La costituzione di un partito nazionale LeU dopo l’esperienza elettorale e l’alleanza in Regione i due temi dibattuti nel pomeriggio in Via Monfalcone dalla componente MdP coordinata dal primario Ciro Mundi e Sabino Colangelo. “È stata una campagna elettorale difficile che ci ha delusi. Abbiamo raggiunto il 3,5%, ma la mia non vuole essere un’analisi puntuale del voto – ha detto Mundi – servono proposte per il futuro, che forse sono non facili e non lineari. Siamo stati assimilati a tutto il centrosinistra. Dove il Pd è stato maciullato siamo stati maciullati pure noi”. Le premesse erano buone, Mundi ripercorre i tempi del 4 dicembre 2016.
“Siamo partiti dopo il referendum con un grande entusiasmo, c’era stata una partecipazione importante. A Foggia abbiamo superato il 70%, fondammo Consenso, che è durata pochi mesi, si muoveva su quegli ideali di partecipazione. Ottenemmo 200 adesioni, dopo pochi mesi c’è stata la frattura nel Pd, con una fusione fredda dall’alto in MdP, che ha avuto una vita breve, siamo arrivati a LeU che è stata un’alleanza elettorale. Siamo stati degli illusi a pensare che i cittadini ci seguissero in eventi targati dall’alto. Siamo stati percepiti a torto o ragione come delle persone che volevano tutelare il ceto politico.
Il risultato è che ha vinto la destra, sono due destre diverse: Salvini ha puntato sulla smania di pagare meno tasse, i 5 Stelle che a furia di click hanno proposto il reddito di cittadinanza e la lotta ai privilegi, che ha suscitato l’interesse del Sud. Su queste due paroline hanno conquistato tutti i collegi”.
Al risultato elettorale “modesto” si unisce secondo il neuroscienziato la afasia completa di LeU. “Siamo un po’ imbambolati. Bisogna accelerare per la costruzione del partito ci dicono dal nazionale”.
Il 12 e 13 aprile ci sarà una assemblea dei delegati per sancire la nascita del nuovo partito, che potrebbe essere l’ennesima fusione a freddo.
“Noi viviamo in Puglia, il 4 aprile c’è una riunione per un programma di fine consiliatura. Dobbiamo porre opzioni programmatiche importanti. Emiliano non può continuare a pescare soggetti del centrodestra. Agricoltura, sanità. È sotto gli occhi di tutti il disastro della sanità pugliese, il tema è variabile. Siamo a tre anni della gestione Emiliano e ci sono grandi fette della sanità sic et sempliciter affidate ai privati, con strutture ospedaliere chiuse senza servizi sostitutivi. È evidente che noi dobbiamo avere un atteggiamento di proposta. Emiliano deve decidere cosa fare, ha anche un ruolo politico importante. È emerso a Bari che sarebbe necessario sollecitare il Pd per capire come vuole porsi per rilanciare. Borracino è già fuori. Nel Pd hanno aspettato troppo per i loro dissensi. Partito come intellettuale collettivo. Non è tanto l’organizzazione, ma la coesione con i settori sociali che deve tentare di rimetterci al lavoro”.

Tanti errori sono stati commessi secondo chi è intervenuto. Dal tempo perso con Pisapia alle liste dirigiste fino alla confusione dell’ultima settimana di campagna elettorale.
“O si ridiscute cosa fare o si va all’opposizione. Emiliano non ha capito che il ceto politico che aveva inglobato nelle liste civette cosiddette civiche ha avuto una grossa sconfitta. Tanti sono tornati all’ovile del centrodestra”, ha detto un militante.
C’è chi ha chiesto di organizzarsi meglio sulla rete, imitando le piattaforme pentastellate.
Frisoli da Monte ha motivato l’assemblea: “Dobbiamo cambiare il linguaggio, la gente ha punito il Pd, ma non ha premiato noi: non è vero che non c’è più il socialismo, lo dicono i numeri, 1 milione di persone ha votato per noi, una parte importante degli elettori del Movimento non dico che è di sinistra, ma guarda a quel sistema di valori. C’è da ricostruire”.
Netto anche Domenico Rizzi: “Per i molti e non per i pochi era lo slogan, ma ci hanno votato i pochi. Di autocritica ne dobbiamo fare molta, l’Italia non è mai stata così divisa. Al Sud i 5 Stelle hanno fatto breccia, noi non ci siamo infilati per niente. Io mi auguro di non sentir più parlare del Pd, vengo da una storia ben diversa dal Pd. Noi non abbiamo deciso nulla: abbiamo subito le candidature. Abbiamo condotto una campagna elettorale miserevole. Non siamo riusciti a sfondare il milione di voti, non credo che la colpa sia di Bersani o di D’Alema, questa accozzaglia di partiti è uscita dalla Giunta del Lazio. Invertiamo le cose, visto che non si è deciso nulla: diciamo come la pensiamo. I parlamentari pensassero a stare nelle commissioni, facciamo una nuova classe dirigente, con tesseramento. Programmiamo i congressi, eleggiamo i dirigenti e decidiamo chi ci vuole stare, chiamiamo questo partito come vogliamo. La nostra identità è nelle nostre radici. La provincia di Foggia non era mai andata così in basso, non abbiamo preso voti neppure nelle zone rosse come l’Alto Tavoliere.
Non abbiamo più rappresentanza, è un lavoro da fare non raschiando il barile, ma sfondandolo. Il Pd di Emiliano è crollato, il Pd con Vendola non era mai arrivato a questi numeri. Non possiamo essere ambigui”.
