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Home » Accuse di peculato, archiviazione per Riccardi dopo il caso dell’incidente d’auto. Sfogo social contro detrattori

Accuse di peculato, archiviazione per Riccardi dopo il caso dell’incidente d’auto. Sfogo social contro detrattori

Di Redazione
10 Marzo 2018
in Cronaca
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Si è concluso con l’archiviazione il procedimento per presunto peculato a carico del sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi. Con provvedimento del Tribunale di Foggia, del 2 marzo 2018, gip Elena Carusillo, è stato archiviato il procedimento penale a carico di Angelo Riccardi, Salvatore Zingariello, Damiano D’Ambrosio e Paolo D’Anzeris, rispettivamente sindaco, assessore comunale e consigliere comunale, e autista – dipendente del Comune di Manfredonia. L’archiviazione è stata effettuata su proposta del pm, Andrea Di Giovanni, sulla base degli interrogatori dei quattro indagati e sulla dinamica dei fatti “chiara e suffragata da riscontri testimoniali”.

Di Giovanni ha sottolineato infatti che “l’utilizzo dell’autovettura del Comune era per finalità oggettivamente istituzionali, pertanto assolutamente lecito l’utilizzo, nell’occasione dell’auto di servizio, da parte del sindaco”.

L’incidente

Peculato, questo il reato per cui era chiamato a rispondere il sindaco di Manfredonia e presidente del Consorzio ASI, Angelo Riccardi. Tutta “colpa”, si fa per dire, di un incidente stradale datato 17 giugno 2016. In quell’occasione Riccardi, a bordo di un’auto del Comune assieme a Paolo D’Anzeris, nipote del sindaco e dipendente comunale alla guida del mezzo, Damiano D’Ambrosio, capogruppo Pd e il vicesindaco, Salvatore Zingariello si schiantarono contro un’utilitaria in via dei Mandorli, all’altezza del Liceo Scientifico Galileo Galilei. Erano circa le 2 di notte. L’impatto causò ferite soprattutto per Zingariello e D’Ambrosio, praticamente illesi il sindaco – che era seduto davanti – e l’autista. Sul posto intervennero i carabinieri per i rilievi del caso.

Secondo le accuse iniziali, Riccardi e D’Anzeris si appropriarono, in unione e concorso tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, il primo in qualità di sindaco del Comune di Manfredonia, il secondo in qualità di dipendente a tempo determinato del Comune di Manfredonia ed autista del primo cittadino, dell’autovettura Renault Megane, assegnata all’ufficio di gabinetto del sindaco, ma utilizzata per fini privati al di fuori delle esigenze di servizio strettamente collegate all’incarico svolto e con modalità diverse da quella previste dal DPCM del 3.08.2011 e dalla Delibera di Giunta comunale n. 1251 del 21.11.2016″. Medesimi addebiti per Zingariello e D’Ambrosio ma solo per quanto previsto dagli articoli 110 e 314 c.p. in quanto considerati passeggeri occasionali.

Lo sfogo social

Attraverso un lungo post su Facebook, Riccardi ha commentato la notizia dell’archiviazione. Nono sono mancati attacchi ai media e agli avversari politici.

“Sindaco inadeguato. Sindaco indagato. Sindaco sgamato. Sindaco, sempre sindaco e fortissimamente sindaco. Qualsiasi cosa accada, non c’è possibilità di replica: la gogna mediatica scatta immediatamente e con essa la condanna. Senza se e senza ma; senza appelli; senza attenuanti. Vieni sbattuto sui giornali e i cronisti diventano giudici. E l’opinione pubblica, plagiata da ‘certa’ stampa, ti odia fino ad augurarti persino la morte. Poi arriva l’ARCHIVIAZIONE. E qui viene il bello. Desidero, infatti, comunicare a tutti coloro che hanno condiviso il mio tormento per una indagine giudiziaria comprensibile, ma raccontata da alcuni giornali in modo incomprensibile e probabilmente non imparziale, che la vicenda giudiziaria che mi ha visto coinvolto, unitamente ad altri, per un incidente automobilistico avvenuto con l’autovettura comunale, si è conclusa con l’affermazione della piena legittimità del mio operato. Non era una cena privata e l’uso dell’autovettura è risultato giustificato e coerente con la funzione istituzionale da me ricoperta. La libertà di opinione è sacrosanta, ma ergersi a giudici al posto della giustizia è molto pericoloso e i giornali dovrebbero dare il buon esempio. Su una testata locale, poco tempo dopo l’incidente, leggo: “Potrebbe anche passare che un politico, o più di uno, usi la macchina pubblica per fare un’uscita non autorizzata e che per sfortuna faccia un incidente e venga sgamato”. Ecco, penso in quel momento, è iniziata l’assise mediatica. Sui giornali sono diventato “quello che si reca a pasteggiare con i suoi sodali”. Come se un sindaco fosse sindaco solo in orari ufficio! Ovvero, come dire che un padre è padre solo quando è in famiglia. Ed ecco un manifesto della minoranza politica consiliare diventare per i giornali vangelo da divulgare, arrivando a conclusioni affrettate, senza alcuno scrupolo. Ebbene, miei cari detrattori, la giustizia ha fatto il suo corso ed ha ritenuto addirittura utile archiviare il tutto senza nemmeno cominciare il processo. Processo che invece ho subito dai media e dai social network che hanno fatto da spalla ad un’opposizione rancorosa e astiosa. Condannato senza prove, ma per simpatia o antipatia. Senza curarsi del fatto che dietro al politico c’è l’uomo. Per i giudici il reato non c’è, ma resta l’amarezza della gogna mediatica. Continuo comunque a praticare la cultura della legalità, ma non posso non augurarmi che l’informazione giornalistica abbandoni le forme del pettegolezzo disinformato e si adatti alle regole di civiltà giuridica ed umana, anziché essere travolta per poi ‘travolgere’ in nome di un rancore personale che non rende onore all’informazione onesta ed accurata. Nei prossimi giorni valuterò con il mio legale di fiducia se adire le vie legali in campo penale e civile nei confronti di tutti quelli che si sono resi responsabili di condotta diffamatoria nei miei confronti”.

 

Tags: Angelo RiccardiManfredonia
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