Spunta un pentito nella mafia foggiana. Si tratta del 35enne Alfonso Capotosto, braccio destro di Pasquale Moretti, capo del clan Moretti-Pellegrino-Lanza insieme al padre Rocco Moretti, detto “il porco” e a Vincenzo Antonio Pellegrino, detto “capantica”. Capotosto, arrestato nell’operazione Reckon, ha iniziato a collaborare a gennaio di quest’anno, cominciando a fornire elementi utili sullo scacchiere della “Società Foggiana”. Già nel 2015 Capotosto aveva rilasciato alcune dichiarazioni agli inquirenti ma poi ritrattò tutto, per presunte minacce rivolte al padre. Una vicenda piuttosto fumosa e mai confermata. Proprio a causa di questo dietrofront, la posizione del giovane è stata analizzata ai raggi X dalla procura, nell’ottica dell’avvio di un programma di protezione.
E le persone a lui vicine? Sarebbero a rischio? In questi casi due le soluzioni: o i familiari prendono le distanze dalle dichiarazioni fornite dal 35enne oppure anch’essi rientrerebbero in un programma di protezione. Ad oggi non è dato conoscere la procedura applicata. Il giovane, inizialmente rinchiuso nel carcere di Ariano Irpino dopo l’operazione Reckon, potrebbe già trovarsi in una località protetta. A giugno, sarà sentito a Bari proprio nel processo riguardante quel blitz. Capotosto ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato.
Chi è già sotto protezione da tempo è la testimone di giustizia Sabrina Campaniello, ex compagna di Emiliano Francavilla, boss della batteria Sinesi-Francavilla. Ma in passato anche altri soggetti hanno rilasciato dichiarazioni importanti agli inquirenti contro la mala foggiana: stiamo parlando di Mario Nero, l’uomo che vide in faccia l’assassino di Giovanni Panunzio e Antonio Niro, il sanseverese che si rifiutò di ammazzare il pm Giuseppe Gatti, venendo meno agli ordini del clan.
