Liste di clienti, rendiconti, bar e pub di Foggia dove mostrare i farmaci illegali. “Un mondo particolare dove circola di tutto”, le parole del pm Laronga per descrivere l’ambiente del culturismo nel capoluogo dauno. Dalle carte dell’operazione Spartacus spunta nel dettaglio il business messo in piedi dai 4 uomini arrestati la scorsa settimana da polizia e Guardia di Finanza: Maurizio Caricchia, Domenico Bruno, Gianfranco Abazia e Jonata Rinaldi, i primi tre foggiani, il quarto di Manfredonia.
Nell’ordinanza le parole di Domenico Bruno: “Circa 4 anni fa ho conosciuto in palestra Maurizio Caricchia. Ero a conoscenza che faceva uso e commercializzava sostanze dopanti, mi ha chiesto di aiutarlo nel procacciare altri atleti che avessero bisogno di queste sostanze per la preparazione a gare di body builing. Io sono riuscito a segnalargli 10 persone”.
“Poi, dopo la morte di Racano, Caricchia ha cominciato a temere qualche perquisizione. Pertanto a fine maggio 2016 mi chiese il piacere di custodire i farmaci dopanti che smerciava tra i quali ci sono quelli rinvenuti nel mio locale. Successivamente Caricchia riuscì a convincermi dicendo che nella peggiore delle ipotesi sarebbero venuti solo a casa mia e non negli altri locali che sono nella mia disponibilità”.
E ancora: “Facevo da tramite tra Caricchia e i richiedenti ai quali ho consegnato le sostanze e loro mi elargivano il dovuto che poi consegnavo a Caricchia. Ricordo che i farmaci li andavo a prelevare nel bar di Caricchia”.
Frase di un culturista intercettata il 25 aprile del 2016: “Caricchia è venuto da me e mi disse: ‘ti serve il testosterone ad acqua?’” Poi lo stesso culturista, testimone nell’inchiesta Spartacus, ha rivelato di sapere che Caricchia da “tanti anni gravita nel mondo dei body builder e che fa uso e vende sostanze anabolizzanti”.
15 maggio 2016, Caricchia con un borsone in compagnia di Vincenzo Dattoli (arrestato in flagranza il 10 giugno 2016) sul retro di un ristorante in Calabria. Il foggiano poi uscì col borsone completamente vuoto. In un marsupio di Caricchia la scritta: “Vincenzo 1500 euro”, la somma che in quel momento possedeva l’indagato.
Nella testimonianza di un culturista si fa riferimento anche ad Abazia: “Conosco Gianfranco Abazia perché ho frequentato qualche volta il pub che lui gestisce a Foggia. Mi propose l’acquisto di sostanze dopanti. Quando raggiunsi la cassa nel suo pub, una sera, per pagare, mi mostrò alcuni farmaci dopanti che conservava all’interno di un frigorifero e in particolare fiale per la crescita di muscoli”.
Su Abazia pesano anche le 13 schede di allenamento e 6 di alimentazione rinvenute dagli investigatori nonché un sms inviato a persona estranea all’inchiesta: “Prodotti arrivati, domani puoi venirli a ritirare al pub”. Per Jonata Rinaldi, manfredoniano, “parlano da soli i diversi luoghi di rinvenimento di sostanze dopanti, a cominciare dalla palestra da lui gestita”.
Il gip scrive di un “lungo elenco di medicinali rinvenuti all’esito delle perquisizioni eseguite rispettivamente nei confronti di Caricchia, nella sua abitazione e in un garage di via Ruggiero Grieco di pertinenza di un familiare. Di Domenico Bruno presso la sua abitazione e in un garage/palestra di via Natola di proprietà di un familiare. Di Gianfranco Abazia presso la sua abitazione. Infine, di Jonata Rinaldi presso due suoi appartamenti, un’auto e presso la palestra ‘Sport Village’ da lui gestita”.



