Sensibilizzare la politica e i cittadini alle richieste del territorio. Questo, l’incipit, del sindacato di polizia penitenziaria “Spp” che, questa mattina, ha fatto tappa a Foggia, nella sede di Palazzo Dogana, per presentare alla stampa la proposta di legge di iniziativa popolare sulla modifica delle norme concernenti la violazione di domicilio e la legittima difesa. Un’esigenza, nata in giro per l’Italia, dalle voci dei cittadini, sempre più in pericolo a causa dell’attuale criminalità.
La violazione di domicilio è il reato previsto nel codice penale che punisce chiunque si introduce o si trattiene nell’abitazione altrui. La sanzione prevede la reclusione da sei mesi a tre anni, ma se il fatto è commesso con violenza sulle cose o alle persone, o se il colpevole è palesemente armato, la pena va da uno a cinque anni e si procede d’ufficio (cioè anche in mancanza di querela).
“La raccolta delle firme avverrà in circa 8mila comuni che hanno dato la disponibilità nei vari uffici comunali ed è una proposta che come rappresentante civico e politico mi sento di sostenere – ha espresso il consigliere provinciale Rosario Cusmai -. La gente che vive nei poderi è più soggetta rispetto a chi abita nei palazzi, a ricevere delle ‘visite’ spiacevoli con persone in casa senza sapere le intenzioni del malvivente. La proposta è quindi, pienamente condivisibile nel rispetto della non violenza”.
In attesa di un rafforzamento delle misure collettive ed individuali di protezione attraverso un potenziamento delle forze di polizia e dell’intelligence, non è più rinviabile un intervento legislativo per punire più severamente tale reato.
“Tre sono i punti fondamentali di questa legge – ha illustrato il segretario generale e promotore dell’iniziativa Aldo Di Giacomo -. Chi entra dentro casa non può chiedere nessun risarcimento; la violazione non è mai singola ma legata ad un altro reato, furto o minaccia, le pene quindi, vengono raddoppiate; ed infine l’eliminazione dell’eccesso di legittima difesa. L’esigenza della messa in sicurezza che non può essere messa da parte. Ho detto al presidente del Senato che ci sono migliaia di italiani che sono disponibili a farsi sentire in modo forte – ha continuato Di Giacomo, attualmente in sciopero della fame -. Sarà possibile firmare questa proposta in tutti i comuni italiani. Ci sono sei mesi a disposizione e serviranno almeno 50mila firme per portare al Senato il disegno di legge”.

