L’esito dei ballottaggi del 24 giugno certifica che sul Paese continua a soffiare un prospero vento di destra, con la Lega come grande protagonista e il Movimento Cinque Stelle in funzione di spalla. Per un Comune come Foggia amministrato già da un centrodestra quanto mai diviso non è semplice in questo momento trovare la bussola per le decisioni delle prossime amministrative del 2019.
Il sindaco Franco Landella, come ha riferito il coordinatore provinciale Raffaele Di Mauro, si è detto stanco del ruolo di primo cittadino. È alla ricerca di nuove “soddisfazioni” politiche. Che siano a Bruxelles o a Via Capruzzi.
Tuttavia oggi non è facile individuare il percorso per ricomporre il tavolo del centrodestra. Il caso di Altamura, dove il centrosinistra ha vinto con i voti di chi cercava e meditava vendetta nei confronti dei vertici azzurri regionali di Vitali e Francesco Paolo Sisto è emblematico. E potrebbe essere da monito per chi nella Puglia Popolare di Paolo Mongiello e Rino de Martino fa ragionamenti autonomi.
Senza Landella davvero i vari partiti della possibile alleanza si accorderanno con più facilità? O non è proprio l’attuale sindaco con tutta la sua famiglia a ricompattare i suoi avversari? Come ha esplicitato Silvio Berlusconi nella sua analisi post voto quello che vince è un centrodestra plurale, nel quale nessuna forza politica è autosufficiente. “Ad un buon risultato della Lega si accompagna infatti un’ancora più forte affermazione di liste e candidati civici, senza un chiaro riferimento di partito, espressione piuttosto di quella società civile che fatica a riconoscersi nell’offerta politica tradizionale”.
Archiviato un possibile partito di Renzi, modello en Marche, che secondo i sondaggi non supererebbe neanche nelle migliori ipotesi l’8%, con l’Assemblea nazionale del Pd del 7 luglio che si limiterà a confermare Maurizio Martina alla segreteria, rinviando le scelte ad un congresso da tenersi dopo le Europee del 2019, le civiche dei moderati non possono che guardare ad un centrodestra unito. Il dilemma però è questo: meglio il centrodestra unito, appunto, e con propri simboli politici forti ed un candidato di partito o invece un rassemblement di civiche con un esponente della società civile trasversale? Meglio il modello di Terni e Viterbo o quello di Barletta?
Il senatore Gino Vitali, che giovedì sera sarà a Foggia per la presentazione del libro di favole politiche del coordinatore provinciale azzurro Raffaele Di Mauro edito da il Castello “La grandezza dei nani”, ha detto la sua. “Dividere il centrodestra significa perdere. Il timore è che la frammentazione che ha colpito la Puglia in queste ultime competizioni elettorali possa ripetersi a Bari e Foggia il prossimo anno, alle Regionali nel 2020. A Brindisi abbiamo perso perché la Lega è andata sola. Ad Altamura perché le nostre civiche sono andate contro di noi. A San Nicandro Garganico, invece, tutti uniti abbiamo vinto”, ha sottolineato il dirigente regionale azzurro.
Landella ha annunciato ai suoi una conferenza stampa in cui spiegherà le ragioni del suo ripiegamento dal secondo mandato. Nonostante ciò, aumentano i dubbi. C’è chi crede che quello del sindaco di Foggia sia solo un bluff, per avvelenare il campo dei suoi oppositori e misurarli. “Landella resta candidato, si deciderà con lui il suo successore, se ci sarà. Ci vuole ancora tempo e ci sono molte cose da fare”, spiega un maggiorente forzista.
Se Landella davvero farà un passo indietro, come sarà scelto il nuovo candidato che terrà unito il centrodestra? Lo abbiamo chiesto a vari protagonisti della vita cittadina. Del resto, è dai tempi di Paolo Agostinacchio che più nessun sindaco foggiano riesce a presentarsi per un suo secondo mandato, cercando di concludere le prassi avviate nel primo.
Nei Fratelli d’Italia il clima è cauto. Il coordinatore Giandonato La Salandra è schietto: “Se Landella si ricandidi o no mi sembra di aver capito che lo deciderà lui, e questo sebbene mi sembri di aver letto che Forza Italia esclude una sua ricandidatura. Mi auguro che se a Foggia il centrodestra sarà unito e compatto come nel “laboratorio” di San Nicandro Garganico, sicuramente si potrà offrire alla città una figura che sia sintesi dei partiti. Anche perché, piaccia o non piaccia a qualcuno, mi sembra che in Puglia i ballottaggi a guida Forza Italia, abbiano avuto esiti contrari all’andamento nazionale. È il caso che si inizi a riflettere sul fatto che non esistono più posizioni acquisite. È sufficiente guardare il dato delle amministrative nazionali quanto ai risultati dei partiti”.
Più battagliero il capogruppo Giuseppe Mainiero: “Io penso che dovremmo partire da cosa si vuol fare con una persona capace di saper interpretare e realizzare quel progetto, partendo dalla sua credibilità tanto per non ripetere l’errore fatto con Landella. Il voto amministrativo ha detto due cose, la coalizione è importante per il primo turno, ma al ballottaggio vince il candidato sindaco più credibile, non è come in passato dove i partiti riuscivano a far diventare sindaco persino uno che ha il “profilo” di Landella. Sul punto la reputazione di ognuno di noi ci precede”.
Nella Lega cittadina gli animi sono accesi e divisi. Con Alfonso Fiore che fa coppia con Antonio Vigiano e sta cercando di isolare il consigliere provinciale Joseph Splendido e il segretario Silvano Contini, entrambi a caccia di nuovi ingressi tra Leo Iaccarino e Pasquale Rignanese.
“Non penso che a Foggia ci sia solo Landella – osserva Fiore -. Inizierò a parlare con i partiti e noi della Lega proporremo il nostro candidato, che non abbiamo ancora individuato e che sceglieremo insieme ai segretari, regionale e provinciale”. Potrebbe essere il sindaco di Apricena, Antonio Potenza, il nuovo segretario della Lega in Capitanata? “ Non so nulla di questo, se il regionale ha individuato Potenza sarà Potenza altrimenti sarà un altro”, ribatte Fiore con simpatica rudezza tautologica.
Non è escluso che si possa mirare ad una donna candidato sindaco. I nomi in campo ci sono. Da Roberta Apicella a Sonia Ruscillo, passando per la preside Gabriella Grilli o per una imprenditrice o qualche altra autorevole professionista dal curriculum di peso, meglio se medico.
“Purtroppo vi è poco materiale femminile – dice senza mezzi termini Bruno Longo -. C’è confusione e chi è uscito, adesso vuole rientrare viste le vittorie del centrodestra”. Ogni riferimento ai civici di Leo Di Gioia è puramente casuale. “Le primarie, false, bugiarde e sempre pilotate, sono patrimonio del fallimento Pd. Ci sarà da lavorare”, conclude.
