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Home » Decapitato il clan dei “Taddone” a Cerignola, sotto assedio il quartiere San Samuele

Decapitato il clan dei “Taddone” a Cerignola, sotto assedio il quartiere San Samuele

Di Francesco Pesante
27 Settembre 2018
in Cronaca
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Duro colpo al clan Di Tommaso a Cerignola. In manette il grande capo, Stefano Di Tommaso, classe ’69, detto “Taddone” (soprannome che contraddistingue tutta la famiglia, ndr), figlio dello storico boss Pasquale. In carcere anche il nipote, Antonio Rubbio, 28 anni. Carabinieri di Foggia e DDA di Bari hanno messo a segno l’operazione dopo mesi di indagini. Poi, all’alba di questa mattina, i militari coadiuvati dai Cacciatori di Puglia hanno cinturato il quartiere San Samuele, base logistica del gruppo criminale, arrestando il boss e suo nipote per rapina, estorsione, autoriciclaggio e violenza privata, commessi tutti con metodi mafiosi. Una terza persona è attivamente ricercata.

Stefano Di Tommaso – che aveva preso le redini del clan dal padre – torna dunque in cella dopo essersi già stato a seguito del processo “Halloween” nel quale fu condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso.

Al centro dell’inchiesta, le estorsioni ai danni di un imprenditore del posto, vittima di una rapina nel dicembre 2015 quando in pieno giorno, nei pressi di un negozio di parrucchiere molto frequentato in quel momento, venne sequestrato da quattro soggetti armati. La vittima fu costretta a salire nella propria auto ma riuscì a sfuggire poco più tardi, lanciandosi dal veicolo in corsa. Di Tommaso identificò Rubbio, notato poco prima nell’esercizio commerciale mentre studiava i suoi movimenti. Il 28enne, oltre che per la rapina, è indagato anche per autoriciclaggio in quanto le indagini hanno permesso di accertare che il giovane, all’indomani della rapina, aveva smontato la macchina, per poi rivenderne i pezzi presso la rivendita di parti di ricambio nuove e usate di cui è titolare a Cerignola.

Nel salone di bellezza in stile Gomorra

Nei mesi successivi a quella rapina, il boss in compagnia di altre persone, minacciò velatamente l’imprenditore rievocandogli l’episodio del dicembre 2015, cercando di convincerlo, per la sua tranquillità e il quieto vivere, ad assumere presso la propria azienda un suo amico che stava per terminare un periodo di detenzione. Nell’occasione, l’imprenditore temporeggiò, riuscendo, almeno per il momento, a sottrarsi alla richiesta. Questo diniego provocò un ulteriore episodio, ancora più grave e violento: nel mese di giugno 2016, Stefano Di Tommaso e un’altra persona si recarono in un salone di bellezza dove, davanti a numerose persone, a volto scoperto, minacciarono apertamente l’imprenditore, addirittura puntandogli contro una pistola, pretendendo di sapere chi gli avesse riferito che fossero loro i responsabili della rapina subita nel dicembre precedente. Scene che ricordano il film “Gomorra”, all’inizio del quale i camorristi fanno irruzione in un salone di bellezza armati di pistole.

Metodo mafioso

Per tutti questi reati la Procura della Repubblica – D.D.A. di Bari ha contestato agli indagati l’aggravante dell’avere agito col metodo mafioso, sia per le qualità personali dei soggetti coinvolti, essendo Di Tommaso il capo ormai giudiziariamente riconosciuto dell’omonimo clan, già condannato per associazione per delinquere di tipo mafioso nell’ambito del processo “Halloween”, e Rubbio, nipote del boss, elemento di spicco del medesimo gruppo criminale, sia per le modalità della condotta, caratterizzata da platealità ed arroganza, con la sicurezza di poter confidare sull’omertà dei testimoni, che infatti, sentiti a verbale dai carabinieri, avevano negato l’accaduto, rendendo ancora più difficoltoso il lavoro degli investigatori, magistrati e carabinieri, che fin dal principio si erano dovuti scontrare con un clima di assoluta reticenza.

A Di Tommaso, inoltre, la Procura della Repubblica – D.D.A. di Bari contesta oggi anche l’aggravante di aver commesso i fatti nei tre anni successivi alla sottoposizione alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Gli arrestati sono stati associati al carcere di Foggia, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, mentre tutte le persone che nella vicenda hanno fornito testimonianze false o reticenti sono state a loro volta indagate per favoreggiamento personale aggravato.

Stando agli investigatori, il clan Di Tommaso era ormai egemone su Cerignola (almeno fino agli arresti di stamattina), allo stesso livello del clan storico dei Piarulli-Ferraro. I due gruppi sarebbero in buoni rapporti e a volte “si intersecavano tra loco”, hanno riferito i carabinieri stamattina in conferenza stampa.

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Tags: carabinieriCerignolaclan Di TommasoDdamafia
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