
Due gli stub eseguiti su altrettanti sospettati per il duplice omicidio di Apricena. È l’esame utile a scoprire se i soggetti che vi vengono sottoposti abbiano utilizzato armi da sparo nelle ultime ore. Gli investigatori lavorano senza soluzione di continuità per risalire alla verità sulla tremenda fine di Nicola “mezzo chilo” Ferrelli, 40 anni e di suo zio, Antonio Petrella, 54 anni. Ferrelli, presunto vero obiettivo dei killer, è stato riconosciuto dai tatuaggi tanto era sfigurato il volto. Circa 50 i proiettili esplosi per quella che si è rivelata una mattanza a tutti gli effetti. Un agguato mafioso, insomma, tipico dell’area garganica dove gli sgarri vengono pagati a caro prezzo. Un recente studio pubblicato sulla nostra testata ha dimostrato che buona parte degli omicidi col colpo di grazia finale, avvengono per mano della mala del Gargano che è solita vendicarsi così dei torti subiti.
I sicari, probabilmente quattro, hanno agito a bordo di una station wagon scura (immortalata dalla videosorveglianza, ndr) con la quale hanno affiancato il Fiat Doblò guidato da Ferrelli per poi scatenare la furia omicida. Dopo i primi proiettili, le vittime sono andate a schiantarsi contro un palo. A quel punto tre dei killer sono scesi e con fucili, pistole e kalashnikov hanno finito l’opera. Si attende l’autopsia per maggiori dettagli.
Ma chi voleva la morte di Ferrelli e dello zio? Gli inquirenti stanno cercando di trovare una risposta con un occhio particolare agli ultimi fatti di sangue nell’Alto Tavoliere. Nel 2011 l’uccisione di Andrea Niro, guardia giurata per la quale fu arrestato e poi assolto in appello, Salvatore Di Summa (cognato di Ferrelli) del clan Di Summa-Ferrelli, operante tra Poggio Imperiale e Torremaggiore. L’altro episodio (che potrebbe rappresentare la pista più accreditata) è quello del 2013 quando finirono morti ammazzati Giuseppe Padula, 44 anni e il nipote Michele, 28 anni, quest’ultimo rimasto sfigurato. Non si esclude un riacutizzarsi dei contrasti tra i Cursio-Padula, clan attivo ad Apricena e i Di Summa-Ferrelli per il controllo della droga o delle estorsioni nell’Alto Tavoliere.
Secondo l’Antimafia, il clan Di Summa-Ferrelli manterrebbe contatti con la criminalità di San Severo, di Foggia e del Gargano. In particolare con la mala di San Marco in Lamis, al pari proprio dei Cursio-Padula.
