Chiesti dodici anni – con aggravante della mafiosità – per “lo zio”, il boss del clan Sinesi-Francavilla, Roberto Sinesi. È la pena più alta nel processo “Saturno” relativo al presunto racket dei parcheggi al conservificio di pomodori, Princes. Lo zio è ritenuto mandante delle estorsioni ai danni dei camionisti. Nelle carte dell’inchiesta – sulle quali ha fatto leva il pm della DDA, Giuseppe Maralfa -, ci sarebbero intercettazioni ambientali che confermerebbero l’esistenza del pagamento di un pizzo per posteggiare i tir all’esterno dell’azienda. 50 euro ad autotrasportatore. “Una semplice guardiania” secondo la difesa. Abusiva, certo, ma organizzata dagli stessi camionisti decisi ad assumere qualcuno che sorvegliasse i mezzi. Dalle presunte vittime nessun sostegno agli inquirenti, nonostante le discordanze emerse e le intercettazioni in possesso degli investigatori. Un processo che per i giudici è stato caratterizzato da paura e omertà.
Con Sinesi (attualmente in carcere a Palermo), coinvolto Luciano Cupo – già condannato a 6 anni per estorsione e spaccio aggravati dalla mafiosità nel processo svolto con rito abbreviato. Dieci, invece, gli anni chiesti dal pm per Cosimo Giardiello, 45enne titolare di un’azienda di trasporti che avrebbe spinto i colleghi a pagare la protezione del clan. Chiesti 9 anni e 8 mesi per Luigi Speranza e 4 anni e 8 mesi per Raffaele La Tegola, questi ultimi due ritenuti esecutori delle estorsioni. All’interno dell’inchiesta spuntò anche una storia di spaccio di droga che coinvolse Luigi Biscotti, nipote del boss. Per Biscotti sono stati richiesti 3 anni e 4 mesi. Si tornerà in aula a metà ottobre per le arringhe difensive. Infine la sentenza.
