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Home » Truffa alla comunità europea, capomafia del Gargano (già al 41bis) assolto insieme alla moglie

Truffa alla comunità europea, capomafia del Gargano (già al 41bis) assolto insieme alla moglie

Di Redazione
8 Marzo 2018
in Cronaca
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Dopo la conferma del 41 bis attraverso il quale i giudici gli hanno confermato il regime del carcere duro, ecco una lieta notizia per il boss di Monte Sant’Angelo, Armando Libergolis, pezzo da novanta della mafia garganica, finito in abbascia fortuna, assieme ai fratelli Franco e Matteo, dopo il tradimento dei Romito. Nel pomeriggio del 20 febbraio, la seconda sezione penale della Corte di Appello di Bari, si è pronunciata nel processo che ha visto coinvolti in qualità di imputati, il noto capomafia e sua moglie Maria Teresa Riccardo.

I due imputati, secondo la ricostruzione della Procura di Foggia, erano stati chiamati a rispondere del reato di truffa aggravata ai danni della comunità europea per aver chiesto ed ottenuto illecitamente contributi dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura.

La condotta delittuosa sarebbe stata posta in essere per le annualità intercorrenti tra il 2005 ed il 2009, periodo nel quale Libergolis, prima personalmente e successivamente, essendo stato attinto da un’ordinanza di custodia cautelare, per il tramite di sua moglie, nominata sua amministratrice, aveva chiesto ed ottenuto contributi comunitari per un importo complessivo di circa 125 mila euro.

Le indagini condotte dal sostituto procuratore di Foggia, Domenico Minardi con l’ausilio del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, avevano portato anche al sequestro preventivo di tutto il patrimonio immobiliare degl’imputati. All’esito del giudizio di primo grado, nel mese di ottobre del 2015, i due coniugi erano stati condannati, dal Tribunale di Foggia, il primo alla pena di due anni e due mesi di reclusione oltre a 12.000 di multa, la seconda a nove mesi di reclusione.

Gli avvocati Luca Ripoli del Foro di Roma per il Libergolis e Gianfranco Di Sabato del Foro di Foggia per la Riccardo, che avevano già assistito in primo grado gli imputati, proposero appello contro la prima pronuncia.

A distanza di oltre due anni dalla sentenza di primo grado la seconda sezione penale della Corte di Appello di Bari ha sposato in pieno la linea difensiva delle difese ed ha ribaltato la prima sentenza, assolvendo i coniugi per tutti i capi d’imputazione, con la formula “perché il fatto non costituisce reato”.

In tale maniera la Corte di Appello di Bari ha avvallato la linea difensiva degli avvocati secondo la quale i coniugi avevano proposto la domanda di accesso ai contributi europei inconsapevoli del fatto che fosse precluso allo stesso Libergolis l’accesso a tali benefici, perché gravato da misura di prevenzione.

Gli avvocati difensori hanno espresso tutta la loro soddisfazione per il risultato ottenuto, nonostante abbiano sottolineato che la pronuncia assolutoria sarebbe arrivata con oltre due anni di ritardo.

Già nel corso dell’istruttoria dibattimentale di primo grado, secondo le difese, erano emerse prove dell’innocenza dei propri assistiti; tanto che il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello, dottor Scelzi, concluse con una richiesta di assoluzione. La Riccardo, inoltre, ha ottenuto un’assoluzione piena nel merito nonostante fosse maturato, in suo favore, il termine di prescrizione dei reati.

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Tags: Armando Libergolisgarganomafiamonte sant'angelo
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