“Gli azionisti del nostro sistema sono i cittadini, anche se spesso sembra il contrario, ovvero che siano medici e manager ad avere in mano il sistema. Chi deve spingere sul piano della qualità non sono gli accreditati, ma tutte le persone che devono rivendicare, giustamente, servizi all’altezza”. Così il direttore sanitario dell’Asl di Foggia, Antonio Battista, commenta il piano di rilancio dell’umanizzazione delle cure.
Durante la prima fase del progetto regionale partito nel 2017, infatti, l’azienda sanitaria foggiana era stata “bocciata” su alcuni punti: dall’assenza di psicologi e mediatori culturali, allo scarso comfort negli ambienti di attesa (nei Cup in particolare), fino alla presenza di troppe barriere architettoniche negli ospedali di San Severo, Manfredonia e Cerignola, oltre all’assenza di parcheggi rosa. Al “Tatarella”, per esempio, è stata contrassegnata con il bollino rosso la carenza di spazi per la socializzazione (bar, ristorazione e biblioteche per i bambini).
Proprio ai più piccoli, peraltro, era dedicato uno spazio importante nel piano portato avanti dal direttore dell’Ares, Giovanni Gorgoni, che in provincia di Foggia coinvolge, oltre all’Asl, gli Ospedali Riuniti, Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, il Don Uva, e le cliniche private degli imprenditori Telesforo e Salatto.
“Elevare lo standar qualitativo è un obiettivo importante per le aziende pubbliche e private – ha commentato Battista -, per questo i cittadini devono essere attenti e segnalare ciò che non va, dalla cartellonistica, alla pulizia delle lenzuola, fino alla bontà del cibo. Difatti, il giudizio viene espresso su tre livelli: il primo è quello delle strutture, il secondo è quello del comfort, il terzo è quello relazionale, ovvero l’approccio del personale al paziente”.
Poi, mette in guardia dalle strumentalizzazioni in “una attività decisiva qual è quella del controllo dei cittadini”. “Bisogna stare attenti – conclude -, perché ora vanno di moda i gruppi di cittadini finanziati da aziende farmaceutiche. Spesso, peraltro, i responsabili di queste associazioni sono i dirigenti medici stessi. Questo, ovviamente, non fa parte della sana attività di controllo della qualità dei servizi, ma di azioni che seguono soltanto interessi particolari e non comportano nessun beneficio per la collettività”.
