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Home » Caso Cucchi, Bonini: “Stato incapace di fare i conti con responsabilità dei suoi servitori”

Caso Cucchi, Bonini: “Stato incapace di fare i conti con responsabilità dei suoi servitori”

Di Redazione
21 Febbraio 2018
in Cultura&Società
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Sette lunghi anni alla ricerca di una sola verità. Prima le ipotesi, poi le indagini, le sentenze, le condanne e subito a seguire le assoluzioni. Fino alla sentenza, quella definitiva, che ha decretato che Stefano Cucchi è morto per gli esiti letali del pestaggio che subì la notte del suo arresto, per mano dei carabinieri ai quali era stato affidato una sera dell’ottobre 2009.

Carlo Bonini
Carlo Bonini

La morte di Cucchi è un caso di cronaca nera italiana, accaduto a Roma, e che ha avuto una grande visibilità mediatica con notevoli impatti sull’opinione pubblica, grazie anche all’attivismo della sorella Ilaria Cucchi. 

Lo spazio live della libreria Ubik di Foggia, ha ospitato ieri sera Carlo Bonini, grande firma di Repubblica, che ha raccontato la verità sulla morte di Stefano Cucchi, al centro del suo libro dal titolo Il corpo del reato (Feltrinelli, 2016). A conversare con Bonini, durante l’appuntamento di Questioni Meridionali Off, Michele Trecca, titolare della libreria di piazza Giordano e Sergio Colavita di Spazio Baol. 

Bonini sulle tracce del caso Cucchi, ha ripercorso le tappe della vicenda che, lo scorso 17 gennaio, è finalmente rientrata sui binari della legalità con la contestazione, da parte della Procura di Roma, del reato di omicidio preterintenzionale nei confronti dei tre carabinieri che arrestarono, e pestarono, il giovane trentenne.

Antonio Annecchino mostra elenco strade con le buche da rattoppare
Luigi Viggiano e Antonio Annecchino

“È la storia di un giovane tossico di periferia romana, figlio di una famiglia di piccola borghesia. Una sera venne fermato dai carabinieri mentre spacciava pochi grammi di hashish, e nel sue giaccone vennero poi ritrovate anche due pasticche di ecstasy e altre dosi di marijuana, già confezionate. Quella sera venne portato alla stazione più vicina, la Appia, e da lì lo portarono a casa dei genitori, dove fino a poco tempo prima aveva cenato – racconta Carlo Bonini al pubblico foggiano -. Intorno alle 23 fu arrestato, mentre i carabinieri perquisirono la casa dei genitori, con esito negativo. Convalida d’arresto che arriverà poi nella mattinata seguente. Stefano, dal punto di vista fisico presentava condizioni menomate, a causa anche delle precedenti cadute nel giro della droga, e dopo un lungo periodo in una comunità di recupero. Ebbe un momento nella sua giovane vita in cui sembrava che ne fosse uscito – rivela Bonini – ma come sempre poi accade, è facile ricadere. Intanto Stefano si dichiarò responsabile e colpevole in un’udienza lampo. Per lui venne disposta la custodia cautelare in carcere sulla base del fatto che risultava privo di residenza. Venne portato nei sotterranei, prima però, ci fu l’ultimo abbraccio con il padre. Nei giorni successivi, la madre ricevette un foglio da un carabiniere, dove le veniva comunicato che il figlio era morto, e che nel giro di 24 ore dovevano trovare un medico legale per effettuare l’autopsia. Questo è quindi il modo in cui la donna apprese la notizia della morte del figlio – spiega il giornalista -. Con l’indagine penale, i primi due processi rileveranno che il giovane era stato picchiato nelle celle di Palazzo di Giustizia, e fu ricoverato all’Ospedale Sandro Pertini, dove la sua condizione fisica deteriorò. Da qui la ricerca disperata della verità”.

Questo il racconto, lungo e dettagliato, del giornalista e scrittore romano. “Quello che viene fuori da questa indagine è l’incapacità dello Stato italiano di fare i conti con le responsabilità dei suoi servitori, il pericolo che corre un ragazzo che finisce nelle mani di uomini che indossano la divisa di chi garantisce la nostra sicurezza o il camice bianco di chi tutela la nostra salute”.

Una storia italiana quella di Stefano, nell’accezione più oscura che se ne possa dare che però, forse, può non avere un esito italiano, anche grazie all’impegno dello scrittore, protagonista di una vera e propria inchiesta civile raccontata con gli strumenti della narrazione più incalzante. 

Stefano Cucchi è morto. Lo Stato che lo aveva preso in custodia ha restituito solo un cadavere. Ma quel cadavere parla. E tutti lo dobbiamo ascoltare. Così cita Il corpo del reato.

Tags: Carlo BoniniFoggiaIl corpo del reatoSpazio BaolStefano CucchiUbik
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