Un ispirato concerto inaugurale al Teatro Garibaldi di Lucera ha aperto la XXXV stagione concertistica 2018 dell’Associazione Amici della Musica Giovanni Paisiello Musicalis Daunia intitolata “Suono nessuno e centomila” col trio cameristico composto da Viviana Lasaracina al pianoforte, Daniele Orlando al violino e Francesco Mastromatteo, anima e direttore artistico del progetto, al violoncello.
Sul palco, prima dell’avvio della musica, anche la mecenate Elvira Calabrìa, emozionatissima per il suo traguardo tagliato insieme ai soci sostenitori dell’associazione lucerina. “Abbiamo vissuto 35 anni di storia e di esperienze musicali indimenticabili. Questi anni sono volati, vivere immersi nella musica per me è stato un sogno. Se la vita fosse ricca di musica, saremmo tutti migliori, sarebbe un mondo diverso. Non posso dimenticare i miei soci abbonati, non posso che dire grazie per il loro amore per la musica”, ha detto.
Dal prossimo anno Musicalis Daunia potrà avvantaggiarsi di un importante finanziamento culturale regionale, il futuro della musica da camera a Lucera e nelle altre tappe scelte da Francesco Mastromatteo, sarà quanto mai avvincente.
14 eventi per la 35esima edizione, in quello di ieri i tre musicisti hanno proposto al pubblico il celebre Trio Opera 70 numero 1 “Trio degli Spiriti” di Beethoven, una musica eterna che ha influenzato anche Samuel Beckett, e il Trio Opera 63 di Schumman, uno dei pezzi più alti dell’arte cameristica.
Dedicato alla contessa Anne Marie von Erdody, il Trio Opera 70 di Beethoven era stato all’inizio previsto per un coro di streghe nel Macbeth di Collin, mai rappresentato. È un’opera enigmatica, dentro una notturna allucinazione rotta da lacerazioni timbriche. Per il suo carattere inquieto, piacque ai romantici grazie alla pensosa profondità del pianoforte, stupendamente suonato dalla giovane pianista Viviana Lasaracina, che ha già accumulato decine e decine di premi internazionali nella sua carriera. “Mille varietà, segmenti scalari semplicissimi, il nulla musicale, è un continuo moltiplicarsi di suono – ha spiegato prima dell’esecuzione il maestro Mastromatteo -. Opera 70 arriva subito dopo la sinfonia numero 6, in questi lavori apprezziamo il messaggio profondissimo di Beethoven. Non è la nota che esprime il sentire, ma è il sentire che è parte dell’uomo nella sua totalità a farsi musica. Usiamo i suoni per riconoscere il nostro essere. Nel secondo movimento si vede la scena degli spiriti di Macbeth, il suono è rarefatto, finisce con l’essere assenza, solo dopo si genera una massa sinfonica ciclopica realizzata in tre entità. Nell’ultimo movimento questa ansia esplode in una libertà ritmica e nell’esigenza di una persona che ha raggiunto la pienezza di sé”. Beethoven si concentra nell’aspetto musicale e crea la musica perfetta per il dramma di Shakespeare. “Dovevamo impedire che Vienna perdesse la sua voce, Beethoven era la novità che avanzava”, si legge nelle lettere dei suoi contemporanei viennesi.
“La musica è l’unica arte propriamente romantica”, secondo lo scrittore romantico tedesco Hoffman. Se con Beethoven ci si perde nelle foreste degli spettri, con Schumann si viaggia in sentieri inesplorati del proprio animo. La sua musica fa emergere razionalità sepolte, particolari del cuore ripescati con inedita allegria. Le scale del suo trio divengono fondanti: tutti riscoprono la propria intima voce artistica, se si lasciano trasportare dall’ascolto.
“Il violino comincia con interventi vicinissimi, la continuità sembra reiterare la noia, ma ha invece colori intensi, gustiamo i dettagli di ciò che sentiamo. Nel secondo tempo si ritrovano frammenti di scale, il nulla musicale trasfigurato con gioia”, è stato il commento di Mastromatteo nell’illustrare l’Opera 63, un regalo di compleanno del compositore a sua moglie Clara Schumann nel 1847. Un condensato di estetica romantica, una voce nuova illogica. “Alle volte mi sembra di scrivere come se un bambino mi chieda: ma tu mi intendi?”, “Continuo a chiedermi dove sia l’eternità”, erano le massime di Schumann. La sua musica va diritta, conquista. E il pubblico del Garibaldi ha apprezzato moltissimo l’esecuzione perfetta e sognante, al tempo stesso.
“Stasera abbiamo cominciato. Abbiamo tenuto fede ad una promessa, tante istituzioni hanno creduto noi, grazie a tutti voi che siete stati presenti – è stato il ringraziamento del direttore artistico -. L’arte non è solo quella che interpretiamo. Ciascuno di voi è responsabile del nostro suono, voi cambiate l’acustica del teatro, uno strumento si valuta solo a sala piena. È la condivisione col pubblico che rende unica la nostra performance. Vi invito a proseguire a seguire la nostra stagione”, ha evidenziato rivolto agli spettatori. Tanti i nomi che impreziosiranno la stagione 35. “Il 2019 sarà la migliore stagione musicale di musica da camera del Sud Italia – ha spiegato Mastromatteo a l’Immediato – stiamo facendo uno sforzo enorme. Ci stiamo investendo la vita, ma sono felicissimo di farlo, i musicisti che verranno sono tutte persone che vivono per l’arte. È una gioia condividere una passione nella mia terra, spero tra tanti miei allievi e tra la gente che mi ha visto crescere e con cui sono cresciuto. Sono grato a questa terra e a Lucera, a Foggia dove sono cresciuto tra mille contraddizioni, una città difficile e affascinante. Sono felice di portare qualcosa, si dice sempre che noi dobbiamo partire, ma credo che la vera differenza la fanno le cose che riusciamo a portare e le persone che riusciamo ad attrarre nel luogo che amiamo. Solo così possiamo davvero cambiare i nostri luoghi”.



