Il penalista foggiano Michele Vaira è da sempre un uomo del centrosinistra, nei valori e nella sua storia. Negli anni del Governo Renzi ha anche ricoperto il ruolo di consigliere di amministrazione del Poligrafico, in un CdA che ha risollevato l’istituto e lo ha condotto verso un nuovo futuro di produzione, insperato. In particolare allo stabilimento di Foggia ha portato alla completa bonifica ambientale di tutte le aree circostanti, implementando, infine, nuove linee di produzione che sono ipoteca positiva per il futuro dell’azienda.
Tanti non nascondono di volerlo vedere un giorno a Palazzo di Città. L’Immediato lo ha intervistato per avere il suo punto di vista sulla qualità della competizione elettorale che volge ormai al termine.
Avvocato Vaira, abbiamo realizzato molte decine di interviste casuali per strada in poche ore. Emerge una tendenza in questo campione: vi sono persone totalmente smarrite, elettori del Pd sin dalla sua nascita, che oggi non sanno chi votare. Sono quasi disarmate. Che campagna elettorale è stata? Non le sembra che non sia mai neppure cominciata nei territori la campagna del Pd?
È stata una campagna elettorale diversa, coerente con la nuova legge elettorale. Pochi manifesti (deo gratias), molti incontri sul territorio. I candidati dell’uninominale a contatto con l’elettorato. Molto più sfumata la presenza dei candidati del proporzionale, sebbene questi, più degli altri, avrebbero dovuto testimoniare le idee del partito e i programmi futuri. Ma in fondo è una logica conseguenza anche questa della legge elettorale.
Che significato dà alla totale assenza dei leader nazionali sul territorio? Che valore ha un tale disimpegno? È causa dell’irrilevanza del ceto locale a Roma? Come giudica una campagna in cui nessuno cerca di stimolare un dibattito?
Questa povertà di dibattito è tratto comune della nostra società, purtroppo, e in particolare della comunicazione. I pochi in grado di stimolare e sviluppare un dibattito serio, su idee, principi, numeri, pensieri, sono travolti dalla stragrande maggioranza degli slogan e degli stomachevoli quanto asfittici reciproci attacchi alle persone.
Ritengo che il tifo da stadio (che per definizione è fede cieca) abbia una maggiore capacità di analisi della partita e una maggiore obiettività nella valutazione dei propri giocatori rispetto ai supporters dei partiti politici. Sulla base di queste premesse, la borghesia istruita, i professionisti di successo, gli intellettuali, sono destinati a ricoprire un ruolo sempre più marginale. Ormai è passata l’idea che debbano essere le masse a condurre le élite e non viceversa.
Ritiene che i candidati locali del centrosinistra si siano ben spesi per moltiplicare il messaggio?
Penso che si siano spesi tutti con grande generosità, e con buoni risultati.
Che ruolo ha giocato Emiliano, se lo ha giocato? E che giudizio dà ai due assessori regionali? Comincia, sembra, la cavalcata di Leo Di Gioia verso le amministrative. Lei crede che vada ribaltato un po’ il campo o è inevitabile il loro tandem?
Emiliano ha avuto il merito di garantire alla Capitanata una posizione importante nelle geometrie politiche regionali, attribuendo ai due unici cavalli di razza della politica locale, Leo Di Gioia e Raffaele Piemontese, ruoli di assoluto spicco nel suo governo.
Si è speso molto in questa campagna, sebbene le sue frasi avventate sul segretario del PD siano state del tutto fuori luogo e controproducenti. Non esiste un PD regionale. Esiste (per fortuna) il PD, e il Congresso è ormai alle spalle.
Qui da noi la presenza di Liberi e Uguali potrebbe non essere così dirompente come a Bari, eppure rappresenta il vulnus numero uno agli occhi della gente. Alcuni li chiamano “i traditori”. Che percezione ha della loro scissione oggi che sta per diventare fatale per il 4 marzo?
Gli ultimi rantoli di una classe dirigente che ha fallito nelle (poche) occasioni che ha avuto. Che mette insieme i sabotatori seriali alla D’Alema, mezze figure inconsistenti come Bersani e Speranza, che interpretano il potere come fine, e non come mezzo. Altrimenti avrebbero vissuto diversamente la loro esperienza nel PD, sebbene minoritaria, come vera occasione di concretizzare quei valori che, ad ogni piè sospinto, sostengono di possedere.
Sono arrivati al capolinea. Per nostra fortuna.
14% alle comunali e 31% alle scorse Europee, si parte da questi numeri nel Pd. Il 31% è stato un dato significativo per Foggia, che appare quasi un miraggio oggi. Quali sono le vere colpe di Matteo Renzi, secondo lei? Avrebbe dovuto creare la sua “En Marche!”? Da rottamatore a rottamato, come è stato possibile?
Parlare degli errori in campagna elettorale è tafazzismo puro. Pertanto “mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Preferisco evidenziare ciò che di buono è stato fatto. Tutti gli indicatori economici sono positivi. È vero, alla gente non interessa lo zerovirgola. Così come non percepiva di essere sul baratro del fallimento, nel 2011, oggi non si avvede della crescita consecutiva per cinque anni.
Allora parliamo di diritti civili. Il manifesto delle politiche di sinistra di questo governo. Unioni civili, biotestamento, “dopo di noi”, caporalato. Queste sono cose più tangibili, che dovrebbero far riflettere.
Qualcuno ha detto che Renzi ha resuscitato il centrodestra ed era evidente e plastico anche all’Amgas l’altra sera per la chiusura della campagna elettorale degli azzurri. L’Italia e la Puglia sono territori di destra?
L’Italia, oggi, non è di destra o di sinistra. L’Italia è in preda a un populismo (nel senso deteriore del termine) generalizzato, che si manifesta in una resurrezione di razzismi e istinti forcaioli. Dei quali la Lega e il M5S sono i migliori interpreti.
Io penso che gli italiani dovrebbero riunirsi, al di là delle sensibilità politiche, intorno a valori inevitabilmente comuni: rispetto delle leggi e delle istituzioni, nazionali e comunitarie, doveri fiscali, solidarietà, ripudio della guerra, correttezza dell’informazione, meritocrazia, garantismo e rispetto dei diritti civili, tutela dell’ambiente. Da questo punto di vista, dopo alcuni anni di progresso in questi campi, temo una brusca inversione di tendenza.
Renzi ha annunciato che non si dimetterà, ma è davvero auspicabile? Il Pd non è ormai da archiviare?
Credo nell’importanza dei partiti. È necessario migliorarli, potenziare la democrazia interna (il PD è l’unica che riesce a declinarla in modo accettabile). Credo ancora di più nell’importanza del bipolarismo, che favorisce l’alternanza di governo e il costante rinnovamento delle classi politiche.
A parte l’eccezione del M5S (che nasce dallo scoraggiamento e dalla disillusione di milioni di cittadini) e che pertanto non ha una propria linea politica riconoscibile, a parte la moralizzazione della politica in sé, non ha senso la presenza di più di due – tre aree politiche in Italia. L’eccessiva frammentazione, così come la nascita di movimenti legati a singole personalità, è legato a mere esigenze di poltrone.
Sogno il modello statunitense. Appunto, lo sogno.
