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Home » La chiesa foggiana e i migranti. “Cattiva accoglienza alimenta il rifiuto nei confronti degli stranieri”

La chiesa foggiana e i migranti. “Cattiva accoglienza alimenta il rifiuto nei confronti degli stranieri”

Di Antonella Soccio
19 Maggio 2018
in Cultura&Società
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“In cosa credete che la Chiesa locale o nazionale possa sostenervi? A vostro giudizio, cosa si potrebbe mettere in campo per sconfiggere l’intolleranza diffusa nei confronti dei migranti e dei rifugiati?”. Sono solo alcune delle domande a cui hanno risposto ieri sera a Foggia nel teatro della Parrocchia Gesù e Maria gli operatori e le operatrici del Terzo Settore nel questionario somministrato nel corso del convegno “Superate le paure e accogliete”, organizzato dalla Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali e l’Ufficio Migrantes della Arcidiocesi Foggia – Bovino, al quale ha partecipato il responsabile Migrantes Nazionale della CEI, don Giovanni De Robertis.

Presente anche l’Arcivescovo Vincenzo Pelvi, che nella sua lettera d’invito rivolta alle associazioni ha rimarcato che “l’indifferenza, una malattia spirituale dei nostri giorni, non deve uccidere quella cultura dell’incontro, senza la quale la vita non conoscerebbe futuro”.

Per una Chiesa totalmente secolarizzata e in grado di dire poco o nulla sugli stili di vita consumistici dominati dalla tecnica, il tema dei migranti e dell’accoglienza resta quasi l’unico appiglio per riaffermare l’evangelizzazione e l’importanza della cultura dello scarto.

Don De Robertis è consapevole che “la cattiva accoglienza alimenta il rifiuto nei confronti degli stranieri”, ed è per questo che ieri si è tentato di mostrare modelli di “buona accoglienza”, al vaglio dello studio e dei progetti della prefetta Iolanda Rolli.

A parlarne la dottoressa Corinna Panella, la quale ha illustrato tutti i piani prefettizi dell’emergenza immigrazione in Capitanata. Caporalato, insediamenti abusivi, il servizio di trasporto dei lavoratori verso i campi. “In altre realtà sono gli imprenditori agricoli che accolgono i loro lavoratori. Col senno di poi possiamo dire che lo sgombero del Gran Ghetto è stata un’operazione fallimentare, la soluzione sgombero è inefficace in mancanza di una alternativa valida”, è stato il suo commento. La Capitanata trabocca di ghetti: la “Pista” a Borgo Mezzanone, Borgo Tre Titoli e tanti piccoli insediamenti abusivi, che presentano situazioni igieniche sanitarie allarmanti. “Tutto questo richiama alla responsabilità i cittadini italiani, perché molti ruderi sono affittati dagli stessi proprietari terrieri ai migranti”, ha aggiunto Panella. Il decreto legge del giugno 2017 ha aperto nuove opportunità per il terzo settore per realizzare interventi mirati. “La Legge contro il Caporalato non è perfetta ma è stata una grande conquista di civiltà, perché ci permette di intervenire su un sistema sostitutivo di trasporto e perché detta le linee per un prodotto tracciabile ed etico, anche la Princes sta cercando di darsi una veste etica. Va tuttavia ripensato tutto il sistema di accoglienza, perché spesso anche chi esce dallo Sprar finisce inevitabilmente nei ghetti”.

Qual è la soluzione per l’integrazione? Se ne parla ormai da tempo in Prefettura a Foggia con gli Enti locali e le associazioni dedicate. L’idea, come si sa, è quella del recupero di immobili pubblici, individuati per lo più nei centro servizi della vecchia riforma agraria disseminati nelle campagne del Tavoliere,  attorno ai quali impiantare “moduli abitativi” prefabbricati più o meno ampli. “I fondi ci sono per installare i moduli, la gestione dei servizi sarà del terzo settore”, la certezza della delegata di Rolli, la quale ha elencato tutti gli immobili selezionati. “Abbiamo Tor di Lama, un istituto alberghiero continuamente vandalizzato, dove potremo realizzare i corsi sono per i nostri ragazzi italiani e per i migranti. C’è poi Coppa Sentinella vicino Lesina, Borgo Amendola, Pozzelle a Stornarella, un albergo diffuso già pronto potrebbe che essere il primo progetto a partire. Posta Uccello, che non sappiamo se sarà possibile sfruttarla perché potrebbe non essere vantaggioso e poi l’ex mattatoio di San Severo, un progetto molto bello con una stecca per l’ospitalità per migranti ed italiani, in cui sono previste anche camere per disabili. Stiamo intervenendo. Le amministrazioni stanno lavorando, vi chiedo fiducia, l’amministrazione è spesso elefantiaca, ma stiamo riuscendo nell’intento”.

Accanto ai progetti prefettizi per l’emergenza immigrazione, vi sono poi le realtà Caritas e parrocchiali con i  40 posti di letto e i circa 200 pasti caldi offerti al Conventino, più i corsi di cucito e l’assistenza allo studio. È una buona prassi il dormitorio di Sant’Alfonso, illustrato da padre Luigi Martella. “La parrocchia si è aperta, sei anni fa quando sono arrivato la prima cosa forte per me è stata l’impatto con le periferie emarginate, con baracche, i container. È affascinante viverci dentro le periferie. La Caritas aiuta 130 famiglie, ma da qualche tempo abbiamo abbassato il livello di assistenza, diamo dei pacchi. Abbiamo 8 coppie ed ognuna crea relazioni con 10 famiglie bisognose. In questo contesto è nato il dormitorio, con don Francesco Catalano e i Fratelli della Stazione. L’amore comincia a prenderti e abbiamo aumentato il numero di letti, da 13 a 30”.

Tags: ChiesaFoggiaMigrantiPelvi
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