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Home » “Vieni a Foggia, puoi fare la badante”, invece schiavizza e costringe ragazza a prostituirsi. Maxi condanna

“Vieni a Foggia, puoi fare la badante”, invece schiavizza e costringe ragazza a prostituirsi. Maxi condanna

Di Francesco Pesante
8 Marzo 2018
in Cronaca
1
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Nel riquadro, Isaura Mustafa

Maxi condanna della Corte d’Assise di Foggia (presidente Antonio Civita) nei confronti di Isaura Mustafa, 25enne rumena. I giudici le hanno inflitto ben 12 anni di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali per riduzione in schiavitù, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Vittima la 29enne Vandana Covaci, anche quest’ultima di etnia rom. L’imputata è stata inoltre interdetta in perpetuo dai pubblici uffici ed in stato di interdizione legale durante l’espiazione della pena. Fissato in 60 giorni il termine per il deposito della motivazione.

Il fatto di cronaca

A seguito di contatti telefonici intercorsi tra personale della squadra mobile di Foggia e due volontari del servizio civile all’estero di stanza ad Arad (Romania), emerse che il 30 agosto 2016 era giunta a Foggia, proveniente dalla Romania, Vandana Covaci. La giovane, contattata da un suo connazionale, era stata invitata in Italia per svolgere il lavoro di badante. I due volontari ricevettero la notizia dalla sorella della vittima che aveva riferito che i rumeni avrebbero raggiunto la città di Foggia a bordo di un’autovettura, senza saperne indicare la targa. I volontari, in costante contatto con gli investigatori della squadra mobile, riferirono di aver appreso dalla sorella della Covaci che la donna era molto preoccupata perché aveva ricevuto il giorno precedente un sms con la seguente frase “Italia Foggia Suna” che, tradotto dalla lingua rumena, significa “Italia Foggia chiamami”.

Il dispositivo di sentenza

Dopo il messaggio, la donna contattò la sorella e quest’ultima le raccontò in breve, perché non poteva trattenersi al telefono, di essere stata costretta a prostituirsi. In pratica la vittima era in ostaggio e con i documenti sottratti dai suoi aguzzini. Sei giorni di schiavitù in un casolare abbandonato alla periferia di Foggia dove venne rapita e poi dirottata anche a Potenza e Termoli per prostituirsi e fare la mendicante. Fu proprio nel capoluogo molisano che la polizia riuscì ad intercettarla grazie alle foto girate su WhatsApp dalla sorella con l’aiuto dei volontari del servizio civile. La Covaci fu anche picchiata dagli uomini che l’avevano condotta in Italia. L’obiettivo dei malviventi era quello di farla prostituire a Foggia nelle ore serali, nei pressi della stazione e di costringerla all’accattonaggio nelle ore diurne anche fuori dalla città. A seguito di tale segnalazione, gli stessi volontari, su indicazione del personale della sezione “Criminalità Diffusa, Straniera e Prostituzione”, inoltrarono tramite WhatsApp le immagini della donna sequestrata e indicazioni sull’uomo che l’avrebbe condotta in Italia. Attivate le indagini, la donna fu individuata a Termoli. Nell’occasione, la polizia fermò la carceriera della vittima, l’allora 24enne Isaura Mustafa.

Tags: Corte d'AssiseFoggiaIsaura Mustafapoliziaprostituzionetermoli
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Comments 1

  1. Giustizia e legalità says:
    9 anni ago

    Non sono comuni cittadini, prima che appartenenti alle forze dell’ordine ? Ed allora, perchè non divulgare nomi e volti ? Vedi mai, che qualcun altro, si ricordava di averli incontrati sul suo percorso ? E poi, quale è la premiata agenzia di disbrigo pratiche auto di Foggia ?

    Rispondi

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