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Home » Dalla squadra mobile di Foggia alla cattura di Johnny lo Zingaro, l’ascesa di Fabbrocini

Dalla squadra mobile di Foggia alla cattura di Johnny lo Zingaro, l’ascesa di Fabbrocini

Di redazione
21 Febbraio 2018
in Cronaca
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Barba alla Serpico, una passione ossessiva per il cinema americano – memorabili i nomi assegnati alle operazioni di polizia da lui condotte -, ma soprattutto un fiuto come ce l’hanno in pochi. L’ex capo della squadra mobile di Foggia, Alfredo Fabbrocini, oggi direttore della seconda divisione del Servizio Centrale Operativo della Polizia, dopo i successi ottenuti in Capitanata (su tutti l’arresto del super boss di Monte Sant’Angelo, Giuseppe Pacilli detto Peppe u’ montanar) ha catturato Johnny lo Zingaro. Il malvivente, vero nome Giuseppe Mastini, ergastolano cinquantasettenne noto con il soprannome che è entrato negli annali della cronaca nera, è stato arrestato insieme a Giovanna Truzzi, la donna con la quale aveva intrecciato, dal carcere, una relazione.

“Questa è la mia ultima fuga”. Queste le uniche parole che Mastini avrebbe detto ai poliziotti che ieri lo hanno catturato in un’abitazione a Taverne d’Arbia (Siena). A riferirlo questa mattina in una conferenza stampa Alfredo Fabbrocini, All’operazione hanno lavorato oltre 50 uomini del reparto squadra mobile della Polizia di Cuneo, Lucca e Siena e della Polizia Penitenziaria. Fabbrocini ha aperto la conferenza stampa con il ricordo dei colleghi vittime di Johnny lo Zingaro. In carcere oltre a Johnny lo Zingaro sono finite, oltre alla Truzzi, anch’essa latitante, anche la sorella di quest’ultima, Esterina, con l’accusa di favoreggiamento. Proprio la sorella aveva accolto e nascosto nella sua abitazione di Taverne d’Arbia da diversi giorni i due latitanti.

Scheda Johnny lo Zingaro

Già conosciuto alle forze dell’ordine per alcuni furti, rapine e un omicidio, lo Zingaro fu condannato all’ergastolo nel 1989 in seguito a una serie di sparatorie e sequestri di persona effettuati a Roma nella notte del 23 marzo 1987. È stato inoltre indicato, seppure senza comprovati riscontri, come possibile complice dell’omicidio dello scrittore Pier Paolo Pasolini per via di un’amicizia con Giuseppe Pelosi e con i due fratelli Borsellino, militanti neofascisti ed amici di Pelosi, che anni dopo lo accuseranno di aver partecipato al massacro (episodio del quale gli stessi ragazzi si erano vantati alcuni mesi dopo i fatti dell’Idroscalo). (fonte wikipedia)

Tags: Alfredo FabbrociniJohnny Lo ZingaropoliziaSiena
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