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Home » Obiettivo Capitale, i retroscena della corsa foggiana verso Roma. Di Gioia-Senato: più no che si

Obiettivo Capitale, i retroscena della corsa foggiana verso Roma. Di Gioia-Senato: più no che si

Di Antonella Soccio
21 Febbraio 2018
in Politica
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L’assemblea di Forza Italia, andata in scena sabato 18 novembre al Palazzetto dell’Arte a Foggia, con l’investitura del partito nei confronti del consigliere regionale Giandiego Gatta, ha accelerato i calcoli e le strategie delle altre forze politiche competitor.

La forza del fattore G

Secondo alcuni osservatori azzurri, è assai difficile che il vicepresidente del Consiglio regionale pugliese possa ottenere la capolistatura nel listino proporzionale, dal momento che quelli sono posti destinati a berlusconiani doc, tra ex parlamentari (spicca il nome di Barbara Matera) e personalità della società civile, da selezionare negli ordini professionali e nelle organizzazioni datoriali, meglio se donne (Maria Teresa Sassano della Piccola Industria sarebbe in pole). Gatta potrebbe strappare un secondo posto nel listino e una candidatura nel collegio uninominale? Già. Ma in quale territorio? Se i collegi ricalcheranno quelli senatoriali del Mattarellum del 2001, in teoria nel collegio di Foggia (che comprende anche il Gargano con Cagnano, Ischitella, San Giovanni, Rodi, Peschici, San Marco, Vico del Gargano e Vieste), dove potrebbe valere l’asse Gatta-Landella per il subentro a Via Capruzzi della dirigente Michaela Di Donna, dovrebbe correre anche Angelo Cera, in virtù dell’accordo tra Lorenzo Cesa e Silvio Berlusconi per la quarta gamba del centrodestra. Ecco quindi che a Gatta non resterebbe che il suo collegio Manfredonia-Cerignola, molto difficile e assegnato storicamente al centrosinistra dal voto degli elettori. Nel 2001 l’unico a vincere fu il compianto Carmelo Morra nel collegio Lucera-San Severo e Monti Dauni, come ha ricordato il lucerino Fabio Valerio.

Berlusconi tra Landella e Di Donna

Non mancano le incognite nella coalizione del centrodestra. Quanti consiglieri foggiani forzisti realmente farebbero campagna elettorale per Gatta solo per favorire l’ascesa della quarantenne azzurra Di Donna? C’è davvero uno spirito di corpo e di “squadra”, concetto ripetuto fino allo sfinimento dalla dirigente, tanto forte tra i berlusconiani foggiani? Molti sono scettici. 

Fratelli d’Italia e Lega, nonostante le posizioni locali anti-Landella, sono dentro l’alleanza, benché molti a cominciare da Giuseppe Mainiero siano per una corsa solitaria anche al maggioritario. La Lega martedì presenterà la sua nuova pattuglia al Comune di Foggia con l’ingresso dei tre eletti Alfonso Fiore, Joseph Splendido e Antonio Vigiano, ai quali potrebbe aggiungersi presto anche Bruno Longo, almeno a livello nazionale per le Politiche. I leader nazionali Gianni Alemanno e Francesco Storace hanno dato infatti indicazioni per Matteo Salvini, il cui movimento vola nei sondaggi anche al Sud, tra le fasce a basso reddito e anziane della popolazione. Il tema della sicurezza sarà centrale.

Il Rosatellum bis è tutt’altro che semplice per chi in questo momento cerca la certezza dell’elezione. Un ripasso utile. Alla Camera 232 sono assegnati in altrettanti collegi uninominali, in sostanza applicando il principio anglosassone del first past the post; gli altri 386 sono eletti in piccoli collegi plurinominali e dovrebbero esserne 65, con listini corti e bloccati (massimo 7-8 nomi, in media 4-5). Per la Puglia il calcolo è presto fatto: 16 deputati eletti in altrettanti collegi uninominali, gli altri 26 prodotti dall’incastro proporzionale dei listini. Al Senato stesso meccanismo, ma con numeri diversi in virtù dei 315 posti in palio: 102 senatori eletti nei collegi uninominali, 207 nei piccoli collegi plurinominali, circa 30. Per la Puglia: 7-8 senatori frutto del first past the post e gli altri 12-13 pescati dai listini bloccati.

