Scarcerato u’ lepre. Vito Bruno Lanza, uno dei capi della batteria della Società Foggiana, Moretti-Pellegrino-Lanza, è stato condotto ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta “Rodolfo” sulle estorsioni nei confronti dei fratelli Curcelli, imprenditori locali operanti nell’agroalimentare. Domiciliari anche per Mario Lanza del clan rivale dei Sinesi-Francavilla anche se l’uomo resta in carcere per il processo “Corona” con una condanna in primo grado a 6 anni e 8 mesi.
Vito Bruno Lanza è accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso per aver imposto ai Curcelli il versamento di 600 euro quale contributo per le spese legali di un figlio detenuto. Nelle carte dell’indagine emerse persino che il boss offrì sesso in cambio di favori. Lanza propose prostitute all’imprenditore: “Se vuoi fare una frecata amico mio, tengo una ragazza di 23 anni… vieni qua”. In un’altra intercettazione Curcelli disse a una sua dipendente: “Lanza dice che tiene femmine una meglio, meglio, meglio…” “Eh, ma sono buglie”, rispose la donna. “Sulla prostituzione… ha detto manco un problema (con riferimento all’attività di sfruttamento della prostituzione a cui Vito Lanza sarebbe dedito)”. La dipendente: “Fa parte del mestiere, invece di tenerle in mezzo alla strada… (le prostitute nella cerchia di Lanza eserciterebbero l’attività in casa)”. Per u’ lepre domiciliari a Campobasso, fuori regione, grazie all’istanza dei suoi avvocati, accolta dal giudice del tribunale di Foggia.
