Cun sì o Cun no? A Foggia, Bologna o Roma? Gli interrogativi sulla Commissione Unica Nazionale hanno aperto e chiuso la sessione di lavori delle tavole rotonde di questa mattina ai Durum Days, organizzati con grande sapienza anche quest’anno dall’imprenditore agricolo Giannicola Caione in Camera di Commercio a Foggia con la partecipazione di Cia, Confagricoltura, Confcooperative, Copragi, Aidepi, Italmopa, Compag, Crea e con la collaborazione del partner tecnico Areté e gli sponsor Syngenta e PSB.
All’avvio della mattinata il presidente camerale Fabio Porreca è stato più che sincero. “Non so se la Cun serve, non entro nel merito della sua utilità tecnica, perché non ho le competenze per farlo, ma se serve deve essere localizzata a Foggia”, ha rivendicato, fornendo dati e motivi di ragionevolezza alla sua enunciazione. A l’Immediato il numero uno Cciaa ha rimarcato che la sola Capitanata produce il 60% di grano in più rispetto a tutta l’Emilia Romagna, con superfici agricole coltivate pari a più del doppio. Non ci sono neppure impedimenti tecnici e logistici, perché la Cittadella dell’Economia di Foggia potrebbe fornire spazi e risorse umane. Né tantomeno, con la tecnologia che corre veloce e la possibilità di svolgere riunioni per via telematica, la localizzazione geografica può più essere vissuta come un problema. “Le Cun si sono realizzate per altri comparti, come quello dei suini e dei conigli e per entrambi i segmenti sono state scelte città periferiche e non certo Roma”, ha osservato richiamandosi alla Cun di Mantova.
Chi rallenta l’operazione di istituzione della Cun a Foggia? Il presidente ha chiarito che anche Coldiretti regionale e nazionale, che non partecipa ai Durum Days, ma che ieri ha siglato il più grande importante contratto di filiera al mondo per aree coltivate con Casillo e Asp Zaccagnino, è d’accordo sull’opzione Foggia.
Ebbene, nel corso della giornata prima Nicola Gatta dirigente di Confagricoltura e poi anche l’assessore regionale all’Agricoltura Leo Di Gioia, che guida i suoi omologhi regionali nella Conferenza Stato Regioni, hanno chiesto conto ad Italmopa della loro posizione sulla Cun. Sono infatti i mugnai e tutta la parte industriale della filiera grano-pasta ad aver bloccato l’iter ministeriale con resistenze e strategie di retroguardia.
“Il tema della Cun non può essere su chi è pro e chi è contro. C’è un decreto sulla trasparenza nelle relazioni contrattuali nelle filiere agricole. A noi compete attuarla la Cun, serve un sistema trasparente di prezzi e non è saggio in questo momento sottrarsi al dibattito. Qual è la posizione dei mugnai? È vero che ne hanno bloccato l’individuazione?”, ha chiesto con molta energia l’assessore Di Gioia. “Il mio invito è a sedersi al tavolo di negoziato, la sede di Foggia è quella più autorevole perché può garantire una maggiore conoscenza del tema. Bologna può invece tranquillamente indicare dei membri. Abbiamo l’esigenza istituzionale di trovare un equilibrio. Sono vere le voci secondo cui Italmopa ha rilevato di non dare seguito alla Cun? Invito gli amici a fare un approfondimento, diversamente rimarrà una incompiuta. Per la Puglia l’asset del grano è vitale”.
A tutte queste domande Cosimo de Sortis, presidente nazionale di Italmopa non solo ha risposto, ma ha anche smontato ancora una volta la Commissione Unica Nazionale Prezzi, ammettendo di aver chiesto in via ufficiale con una lettera al Ministero di fermare la Cun. “Da parte nostra c’è un tema di riserve che riguarda l’adeguatezza dello strumento a rappresentare la struttura dell’offerta del grano duro in Italia con i dati”, ha detto senza mezzi termini de Sortis. “Parliamo la stessa lingua: l’obiettivo deve essere quello della trasparenza. Ma che la trasparenza si possa declinare con l’istituzione della Cun o con il mantenimento dei listini attuali, penso a Foggia, a Bologna o a Milano, che funzionano bene, perdonatemi ma per noi questa diventa una questione estetica. Con i prezzi del grano duro ci lavoriamo, l’obiettivo della trasparenza deve essere quello ultimo da perseguire, ma il rischio è che invece, quando gli strumenti vengono calati dall’alto, lo strumento venga declinato in maniera impropria sotto forma di propaganda, anche politica. Una cosa, che noi non vogliamo”.
Il dibattito è aperto e si è tenuto di mercoledì, giorno di riunione della commissione prezzi locale, che oggi ha diramato un listino prezzi settimanale invariato rispetto alla settimana scorsa. Per il grano duro mercantile si va da un minimo di 19,20 euro ad un massimo di 19,70 euro a quintale.