. Se tutti gli atenei avessero una performance media identica, la distribuzione dei fondi rispetterebbe un semplice principio procapite e nessun ateneo risulterebbe avvantaggiato o penalizzato.

Chi guadagna e chi perde con la nuova VQR per area geografica

I dati della seconda figura indicano che si riducono le differenze nella qualità della ricerca tra le diverse aree geografiche.
Gli atenei delle isole e del sud, che nella precedente VQR mostravano un forte distacco rispetto alle università settentrionali, in questi anni hanno fortemente ridotto il gap. Per questo motivo, il dato in termini assoluti appare ancora negativo rispetto alla media, ma l’elemento su cui focalizzare l’attenzione è il miglioramento qualitativo che gli atenei meridionali sono stati capaci di realizzare, avvicinandosi ai primi.

Tags: AnvurBariFoggiaLeccePugliaRapportoUniversità
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