l'Immediato
  • Cronaca
    • Cronaca
    • Amministrativa
  • Inchieste
  • Politica
    • Politica
    • Europa
    • Poteri
  • Salute
    • Sanità
    • Ospedali Riuniti
    • Coronavirus
  • Cultura
    • Cultura&Società
    • Eventi
    • Università di Foggia
  • Turismo
  • Sport
  • Puglia
    • Foggia
  • Contatti
No Result
View All Result
  • Cronaca
    • Cronaca
    • Amministrativa
  • Inchieste
  • Politica
    • Politica
    • Europa
    • Poteri
  • Salute
    • Sanità
    • Ospedali Riuniti
    • Coronavirus
  • Cultura
    • Cultura&Società
    • Eventi
    • Università di Foggia
  • Turismo
  • Sport
  • Puglia
    • Foggia
  • Contatti
No Result
View All Result
l'Immediato
No Result
View All Result

Home » L’ecomostro a Sant’Agata di Puglia potrebbe essere abbattuto, Cassazione conferma illegittimità

L’ecomostro a Sant’Agata di Puglia potrebbe essere abbattuto, Cassazione conferma illegittimità

Di Antonella Soccio
8 Marzo 2018
in Ambiente&Turismo
0
Share on FacebookShare on Twitter

Una sentenza storica per Sant’Agata di Puglia da parte della Cassazione, che nei giorni scorsi ha annullato la sentenza di II grado e ha confermato l’illegittimità dell’edificio, noto a tutti come l’ecomostro dei Monti Dauni, già sancita in I grado con la condanna del costruttore, dei tecnici e abbattimento della struttura residenziale. A darne notizia alla nostra testata web l’associazione Italia Nostra e la consigliera comunale di minoranza Pina Cutolo, che hanno portato avanti una annosa battaglia legale combattuta dalle parti civili nei confronti del costruttore dell’edificio residenziale realizzato a Sant’Agata di Puglia, e dei tecnici, l’ingegner  Carmelo Mazzeo, progettista, e ingegner Giovanni Zelano, ex Responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale. La Suprema Corte, con sentenza 6738/2018, ha annullato la sentenza di assoluzione del costruttore, pronunciata il 26 luglio 2016 dalla Corte d’Appello di Bari che aveva ribaltato le due sentenze di condanna pronunciate dal Tribunale di Foggia nel 2014 e ordinato il dissequestro dell’edificio sequestrato dal 2011.

All’esito del giudizio di primo grado, il G.U.P. presso il Tribunale di Foggia, la dottoressa Elena Carusillo, dopo aver disposto ben tre perizie, due urbanistiche e una geologica, che avevano confermato gli illeciti ipotizzati, aveva ritenuto il costruttore Savino Montanarella colpevole di tutti i reati ascrittigli e lo aveva condannato alla pena di un anno di reclusione, ordinato l’abbattimento dell’edificio, riconosciuto il diritto al risarcimento del danno alle parti civili, l’Associazione Nazionale Italia Nostra e la Consigliera Comunale di minoranza, Pina Cutolo, costituitasi in giudizio in sostituzione degli amministratori comunali dell’epoca (2011), essendo riconosciuto il Comune come parte lesa.

La medesima richiesta di abbattimento è stata poi decretata nel giudizio ordinario a carico dei due tecnici, condannati a due anni di reclusione. Su appello dell’imputato, assistito dagli avvocati Sisto e Dentamaro, la Corte d’Appello di Bari nel processo di II grado ritenne di accettare la richiesta della difesa di rinnovazione della perizia, affidando l’incarico all’ingegner Giuseppe Gorgoglione di Barletta, le cui conclusioni determinarono i giudici a produrre la sentenza di assoluzione e dissequestro nel 2016; sentenza annullata il 28 novembre 2017 dalla Corte di Cassazione su ricorso della Procura Generale della Corte d’Appello di Bari e della parte civile, assistita dall’avvocato Michele Laforgia del foro di Bari, attuale capolista di Liberi e Uguali.

