Solo nel 2018 sono pervenute negli uffici Ambiente della Provincia di Foggia per le autorizzazione VIA cinque richieste di trattamento rifiuti da diverse società (la ditta Avellino per Contrada Pagliara Vecchia a Torremaggiore, Tecneco Servizi Generali per Foggia, De Siro per la contrada Colle Castrato di Serracapriola, la Recuperi Gervasio per Orta Nova e Seccia per Cerignola).
Sono tantissime le domande che giungono al servizio Ambiente diretto dall’architetto Stefano Biscotti. Con il Piano Generale Gestione Rifiuti Speciali della Regione Puglia le Province hanno la titolarità delle funzioni amministrative concernenti il rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione e per la gestione di impianti di smaltimento o di recupero di rifiuti anche pericolosi, ma dovranno individuare sulla base delle previsioni del piano territoriale le zone idonee alla localizzazione degli impianti e le zone non idonee.
Zone nere e zone bianche, sono state definite, questa mattina in Consiglio provinciale, a cui era presente anche il dirigente al ramo. Le Province concorrono al monitoraggio del piano e dovranno comunicare, anche su supporto digitale entro 90 giorni dall’approvazione, che a Foggia si è avuta oggi, tutte le informazioni del servizio e del comitato Via. Si dovrà dettagliare: il numero di impianti autorizzati, divisi per tipologie, i codici Cer autorizzati, la capacità di trattamento di ogni impianto presente sul territorio, la quantità di rifiuti trattati per ogni tipologia di rifiuti autorizzati, il rapporto percentuale tra quantità di rifiuti trattati in ogni singolo impianto di recupero e prodotti o materiale riciclato ottenuto e le criticità rilevate.
Tutto questo al fine di monitorare i flussi dei rifiuti prodotti, recuperati e smaltiti, nonché lo stato di attuazione di ciascuna pratica. Un lavoro immane, come ha specificato stamattina l’architetto Biscotti, che nel suo Ufficio può contare solo su 4 dipendenti. Spetta alla Regione l’individuazione dei criteri che consentono alle Province di individuare aree non idonee alla localizzazione degli impianti. I criteri possono contemplare elementi di salvaguardia aggiuntiva rispetto ai sovra ordinari criteri regionali, ma non possono in ogni caso essere meno prescrittivi dei criteri regionali.
Biscotti è stato chiaro: “I criteri della Provincia potranno essere più stringenti, ai fattori escludenti e a quelli penalizzanti potremo aggiungere nuovi criteri, senza però che vi siano automatismi. Dovremo incrementare i fattori di filtro in maniera restrittiva”.
Nella proposta di deliberazione dell’amministrazione Miglio era stato anche previsto il ricorso a consulenti esterni per questo lavoro di mappatura, con l’impegno di spesa di 50mila euro. Una possibilità che ha trovato qualche opposizione da parte del consigliere piddino Leonardo Cavalieri, sindaco di Troia. La ricognizione delle unità lavorative va fatta a livello gestionale, dovrà essere il dirigente a dichiarare di aver bisogno di personale aggiuntivo per tale lavoro.
“Ogni criterio sarà sempre più stringente, daremo dei paletti a chi vuole fare discariche nella nostra provincia, mapperemo tutte le zone nere”, ha detto il consigliere Giuseppe Pitta, delegato all’Ambiente.
