Costretto a girare armato perché il territorio è pericoloso. Fa discutere la decisione del Tar su un medico di Casa Sollievo della Sofferenza. Il professionista dell’ospedale di San Giovanni Rotondo, infatti, ha con sé un’arma perché ogni giorno, per recarsi al lavoro, attraversa “un territorio pericoloso, noto alle cronache per episodi di varia criminalità”. Il tribunale amministrativo, sul caso, non ha avuto nulla da eccepire, concedendo il diritto a portare con sé l’arma.
La questione è stata sollevata nel 2015, quando il prefetto di Foggia, Maria Tirone, sulla base di una relazione dei carabinieri nella quale viene sminuito il pericolo potenziale, ha revocato il porto d’armi che il medico possedeva da circa vent’anni. Gli avvocati Giusi Margiotta e Francesco Vetrò per convincere i giudici hanno fatto leva sui continui episodi di cronaca in provincia di Foggia e, soprattutto, sui furti avvenuti nell’abitazione dell’assistito. I giudici del Tar di Bari hanno accolto la tesi, sostenendo nella sentenza che “le particolari caratteristiche del territorio – teatro di frequenti azioni criminali anche cruente e privo di posti di polizia e di segnale di telefonia mobile – nel quale il ricorrente si muove per ragioni di lavoro e dimora con la famiglia per lunghi periodi all’anno sarebbero motivo sufficiente per riconoscere il bisogno di andare armato”.

