Danilo Pietro Della Malva, detto “u’ meticcio”, classe ’86, viestano, uno degli elementi di spicco della mafia garganica in quanto vicino al clan Romito e al gruppo di Marco Raduano, è stato dunque arrestato, come anticipato stamattina dalla nostra testata. Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Manfredonia, Cacciatori e 6° Elinucleo Carabinieri di Bari-Palese hanno messo fine alla latitanza del 32enne, svanito nel nulla lo scorso 23 febbraio, all’indomani dell’operazione “Nel nome del Padre” condotta dalla Guardia di Finanza che portò ad importanti arresti tra malavitosi di Mattinata e Vieste. Della Malva fu anche immischiato in “Ariete”, operazione dei carabinieri contro il clan Romito. Insomma, un soggetto di spessore negli ambienti criminali garganici. Stando agli investigatori, l’uomo si diede alla macchia proprio per evitare la cattura nell’ambito di “Nel nome del Padre”. Della Malva avrebbe comunque passato alcune settimane nella sua Vieste per poi spostarsi dagli “amici” mattinatesi a causa del potenziamento dei controlli sulla “capitale del Gargano”.
Nel casolare con bigliettini e appunti manoscritti
A Mattinata ha trovato rifugio in un casolare ben nascosto tra gli ulivi, riconducibile al 60enne Matteo Lapomarda, anch’egli arrestato (è ai domiciliari, ndr) per favoreggiamento della latitanza e per aver provato ad aggredire i militari al fine di evitare l’arresto del criminale viestano. Secondo i carabinieri, Della Malva era in quel casolare da pochi giorni, senza telefoni né altro mezzo tecnologico. Qualcuno gli portava del cibo, altri lo andavano a trovare per motivi ad oggi ignoti. Al momento del blitz dei Cacciatori e dell’arrivo dell’elicottero, per una perfetta cinturazione dell’area (40 carabinieri impiegati a terra), nel casolare era presente anche P.V., 50enne incensurato del luogo, deferito, ma in stato di libertà, per favoreggiamento personale.
Temeva anche di essere ucciso
Nel corso della successiva perquisizione, i militari hanno anche sequestrato un fucile calibro 12, arma tipica della mala del Gargano. Ritrovati inoltre bigliettini e appunti vari, con trascritti alcuni nominativi. Tutto materiale al vaglio dei carabinieri. Della Malva era davvero molto cauto tanto che sono servite oltre 48 ore di osservazione per individuare il momento migliore per la retata, ricaduto su sabato mattina scorso. Luci sempre spente, anche nelle ore serali, nessun telefono, pochi contatti con l’esterno. Probabilmente l’uomo era lì, nascosto tra gli ulivi di Mattinata, non solo per evitare la cattura ma anche per non essere ammazzato nella guerra di mafia che si sta consumando a Vieste tra i clan Raduano e Perna. “Era quasi sollevato quando ha capito che ad averlo raggiunto eravamo noi carabinieri e non qualcun altro”, hanno spiegato stamattina i militari durante la conferenza stampa tenuta dal comandante, Marco Aquilio.
Spessore criminale
“È stata assicurata alla giustizia una persona che crede di essere al di sopra della legge – ha detto Aquilio -. Con questa operazione abbiamo dimostrato che non ce n’è per nessuno”. Secondo il comandante, i recenti scontri tra gruppi criminali garganici stanno mettendo in luce la loro debolezza, dovuta anche alla prigionia dei capi (Raduano e Perna sono entrambi in cella). Stavolta è toccato a Della Malva, elemento di rilievo tanto da interloquire direttamente con pezzi da novanta come Francesco Scirpoli e Francesco Pio Gentile, entrambi al vertice del clan Romito, soprattutto dopo la morte di Mario Luciano Romito, ucciso nella strage di San Marco in Lamis del 9 agosto scorso.
Della Malva è adesso in carcere a Foggia a disposizione della Procura della Repubblica.





Però, ” o meticc “, aveva studiato bene : niente telefonini ( forse, usava piccioni viaggiatori, o la tecnica dei pizzini, con i postini che li ritiravano e consegnavano ? ) ; da Vieste si era spostato nella vicina Mattinatella ; per mera ” difesa personale “, si era anche attrezzato ; vitto ed alloggio assicurati, ed alla bisogna forse anche qualche compagnia di intrattenimento…! Non aveva però fatto i conti con chi, la questione ancora aperta de ” nel nome del padre “, voleva chiuderla a tutti i costi : se non erro, era lui che, telefonicamente guidato dall’illustre detenuto con ” telefonino extra “, scavava sotto i muretti per recuperare i ” ferri del mestiere “, o no ?