Ritorno in cella per Giuseppe Albanese, uno dei “miracolati” della mafia foggiana in quanto più volte sfuggito ad agguati sanguinosi. L’uomo è stato raggiunto dai carabinieri e accompagnato in carcere per aver guidato l’auto senza patente. Atteggiamento che ha comportato la revoca dei domiciliari ai quali il 37enne era sottoposto per detenzione armi. Per lui una condanna a due anni, pena patteggiata.
Albanese è ritenuto vicino al clan Moretti-Pellegrino-Lanza ed è balzato agli onori della cronaca poco più di un anno fa. L’uomo, infatti, scampò all’agguato nel bar H24 in via San Severo a Foggia. Il 37enne finì nel mirino dei Sinesi-Francavilla, questi ultimi decisi a vendicare il tentato omicidio del super boss Roberto Sinesi, detto “lo zio”. Le carte dell’inchiesta sulla morte di Roberto Tizzano e sul ferimento di Roberto Bruno, entrambi pizzicati dai killer il 29 ottobre 2016 in quel bar, tirarono in ballo anche Albanese.
Stando ad alcune intercettazioni, l’uomo era nel locale. “Si trovava nel bar ed era un probabile obiettivo dei sicari – scrisse il gip Abbattista nelle 79 pagine dell’ordinanza -. Scampò miracolosamente all’agguato contro il suo clan”. E ancora: “Acquisì diretta contezza sia della dinamica omicidiaria sia dei soggetti dai quali proveniva l’aggressione armata da vendicare”.
Nei giorni successivi all’omicidio, Albanese e un altro soggetto vicino a Tizzano, provarono a rintracciare Cosimo Damiano Sinesi che però si chiuse in casa per evitare la vendetta nei suoi confronti. In un’intercettazione, Albanese riferì a un amico: “Me ne sono andato compare, me ne sono scappato come un…. (incomprensibile)”. E in un’altra intercettazione gli investigatori ascoltarono le parole di un parente di Albanese: “Giuseppe se non si metteva dietro il bancone… Non l’hanno preso, a lui volevano. Ha detto che ha visto questa macchina che si sono fermati davanti al bar con tre persone. Dice che lui si è messo a correre e non è riuscito ad acchiappare gli altri. Hanno ucciso il bambino, diceva, l’hanno ucciso. Io mi sentivo un fatto, gli ho detto: ‘Giuseppe, non andare davanti al bar’, gli ho detto ‘mi sento una brutta cosa oggi. Lo facevano morto a Giuseppe'”. In altra intercettazione altre persone rivelarono: “Se Albanese non se lo tirava nel bagno a quel ragazzo (riferito a un minorenne presente nel locale, secondo l’accusa) lo spallottolavano pure a lui. Là sono andati con l’intenzione di tutti e tre (Albanese, Tizzano e Bruno, ndr), chi ha fatto la chiamata sapeva che stavano tutti e tre nel bar”.
Albanese, come detto, è elemento noto agli inquirenti. Coinvolto nell’operazione “Ripristino” nei confronti di alcuni esponenti del clan Moretti-Pellegrino-Lanza, fu ferito in un agguato il 10 giugno 2011, quando venne colpito mentre era sotto casa sua in via Rosati, nei pressi della residenza per anziani, Maria Grazia Barone. Riuscì a cavarsela anche in quella occasione.
