“L’origine della materia prima crea fascino”. Ed è da questa seduzione, dal “profumo del Senatore Cappelli che si diffonde nel pastificio”, sperimentati dalla Ceo del Pastificio Granoro srl Marina Mastromauro nella sua azienda centenaria, che è nata 6 anni fa la pasta 100% Made in Puglia Dedicato, celebrata oggi insieme alla sua filiera al Crea di Foggia in una tavola rotonda e poi sui Monti Dauni al mulino.
Un emozionatissimo Fernando Di Chio, agronomo e responsabile della filiera grano duro “Granoro Dedicato”, ha illustrato i passi compiuti dall’accordo. Dai primi 3mila quintali di grano e dai primi 75 ettari del 2012 si è arrivati oggi a più di 130mila quintali di grano prodotto. Alla iniziale coop agricola Fra’ Coltivatori di Apricena si sono affiancate la Op Mediterraneo diretta da Marco Nicastro sui Monti Dauni e la Semidaunia di Cerignola, pari a 180 aziende con una produzione attesa di 15mila tonnellate su una coltivazione di quasi 5mila ettari.
Agricoltori, pastai e trasformatori. Il matrimonio tra i campi del Tavoliere e Granoro ha un altro fondamentale anello della catena, che è il Molino De Vita, di Nicola De Vita, prima generazione di mugnai. La filiera interamente pugliese è partita quando ancora non c’erano la legge sull’etichettatura e il piano cerealicolo del Ministero dell’Agricoltura, le cui attività sono state ripercorse oggi dalla ex deputata Colomba Mongiello, ora impegnata per la Cun a Foggia. Il mulino di Casalvecchio di Puglia trasferisce semole settimanalmente al pastificio di Corato.
Le prospettive
“Noi uomini siamo spinti da due sentimenti: l’amore e lo spirito di guerra- ha detto la capitana d’industria Mastromauro- nel nostro caso quello che ci ha spinto è stato l’amore per la nostra terra, il rispetto per i nostri campi e il desiderio di pensare che un’altra agricoltura è possibile. Bastava volerlo e mettere insieme tutti gli attori della filiera. Abbiamo delle sfide di fronte a noi, c’è la grossa concorrenza del mercato della Turchia dove hanno impianti modernissimi e un basso costo della manodopera e dell’energia e grandi interventi pubblici per aiutare l’export. Sono mercati ricchi ed esportano in Giappone, negli Stati Uniti. Il futuro del Made in Italy è solo nella filiera. Dobbiamo volerci bene, con la Fra’ Coltivatori non c’è mai stato uno screzio, gli agricoltori devono ritornare ad avere fiducia. Noi non facciamo solo un discorso di business, se avessi pensato ai profitti avrei dovuto chiudere Dedicato il giorno dopo, non è solo il business a far accadere le cose, ma è la passione, che mi ha trasmesso mio padre, che era convinto di produrre la pasta più buona al mondo”, ha ricordato con la voce incrinata dall’emozione l’imprenditrice.
Esportata in 180 Paesi, il marchio Dedicato con i suoi oltre 50 formati, è stato compreso più a Nord che a Sud, dove si sta affermando solo nell’ultimo periodo. “Molti hanno riconosciuto il plus, il Made in Puglia è ormai un brand, la gente viene per il nostro mare, i nostri prodotti, il nostro verde, gli ulivi. Con Dedicato stiamo vendendo il brand Puglia e abbiamo bisogno che anche la Regione creda di più nel suo marchio. Mi auguro che tutta la pasta Granoro possa diventare Dedicato e la distribuzione italiana deve affiancarci”.
A l’Immediato Mastromauro ha spiegato quali sono stati i pregiudizi della GdO su Dedicato soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia, posto che invece in Esselunga Granoro, ormai da 30 anni, ha spazi importanti nel layout di scaffale. “C’è un prima e un dopo, nell’ultimo anno, da quando l’attenzione dei consumatori si è spostata sull’origine del prodotto e sul problema legato all’importazione dei grani esteri, la distribuzione anche qui al Sud si è più aperta e ha colto più favorevolmente un prodotto di filiera come Dedicato. In precedenza c’erano vari timori da parte loro, temevano che i loro consumatori potessero non comprenderla e che avesse un prezzo un po’ più alto della pasta normale sugli scaffali, soprattutto non credevano nel valore aggiunto che poteva esserci dietro questa pasta. Senza volerlo, le polemiche hanno contribuito ad aprire anche le loro menti e comincia ad esserci una buona distribuzione anche nelle nostre aree”.
