di MICHELE IULA
Tra i sette arrestati di oggi sulla “concorsopoli” all’Università, spicca Guglielmo Fransoni (in foto sopra), 53 anni, dal 2008 docente ordinario di Diritto tributario nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Foggia. Nel 2006-2007 è stato presidente del corso di laurea in Consulente del lavoro. Nel biennio 2010-2011 è stato eletto, come rappresentante nel senato accademico dell’Ateneo. Laureato in giurisprudenza oltre che in economia e commercio, l’avvocato d’affari nato a Vibo Valentia e iscritto all’albo di Roma, è stato uno dei più stretti collaboratori del noto immobiliarista, Stefano Ricucci. Nel febbraio 2005 il professore fu bloccato al confine con la Svizzera, a Ponte Chiasso, mentre in compagnia di Luigi Gargiulo, altro stretto collaboratore di Ricucci, cercava di portare in Italia una valigetta piena di titoli e di documenti relativi alle società off shore dell’immobiliarista romano.
Le registrazioni
Dalle registrazioni fatte da uno dei candidati esclusi dal concorso sulla base di precise logiche clientelari, emergerebbe uno spaccato in cui a prevalere è il “do ut des”. In una di queste, il candidato discute con Guglielmo Fransoni, commissario, e col professor Pasquale Russo. Quest’ultimo afferma che “ogni professore aiuta l’altro, perché è chiaro che se il professore di procedura civile dice: ‘Scegliamo il miglior tributarista in assoluto’, rischia che poi il tributarista dice: ‘Scegliamo il miglior processualista in assoluto’ e che quindi…eee…allora tutti quanti hanno convenienza a dire ‘no, certo, il tributarista deve essere il tributarista tuo’ eh, perché così l’altro, il tributarista dice: ‘No, certo, caro collega…egregio…esimio collega, il processual civilista sarà il tuo allievo’ e quindi si aiutano a vicenda”.
In un’altra registrazione, invece, spunta il “vile commercio dei posti”. Fransoni afferma che “non è che si dice ‘è bravo o non è bravo (il candidato, ndr)’…no si dice ‘questo è mio, questo è tuo, questo deve andare avanti’”. Nelle registrazioni, poi, c’è l’analisi del professor Russo relativamente all’esclusione del candidato. Russo spiega che i criteri di selezione sono “del vile commercio dei posti”. Il professor Russo non ha esitato a raccontare che, nel passato, i “principi” invocati dal suo interlocutore “anche lui se li era messi sotto i piedi, avendo favorito” alcuni candidati al posto di quelli più meritevoli, nel tentativo di ottenere, successivamente, l’abilitazione dei candidati a lui riconducibili (“nella speranza poi di poter avere un po’ di spazio per i miei”).
