Si è tenuto nell’Auditorium della Camera di Commercio di Foggia il convegno per lanciare la 1^ Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica – in programma il prossimo 30 settembre e a cui hanno aderito l’Ordine degli Ingegneri e l’Ordine degli Architetti della Provincia di Foggia – che si pone l’obiettivo di promuovere un concreto miglioramento delle condizioni di sicurezza sul patrimonio immobiliare del Paese e creare una cultura della prevenzione.
“Diamoci una Scossa!” con le 10 piazze di Capitanata coinvolte non è soltanto una campagna informativa, ma un’iniziativa che permette di passare concretamente “dal sapere al fare” con visite tecniche informative presso le abitazioni da parte di Architetti e Ingegneri esperti in rischio sismico.
La tematica è molto complessa, come hanno spiegato oggi gli ospiti della presidente dell’Ordine degli Ingegneri Maria Rosaria De Santis Egidio Comodo, Presidente della Fondazione Inarcassa, Domenico Perrini, membro del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) e Michele Lapenna, tesoriere del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI).

In molti casi è più economica la demolizione che non la ristrutturazione degli immobili a rischio sismico. La Puglia e in particolare la Capitanata sarà interessata da numerosissimi interventi contro il dissesto idrogeologico. Il commissario straordinario regionale ha bandito 61 incarichi di progettazione, di cui più della metà in provincia di Foggia, altri 16 per il rischio frane e 21 sempre sul dissesto inserito nell’ambito del Patto per la Puglia. Nel corso del convegno è anche intervenuto per dei saluti il sindaco di Foggia Franco Landella, laddove invece il presidente Anci, atteso, Antonio Decaro ha disertato l’appuntamento. A Foggia non ci sono fondi per le verifiche di vulnerabilità sismica degli edifici pubblici. Un dato gravissimo secondo gli ingegneri e gli architetti, visto che la Capitanata è in altissimo grado sismico. La tragedia di Genova e il crollo del Ponte Morandi ha riportato al centro la capacità progettuale del Paese. Ad un mese dal fatto, si è prodotto solo un decreto con cui si va in deroga al codice dei contratti.
Da una indagine Aiscat, su 6mila km di strade italiane, 1600 sono ponti e viadotti, pari al 15% del totale. 21 milioni di cittadini italiani, pari ad un terzo della popolazione nazionale, vivono in zone esposte ad altissimo rischio sismico, 3 milioni in zona1. Il 40% del patrimonio italiano è a rischio, mentre ben 15 milioni di manufatti sono stati eretti prima del 1974, ossia prima di qualsivoglia normativa antisismica. 10 milioni gli italiani che vivono in edifici costruiti tra il 1946 e il 1971 con grossissimi problemi di staticità. Si stima che la spesa totale per le ricostruzioni dopo terremoti sia in Italia di 121 miliardi, pari a circa 3 miliardi all’anno spesi per riparare i danni della mancata prevenzione sismica.
Non aiuta in questo contesto il codice degli appalti, secondo gli ingegneri. La normativa è esplosa in una serie di decreti attuativi e di linee guida che hanno complicato il regolamento. Semplificare le procedure in materia di appalti appare ormai fondamentale. Non sono mancate le polemiche tra i professionisti. Anche il dono di Renzo Piano al governatore Giovanni Toti non è passato inosservato. Si è citato ancora una volta il caso di Lucera, che ormai ha un carattere nazionale, perché continua ad accettare progetti gratuiti da giovani architetti ed ingegneri.
Ancora pochissimo utilizzato poi il Sisma Bonus, uno strumento poco conosciuto dai tecnici, nonostante negli ultimi anni si siano avuti ben 1200 terremoti con magnitudo superiore a 3 e 20 superiori a 5, con le ultime scosse dell’Italia centrale, che si sono avvicinate al 6. “Abbiamo un territorio altamente esposto, 48milioni su 60 vivono in zone sismiche, 1,2 e 3. I costi dei danni sono ingenti, solo l’Irpinia è costata 52 miliardi di euro, 13,7 L’Aquila e già 23,5 miliardi Amatrice e l’Italia centrale. Intorno alla messa in sicurezza però c’è un mercato potenziale degli incentivi interessantissimo, che pochi hanno colto. I costi medi degli interventi si aggirano intorno ai 980 miliardi di euro, che potrebbero avere un effetto leva importantissimo per l’edilizia”, hanno concluso gli ingegneri.

Scusatemi , ma , negli anni a venire chi provvederà al mantenimento di tutti questi nuovi stipendiati: 600 euro al mese spetteranno a sessantamila Pugliesi in difficoltà per contrastare la povertà ; ora altri 500mila euro saranno stanziati per il sostegno ai coniugi separati o divorziati che versano in particolari condizioni di disagio socio-economico : perché , almeno quest’ultimi , non possono andare a lavorare, così si distraggono un po’?