La Suprema Corte, con sentenza definitiva, ha sostanzialmente decretato l’illegittimità dell’edificio, frutto di atti autorizzativi illegittimi e non conforme al progetto iniziale per altezze, volumetrie e numerosi vizi procedurali, pur essendo i reati prescritti; ma ha riconosciuto il diritto della parte civile a richiedere il risarcimento dei danni e delle spese legali a carico dell’imputato.

Quella dell’economostro di Sant’Agata è una singolare questione giudiziaria, che trae la sua  origine proprio dall’esposto presentato nel lontano agosto 2009 dalla prof Cutolo, la quale segnalava presunte ‘anomalie’ relative ai provvedimenti autorizzativi rilasciati dal Comune di Sant’Agata di Puglia ed, in particolare, alla realizzazione – nel corpo di fabbrica a monte – di un sottotetto, mediante l’innalzamento delle coperture, con conseguente aumento delle altezza e dei volumi realizzati, il tutto in difformità del progetto autorizzato dall’Ufficio Tecnico nel 2003 e in assenza del nulla osta dei Vigili del Fuoco e dell’Autorità di Bacino.

Le perplessità nascevano dal fatto che l’edificio, situato nel piccolo centro urbano dal caratteristico impianto medievale che gli è valso il riconoscimento della Bandiera Arancione, con le sue notevoli altezze e volumetrie ha generato, a unanime giudizio degli ambientalisti, ma anche dei periti del Tribunale di Foggia e dei giudici di primo grado, e oggi anche della Suprema Corte, un significativo impatto sull’ambiente circostante, modificando irrimediabilmente il prospetto della cittadina dei Monti Dauni situata su uno scosceso pendio a circa 800 m di altezza.

Il manufatto inoltre ricade in una zona classificata dal Piano di Assetto Idrogeologico, come “area a pericolosità geomorfologica elevata” (PG2), lambita ed in parte attraversata da “area a pericolosità geomorfologica molto elevata” (PG3).

La vicenda negli anni ha creato non poche lacerazioni nel tessuto sociale di Sant’Agata, un paese diviso tra chi sosteneva che l’illecito doveva essere denunciato per la sua estrema gravità e chi, invece, facendosi paladino degli acquirenti danneggiati ha strumentalizzato gli esiti processuali, scagliando la comunità contro la prof Cutolo, che aveva sollevato il problema. La docente ha perso una campagna elettorale da candidata sindaco sulla questione del palazzo sequestrato, che giocò un ruolo decisivo nella vittoria del sindaco Gino Russo. Nessun acquirente, del resto, aveva deciso di costituirsi al fianco della consigliera Cutolo, ritenendo ancor più temibile e dannosa la condanna del costruttore e l’inevitabile fallimento che avrebbe azzerato la possibilità di entrare nelle abitazioni. Duro e incontenibile nella sua rabbia, Lino Marino, attuale vicesindaco e acquirente di uno degli appartamenti del complesso Montanarella, che su un foglio locale  non risparmiò accuse verso chi aveva agito nel rispetto della legalità. Anche il sindaco Gino Russo in questi anni aveva difeso gli acquirenti che aspettavano di entrare in possesso delle loro cubature.

Ora cosa accadrà?  La sentenza è chiara e si dovrebbe agire per un abbattimento, che è oggi al vaglio della Procura di Foggia.

Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come

Tags: CassazioneecomostroSant'Agata di Puglia
Previous Post

“Mafia foggiana metafora di una lunga e diffusa storia d’Italia”. Bindi: “Criminali si sentono onnipotenti e impuniti”

Next Post

Ha truffato i suoi clienti, l’avvocato foggiano Rosa Federici becca condanna definitiva

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

No Result
View All Result
  • Cronaca
    • Cronaca
    • Amministrativa
  • Inchieste
  • Politica
    • Politica
    • Europa
    • Poteri
  • Salute
    • Sanità
    • Ospedali Riuniti
    • Coronavirus
  • Cultura
    • Cultura&Società
    • Eventi
    • Università di Foggia
  • Turismo
  • Sport
  • Puglia
    • Foggia
  • Contatti

Copyright © 2023