Leo Di Gioia

Leo ci ripensa 

Stanno lavorando alacremente anche i civici pugliesi, che sabato hanno tenuto un incontro con Michele Emiliano, pontiere con Andrea Orlando nel Pd con Sinistra Italiana e Mdp, e i tre assessori regionali, Leo Di Gioia, Alfonso Pisicchio e Antonio Nunziante. Stando a quanto si legge sulle pagine del quotidiano regionale, l’assessore all’Agricoltura Leo Di Gioia potrebbe decidere di non candidarsi al Senato optando per alcuni suoi fedelissimi o anche solo uno, da candidare nei collegi con la pettorina del Pd. Tutto dipenderà da quanto e cosa riuscirà ad ottenere Emiliano per il suo movimento civico all’interno del suo partito, già ampiamente diviso e lottizzato dalle diverse fazioni.

In questo modo Leo Di Gioia, trattenendo il suo appeal gestionale con i 31 amministratori civici, farebbe fare ad altri quello che per sé tiene ancora lontano, ossia l’adesione al Pd, che necessita ancora di ulteriori passaggi di decantazione in forze cuscinetto.

“Il ruolo di parlamentare è del tutto marginale e ininfluente rispetto al peso di un assessorato regionale come quello all’Agricoltura”, riferiscono dal suo staff in Via Gramsci. E c’è da crederci, se si guarda a tutta la partita dei Gal che sta per iniziare. La direzione tecnica di uno dei più importanti Gal, quello del Gargano, è andata al suo fedelissimo della CdO Massimo Mezzina, già indicato nell’Organo di Indirizzo dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Ospedali Riuniti” di Foggia.

Fabio Porreca

Ma chi potrebbe superare lo scoglio e affrontare una battaglia elettorale nell’uninominale al posto di Leo Di Gioia? I nomi dei possibili “garanti” sono tanti. Dal figlio d’arte Gigi Damone al presidente della Camera di Commercio Fabio Porreca, sempre più lanciato a livello regionale sul tema dell’aeroporto, dall’ingegner Pippo Cavaliere per la sua storia professionale, politica e legalitaria al coordinatore Rosario Cusmai, di sicuro il più “affidabile” in termini di consenso. Non nasconde le sue ambizioni anche l’ex sindaco di Foggia e neo editore Gianni Mongelli, ex referente della Sagra del Programma in Capitanata. “La discussione è prematura, l’attenzione è rivolta tutta al tema nazionale delle alleanze. Io non escludo che Di Gioia possa volersi candidare o candidare un altro ma oggi è prematuro e ne dovremo discutere negli organismi dirigenti del partito”, rivela a l’Immediato la segretaria provinciale del Pd Lia Azzarone. 

Quella vittoria sancita troppo in fretta 

Nel centrosinistra largo, tanti fanno notare che l’entusiasmo del centrodestra sia forse un po’ troppo azzardato. Anche perché in Sicilia Forza Italia ha perso voti, nonostante la vittoria di Nello Musumeci. L’Istituto Cattaneo rimarca che alla vittoria politica del centrodestra non corrisponde un successo netto in chiave elettorale. La coalizione di centrodestra ha perso circa 50 mila voti rispetto al 2012 (considerando congiuntamente le candidature di Musumeci e Miccichè) che, in termini percentuali, corrispondono a -2,6 punti percentuali. Per la precisione, nel 2012 i partiti che oggi hanno sostenuto la candidatura di Musumeci avevano raccolto il 44,7% dei voti, mentre in questa occasione si sono fermati al 42,1%. Quindi, se per Cancelleri e il M5s si può parlare di una sconfitta in sorpasso, cioè in crescita rispetto alle precedenti consultazioni, il risultato del centrodestra può essere descritto come una vittoria in retromarcia. Il M5S alle prossime politiche potrebbe catalizzare il voto di quegli elettori che si identificano sia con i temi sia con le istanze di «istituzionalizzazione». La battaglia vera si giocherà nella fetta di elettorato apatico. In tutte le elezioni successive alle politiche del 2013, il M5S ha costantemente patito forti perdite verso l’astensione, ma se riuscirà ad evitarlo, potrebbe fare bingo. La rilevante percentuale di voti conquistata alle amministrative del 2017 da liste civiche sganciate dai partiti (come quella legata a Musumeci) e l’elevata percentuale di astenuti evidenziano l’esistenza di due bacini elettorali rispetto ai quali, in un’elezione nazionale, il M5S potrebbe essere il principale pretendente.

Tags: FoggiaGiandiego GattaLeo Di GioiaParlamento
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