Ha intascato ben 41mila euro dalle sue vittime foggiane spacciandosi per la sorella di Raffaele Cantone – noto magistrato e presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, molto apprezzato per la sua lotta alla camorra -, ma ieri i carabinieri hanno messo fine al “business illegale” dell’avvocato Maria Virginia Cantone, classe ’65 di Cervinara, in provincia di Avellino e regolarmente iscritta al foro del centro campano. Nella mattinata di ieri i militari della Compagnia di Foggia, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, hanno arrestato la donna in flagranza di reato per truffa aggravata denunciando a piede libero per il concorso nella commissione del reato altre due persone, G.C., un 58enne disoccupato dello stesso centro irpino, e F.R., una pensionata 70enne di Cautano (BN).
L’avvocato Cantone è stata fermata subito dopo aver ricevuto una busta contenente del denaro contante da due delle cinque sue vittime foggiane. La coppia, nel marzo dello scorso anno, era stata avvicinata dalla donna presso un cantiere edile a Campomarino in Molise, dove erano in costruzione alcune abitazioni, una delle quali era stata da loro acquistata per le vacanze. Il legale, nella circostanza, aveva fraudolentemente fatto credere loro che la società che era impegnata nei lavori e che aveva venduto l’appartamento fosse sull’orlo del fallimento e che loro, quindi, stessero per rimanere senza nulla in mano. A quel punto, dopo l’amaro il dolce: lei stessa si era offerta per tutelarli nei loro interessi contro la ditta, assicurando che il fatto di essere la sorella di Raffaele Cantone le riservava normalmente un trattamento di riguardo in tutti i Tribunali d’Italia.
Era così iniziato un rapporto basato sulla fiducia e la gratitudine per aver evitato una truffa, proseguito poi con uno scambio reciproco di atti di Tribunale e denaro per proseguire la causa con tanto di lettere firmate da giudici inesistenti. Le vittime però, non “addette ai lavori”, non si erano mai rese conto che i documenti ricevuti ad un occhio esperto sarebbero subito apparsi palesemente falsi, né avevano trovato “strano” che il loro legale volesse essere compensata con denaro contante, e senza nemmeno rilasciare alcuna ricevuta di pagamento.
Al contrario, la coppia, sempre convinta di essere “in buone mani”, aveva esteso il rapporto con la Cantone a vera e sincera amicizia, senza accorgersi che questa, frequentandoli, era entrata in contatto con altri loro amici, riuscendo a raggirare anch’essi, persuadendoli fraudolentemente di necessitare di un’abile tutela legale. Addirittura, l’avvocato/truffatrice era riuscita a convincere una coppia dell’inadeguatezza di un risarcimento ottenuto a seguito di un’accertata negligenza di alcuni medici che aveva provocato una disabilità al figlio durante il parto, facendosi affidare un apposito mandato per rivederne l’ammontare. Nella trappola diabolica era caduta anche un’anziana parente di questi ultimi.
A tutti l’avvocato Cantone ha, nel tempo, fornito false sentenze che li vedevano destinatari di rimborsi, risarcimenti, diritti reali e quant’altro, che le sono state, da tutti, corrisposte con denaro contante o sotto forma di assegno, come parcella, piuttosto che come rimborsi di spese legali e di altra natura, o per la prosecuzione delle cause così brillantemente avviate. Sempre, però, senza il rilascio di alcuna ricevuta. Persino telefonate di suoi complici che con finta commozione annunciavano alle vittime di aver ottenuto un risarcimento da un milione di euro.
Il tutto è proseguito fino ad una decina di giorni fa, quando i coniugi per primi caduti nella rete, insospettiti dal fatto che a tante rassicurazioni e vittorie non corrispondesse la possibilità di incassare alcunché, hanno digitato il nome della loro “salvatrice” in internet, scoprendo amaramente di essere stati raggirati e che Cantone non ha mai avuto sorelle.
Della denuncia, presentata presso il Comando dei Carabinieri della Stazione Principale, è stato immediatamente informato il Pubblico Ministero della Procura di Foggia, che ha colto immediatamente la gravità della vicenda e, assieme ai carabinieri, ha immediatamente disposto una serie di accertamenti, approfondimenti e verifiche anche bancarie che hanno permesso di inchiodare l’avvocato alle proprie responsabilità.
L’ingordigia del legale ha poi fatto il resto, velocizzando i tempi tanto da rendere superflua una richiesta cautelare al gip del Tribunale. La donna, infatti, nei giorni scorsi ha nuovamente contattato la coppia, pretendendo con un pretesto il versamento in contanti di ben 14.000 euro, preparandosi da sola, di fatto, la trappola.
Procura e carabinieri hanno infatti studiato la strategia da adottare e concordato di coglierla nella flagranza del reato, ovviamente con la collaborazione delle vittime. L’avvocato, giunta in auto davanti alla casa delle sue vittime foggiane in compagnia dei due complici, dopo aver letteralmente perlustrato le vicinanze per scongiurare brutte sorprese, è salita da loro, mentre i due accompagnatori si sono piazzati all’esterno per dare l’allarme in caso di visite sgradite. Ridiscesa in strada, la Cantone e i suoi complici sono quindi stati raggiunti dai carabinieri che, abilmente confusisi tra le persone di passaggio, avevano potuto seguire tutta la scena senza essere visti.
Ora l’avvocato si trova nel carcere di Foggia, a disposizione della locale Procura della Repubblica, dove potrà cercare qualche pretesto col quale giustificare il motivo per il quale le sue vittime foggiane le hanno consegnato in totale 41.000 euro. Per risultare ancora più credibile la storia, in alcuni casi, le vittime sono state contattate sull’utenza cellulare da un uomo che si è presentato come dott. Raffaele Cantone. In realtà il vero magistrato in passato aveva anche denunciato la cosa a Roma. Per molto tempo, infatti, la “finta sorella” lo ha spacciato per una persona corrotta e in grado di corrompere a tutti i livelli.
Oggi in conferenza stampa i carabinieri hanno sottolineato ancora una volta che il magistrato non ha sorelle e che la truffatrice è realmente iscritta al foro di Avellino. L’operazione è l’ennesima dimostrazione della straordinaria sinergia tra Procura e Arma dei Carabinieri, che ha portato alla piena condivisione degli obiettivi e delle strategie investigative.
