Chiesti 20 anni di carcere per Donato Alberto Riccio, 35enne foggiano in cella dall’agosto 2016 per l’omicidio del coetaneo Pompeo Piserchia a seguito di un banale litigio in uno stabile alla periferia di Foggia. A formulare la richiesta, nel processo che si sta svolgendo in tribunale col rito abbreviato (sconto di un terzo della pena), il pm Giovanni Gallone.
Piserchia fu accoltellato e ucciso la sera del 26 agosto a seguito di uno scontro per futili motivi riguardanti il parcheggio dell’auto (ma tra i due non correva buon sangue da tempo). Una rissa con tragico epilogo, sul pianerottolo della vittima, in una palazzina di via San Giovanni Bosco, zona via Lucera. Riccio, ritenuto vicino alla batteria dei Moretti-Pellegrino e con precedenti per estorsione, si difese così davanti al giudice: “Ho agito per legittima difesa. Mi ha aggredito con un pugno, in seguito ha estratto un coltello dal marsupio. Piserchia mi ha detto: ‘ti uccido’. Poi abbiamo avuto una colluttazione. Entrambi impugnavamo una lama. Non ricordo altro”.
La vittima morì durante il trasporto in ospedale, a causa delle sei coltellate, molto profonde, inferte da Riccio. Per quest’ultimo, invece, solo un taglio alla mano. Dopo lo scontro con Piserchia, l’omicida trovò rifugio a casa della madre dove la polizia lo raggiunse. “Ero sotto choc”, disse agli agenti.
La difesa punta all’assoluzione per legittima difesa e in subordine ad una pena ridotta al minimo con il riconoscimento di attenuanti generiche. Per l’accusa va esclusa l’aggravante dei futili motivi in quanto l’omicidio avvenne nel corso di un litigio e fu quindi questa colluttazione la mossa psicologica che armò la mano dell’imputato, e non il litigio per il posto auto condominiale avvenuto 48 ore prime. Nei prossimi giorni arringa dell’avvocato di Riccio, infine la sentenza, attesa a breve.
