Azzeramento di Giunta a San Severo per l’amministrazione di Francesco Miglio (in foto col vice Sderlenga), il quale ha sì ottenuto il placet per un suo possibile rientro nel Partito democratico, ma deve ancora riequilibrare le forze in aula, se vuole continuare ad amministrare la città dei campanili fino alla fine del suo mandato. Giovanni Florio e Roberto Pratichizzo che è succeduto a Gigi Damone dopo le sue dimissioni e l’addio alla politica, hanno imposto il loro aut aut al primo cittadino, che ieri dopo l’approvazione del Bilancio ha dovuto capitolare. Un “ricatto politico”, secondo alcuni, che già altri in precedenza avevano messo in atto e che non era mai riuscito.
Per il tagliando finale dell’ultimo miglio dell’amministrazione sanseverese, il sindaco dovrà forse rivedere la sua squadra. Sono a rischio le due donne della compagine damoniana, Ondina Inglese che con la peonia della Lorenzin prese pochissimi voti da capolista al Senato alle Politiche del 4 marzo, e Simona Venditti. In consiglio i due eletti hanno chiesto un assessore per la fazione politica.
13 a 10, così è finita ieri in aula, con Miglio che ha ottenuto “per una questione di coerenza” anche il voto di Annalisa Tardio, forse in ritorno con la sua maggioranza, dopo la parentesi con i civici popolari di Leo Lallo, che ha votato contro.
“Quello di Miglio è un accanimento terapeutico, lui i numeri non ce li ha e li raccatta volta per volta, sta cercando di arrivare al prossimo anno, con l’appoggio di Dino Marino, che si è dichiarato a favore e la segretaria provinciale Lia Azzarone ormai dalla sua parte”, rimarca a l’Immediato la dirigente dem Mariella Romano. “Oggi alla luce di quanto è emerso dalla direzione Pd, Miglio darà oppure no un assessorato o due al Pd? A me pare che ci siamo andati a prendere un sindaco agonizzante. Non era meglio che ce lo prendevamo prima anziché ora che è in coma irreversibile? La città non comprende il motivo del nostro avvicinamento ad un sindaco che è molto in difficoltà”, continua la dipendente Asl.
“La mia posizione all’interno del partito è rimasta di sfiducia, siamo in pochi a non essere favorevoli al ritorno di Miglio nel Pd, ma alla fine non possiamo opporci più di tanto, ha vissuto 2 anni di penitenza, strumentalizzando il partito e sfiancandolo ulteriormente. Oggi paradossalmente gli sono più nemici i membri della maggioranza che non l’opposizione. Per due anni il Pd ha votato gratuitamente a favore alle sue misure. Oggi è moribondo, io non lo darei l’assessore al Pd. Vogliamo davvero partecipare al suicidio di Miglio e del centrosinistra? Con questa configurazione, ci accolliamo per intero l’amministrazione uscente. Con questo accordo politico e programmatico, qual è il contributo che Miglio dà al partito e quali sono le prospettive future? Il Pd come pensa di essere incisivo portandosi dietro a rimorchio Miglio?”.
Le domande della pasionaria Mariella Romano sono legittime, se si considera che Miglio dopo le Provinciali ha perso tutte le elezioni che avrebbero portato il civismo ad un livello strutturato in Regione e a Roma. Prima la mancata elezione di Gigi Damone a Via Capruzzi e poi il bagno di sangue di Rosario Cusmai all’uninominale camerale. “Noi abbiamo sbagliato il percorso politico, certe scelte le abbiamo subite, Cusmai l’ha subito anche la federazione. Il Pd non sta messo bene, ma quel che resta del partito a San Severo e in questa prospettiva rischia di disperdersi ulteriormente. Nutro dubbi che il Pd avrà un assessorato e qualora non lo avesse, dubito che i consiglieri faranno opposizione: si continuerà così per traghettare Miglio alle amministrative. Continuo a sperare: aspetto che il Pd dia una sferzata coraggiosa”.
Romano non nega che Miglio abbia operato al meglio. E il reparto anticrimine a Via Guareschi lo conferma. “Il doppio incarico è stato letale per lui nel dimenarsi tra Foggia e San Severo non ha fatto bene né in Provincia e in Comune. La mole di impegni istituzionali lo ha tenuto lontano dalla città”, conclude.
È dura con Miglio anche la donna forte del centrodestra, l’azzurra Rosa Caposiena: “La maggioranza nei numeri esiste ancora, avendo recuperato anche Tardio e Marino. Non è che mi sconvolga il valzer dei consiglieri. Temo sia sempre esistito ed esisterà. Mi allibisce il tentativo di rendere nobile qualcosa che in realtà somiglia ad un mercato. Quindi non abbiamo più i “venduti”, come si diceva impropriamente un tempo, oggi si chiamano “salvatori della patria”, “i responsabili” che non sapranno pur dare una sola risposta alle esigenze di una città abbandonata a se stessa ma che capiscono perfettamente le regole di spartizione della politica”, ha rimercato.