Il mercato della pasta secca è in decremento in Italia, ma l’imprenditrice non crede che possa esserci in un medio futuro un sorpasso della pasta fresca, perché quest’ultima è parecchio più costosa ed è deperibile. “Si sta registrando una diminuzione dei consumi della pasta in generale, della pasta base, mentre sta crescendo il consumo della pasta biologica, integrale, ricca di fibre o le paste funzionali. La nostra pasta dei formati classici si trasformerà gradualmente in Dedicato”. L’idea è quella di esaurire progressivamente la produzione di pasta base, sotto i 50 cent, che non incontra più i gusti dei consumatori. “La filiera ci porta ad avere un prezzo più alto”.
Granoro non ha mai accettato di produrre pasta per private label brand come Italiamo di Lidl o altri marchi commerciali discount in commercio. “Non voglio giudicare altri, ma non dimentichiamo che dietro questi marchi commerciali c’è il lavoro di aziende e di industrie che sono arrivate a produrre quel genere di qualità, la distribuzione si poggia su queste realtà che in maniera autonoma producono qualità. Non sono risultati di Lidl e degli altri”.
Le varietà di grano
Dedicato ha una forte collaborazione col Crea e da sempre ha offerto agli agricoltori della filiera, di un’età media intorno ai 45 anni, la libertà di scelta sulla varietà da coltivare. Negli anni i vari territori hanno selezionato i grani migliori, non più di 9 varietà, tra cui Sfinge sviluppata proprio al Crea, Antalis e Marco Aurelio della Sis. Prezzo medio di partenza intorno: 25 euro, a salire, a seconda della percentuale proteica, della qualità del glutine e dell’assenza di don e micotossine. Come ha spiegato Donato Luciani il direttore della cooperativa agricola “Fra’ Coltivatori” di Apricena, nata dall’intuizione di 9 soci, nell’Alto Tavoliere è piuttosto difficile ottenere un alto contenuto proteico, si è giunti al massimo a 14,5.
Al Crea il compito di selezionare e fare ricerca sui grani del futuro. 276 varietà di grano, 1.800.000 ettari di frumento di cui il 70% a grano duro. L’attuale conoscenza sul frumento duro si deve a Nazareno Strampelli, dopo il primo resoconto del ricercatore De Cillis del 1927. Il frumento duro solo di recente è maggioritario nel Granaio d’Italia e nel resto del Paese. Le nuove sfide, come ha sottolineato il dottor Pasquale De Vita, sono rappresentate dalla necessità di diversificare per farsi riconoscere. “Cappelli è un pezzo della nostra storia che ci pone un problema: dobbiamo ripartire da dietro, per recuperare quei grani che nei decenni passati non servivano”. Come saranno la spiga e il grano del futuro? Di certo non potrà essere alto, altrimenti alletta, né troppo sofisticato e ad alto input energetico. “La pianta del futuro deve essere quella che riesce a cavarsela da sola, stiamo studiando le radici, la morfologia per capire come togliere luce agli infestanti”.
I sementieri
Il Crea è accanto alle aziende sementiere e tra queste la Società Italiana Sementi di Bologna, rappresentata oggi dal suo presidente Mauro Tonello. La polemica sulla proprietà del Senatore Cappelli è ancora in corso, ma il numero uno della Sis ha tentato di smorzare i toni, l’obiettivo è moltiplicare in tutta Italia i semi, nella “giustezza della filiera”.
Attualmente in Emilia Romagna si coltivano 5mila ettari, tutti sotto contratto a prezzi molto vantaggiosi, pari a 80 euro se bio, 60 euro per il grano convenzionale. “Gli agricoltori abbandoneranno sempre i terreni se non c’è reddito, tanti attori sono scomparsi di fronte ad un prezzo più alto, Nicola De Vita del Mulino De Vita è stato tra i pochi a dire sì”.
Il seme certificato ha un costo, le ricerche si pagano, ha rimarcato Tonello. La Sis sta conducendo anche uno studio sul glutine del Senatore Cappelli, che verrà pagato 20 euro in più a quintale. “Capisco chi protesta, ma forse per loro era più bellino trasformare pasta e biscotti senza che nessuno controllasse l’origine delle semole e delle farine. Tutti ci stanno chiedendo seme Senatori Cappelli, ma ci sarà un limite obiettivo della crescita, pari a 13 mila ettari circa da seminare. Prima si seminavano 2 quintali di seme ad ettaro, ora siamo arrivati a 130 chili e dove è più rado produciamo di più ed il grano è anche migliore. Per la Sis il Senatore Cappelli rappresenta uno zero virgola, non è un affare mondiale, ma lo abbiamo fatto perché volevamo raccontare questa bella storia. Una bella poesia, per il nostro amor proprio”.








