Si è ufficialmente aperta la stagione artistica a Foggia alla galleria Creo di Via Lustro del curatore Angelo Pantaleo. Prima ospite con la sua mostra dal titolo “Maculopatia” la grande Ida Carlone (in alto in foto), che ha insegnato ad almeno due generazioni di allievi all’Istituto d’Arte di Foggia e a quello di Cerignola.
Lo spazio artistico CREO, giunto al suo terzo anno di attività è ripartito lo scorso 29 settembre, con una performance frutto dell’esperienza della Unza Unza band. Sulle pareti un murale di Ida Carlone, pittrice e designer da più di 30 anni attiva a Roma. Angelo Pantaleo, Anna Altamura, Gianfranco Piemontese e l’intera squadra di CREO si preparano ad un autunno vivo e ricco. Veronica Lovati, Nelly Maffia, Daria Kirpach, Salvatore Lovaglio, Pino Di Gennaro sono solo alcuni degli artisti di questo autunno caldo. La presenza dello spazio Galleria CREO è un punto di approdo e di partenza per processi di rinnovamento, non solo artistico. È un luogo di incontro per tanti, amanti dell’arte.
Alla parete, il murale di Ida Carlone colpisce per la sua bellezza, per i colori, per gli incastri di occhi e forme. Un enorme occhio che contiene nella pupilla, nella sclera, nella congiuntive, un animarsi di colori che lo fanno diventare una sorta di caleidoscopio non solo di colori, ma anche di forme vitali.
I fiori, le teste classiche, il gioco del doppio e della coppia e gli occhi, le figure dei pesci prima e dei rettili dopo ritornano spesso nella produzione di Ida Carlone. Un’opera alle pareti appare particolarmente profetica. Insieme all’occhio ingranaggio emerge un rettangolo, quasi uno smartphone ante litteram. Il cellulare come protesi dell’occhio. Suoi murales sono a Peschici, in alcuni alberghi di lusso e anche agli Ospedali Riuniti.
Le opere esposte sono frutto della creatività di qualche anno fa dell’artista, assai poliedrica e sempre in movimento e alla ricerca di nuovi stili. “Volevo essere studiare architettura, ma ai miei tempi non era semplice, a Bari c’era solo Ingegneria e io non potevo spostarmi da Foggia”, confida a l’Immediato l’artista, che poi a Roma ha diretto la collana editoriale di manuali di architettura e design di Bruno Zevi.
Come ha spiegato il critico Gianfranco Piemontese, la mostra parte dalla malattia dell’occhio. Essa diviene soggetto principale dell’esposizione di Ida Carlone. Fare arte a Foggia nei primi anni Sessanta, e poi da parte di una donna, non era semplice. “L’impatto è stato duro, ma sicuramente il suo operare ha contribuito a creare una breccia in quel muro di indifferenza che, tra l’altro esisteva comunque in generale verso le arti visive. Una condizione che in parte interessava anche gli artisti di genere maschile”.

La sua formazione all’Accademia di Belle Arti di Bari dove tra i suoi maestri ha avuto importanti artisti del ‘900 italiano come Roberto De Robertis, Vito Stifano e Raffaele Spizzico. Il primo di questi è stato tra i fondatori dell’Istituto d’Arte di Bari e poi dell’Accademia di Belle Arti. Nel corso degli anni ha affiancato alle attività legate al suo Diploma di Scenografia svariate esperienze di tipo pittorico, grafico e di design e ultima ma non meno importante quella di Docente. Quindi ha mantenuto un costante e importante rapporto con il mondo artistico di Foggia, della regione pugliese e non solo. Diverse le sue partecipazione ad importanti mostre in città italiane, tra cui Mantova e Napoli sono tra le tante che l’hanno vista non solo partecipare ma anche essere premiata.
Il territorio oggi è costellato di ottime artiste. Ma Ida Carlone è la decana. Nel 2012, come ha ricordato il critico, in una precedente mostra antologica tenutasi a Foggia, di Ida Carlone venne esposta una più vasta produzione che comprendeva oltre alla pittura, le altre sue pratiche artistiche, che abbracciano la grafica editoriale, la scenografia, il design, il costume teatrale e quello cinematografico.
“Al grande occhio maculopatico fatto di vite nascenti e vibranti, si accostano una serie lavori di grafica. Qui Ida Carlone sperimenta la scomposizione delle superfici dei corpi e dei volti, una azione che le deriva dagli studi fatti sugli artisti della Bauhaus, e tra questi il maestro Alfredo Bortoluzzi, allievo di Paul Klee, che trascorse 45 anni a Peschici diventando un punto di riferimento per gli artisti di Capitanata e tra questi anche della nostra Ida Carlone. Disegni dai volti segnati e scomposti con tratti al nero che vengono mitigati dal colore delle micro superfici derivate dalla scomposizione. Ma a differenza dei maestri Klee e Bortoluzzi, Ida Carlone usa una scansione quasi curvilinea delle superfici che in alcuni casi rendono ai volti disegnati gli effetti derivati da un AUTOCAD all’epoca ancora inesistente. In alcuni casi i volti e i corpi sembrano percorsi dal reticolo arterioso e venoso quasi una trasposizione sulla carta di quegli esercizi alchemici attribuiti al principe di San Severo Raimondo De Sangro, per intenderci quello della famosa cappella napoletana dove è esposto il meglio della scultura barocca italiana, con corpi svuotati dal sistema osseo e muscolare e chiuso appunto dalle sole vene e arterie. Sono esposte qui anche due sculture bronzee che in forme tridimensionale continuano quel viaggio tra un linguaggio metafisico che accompagna la produzione pittorica di Ida Carlone e la condizione di soggetti caratterizzati da una dose di espressionismo derivatogli dall’uso delle masse plastiche di questi volti non ascrivibili ad un genere sessuale ma sicuramente congrui alla sua particolare cifra stilistica che vede nei volti e negli delle persone una parte importante dell’essere. Possiamo dire di trovarci di fronte ad una idea tutta latina della concezione dell’uomo, che veniva piuttosto impostato nel ritratto e poi nell’erma perché i nostri antenati romani ritenevano che l’essenza di un uomo risiedesse nella testa, una chiara contrapposizione a quello che invece ritenevano i greci. Possiamo dire che in questo caso queste teste della Carlone confermano la caparbietà della sua ricerca e del suo operare. Questa piccola grande mostra ne è testimonianza”, ha scritto e detto il critico Piemontese nel suo intervento.
